Scampia pace

Scampia è un’altra cosa: il reportage dalla manifestazione per la pace

Ciro Giso 26/02/2023
Updated 2024/03/25 at 9:20 PM
4 Minuti per la lettura
Foto di Ciro Giso ©

All’ombra delle vele, dove prima c’era dolore, ora ci sono bandiere della pace e centinaia di arcobaleni. Lo scorso sabato tanti per le strade di Scampia hanno manifestato per la fine di tutte le guerre, per una libertà che sia di tutti i popoli.

Anima di questa carovana Mirella La Magna. Fondò lei nell’81, assieme al compagno Felice Pignataro e altri attivisti, il Gridas. Il Gruppo di Risveglio dal Sonno, che ancora oggi riempie di colore e gioia il quartiere, con il carnevale e i tanti progetti sociali, artistici, di riqualificazione e alternativa che hanno reso Scampia un posto nuovo, diverso e più libero.

Da Scampia al mondo: simme tutt’uno

“Sono di fronte a un miracolo, Scampia era un quartiere di sole case. Nessuna scuola. Bambini che non sapevano leggere e scrivere, che se ne fregavano di ogni cosa. Tutto quello che gli interessava era conquistarsi lo spazio di gioco, talvolta anche con la violenza” ha raccontato Mirella davanti ai bambini delle scuole giunti, al termine della manifestazione, al parco dei cinque continenti. “Tutte queste persone: vuol dire che qualcosa è stato fatto. Quello su cui abbiamo puntato dall’inizio, il contagio positivo, funziona. Si deve insistere. Abbiamo fatto tanto. Ma perché Scampia deve essere nominata come se fosse la nascita di tutti i guai?”.

Scampia Pace
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“Sui muri che abbiamo dipinto nel giardino dei cinque continenti e della non-violenza, dicemmo ‘Aspettando una nuova Pangea‘. Pangea, in napoletano, si traduce: “Simme tutt’uno”. Vuol dire che non ci sono profughi di serie A o serie B. Invece alcuni si accolgono e si fa a gara – per carità, hanno bisogno di tutto, tutti – ma non posso accettare che d’altra parte si lasciano affogare bimbi in mare tranquillamente perché vengono ad invadere la nostra terra. Ma per favore! Non si devono accendere i riflettori sull’ultima guerra che fa notizia, ci sono tante guerre dimenticate – situazioni di cui noi siamo responsabili, perché abbiamo creato quelle condizioni per la guerra”.

Non pacifisti ma costruttori di pace

“No, noi non siamo pacifisti. Una parola che mi dà fastidio: di solito per pacifista si intende chi vuole stare in santa pace, non vuole essere scocciato. Per me quelli sono ignavi, indifferenti, e sono colpevoli di ciò che non va. Noi siamo costruttori di pace” ha specificato Mirella.

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Una giornata sostenuta da decine di sigle del territorio, e tante altre a livello cittadino e nazionale. Alla fine della manifestazione, accompagnati dalla musica di Roberto Colella, i bambini hanno gettato in un cassonetto tantissime armi giocattolo, un modo simbolico per dire “mo basta” ad ogni guerra, ad ogni ingiustizia.

“I costruttori di pace cominciano sempre a costruire dal basso, stiamo creando costruttori di pace. E anche chi ha partecipato alla manifestazione lo è, perché trasmette un’idea di giustizia. E ricordate che le guerre nascono sempre da un’ingiustizia, e anche da una base che non capisce – che va appresso i primi imbonitori che parlano di guerre umanitarie e di guerre giuste. Se invece noi siamo forti, può venire qualunque imbonitore, noi sapremo riconoscere qual è la parola sincera e la parola interessata, quella che non ci piace”.

Articolo e foto di Ciro Giso

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