Sara gridava, nessuno l’aiutava!

Storia di un femminicidio
Storia di un femminicidio

Sara gridava, nessuno l’aiutava!

SARA- Secondo gli inquirenti, il fidanzato aveva organizzato tutto, aveva pianificato ogni aspetto del suo progetto diabolico. Segue la ragazza, sperona la sua auto, aggredisce la ragazza, lei cerca di scappare e lui la raggiunge, la cosparge di alcol, le dà fuoco.

Vincenzo, ex fidanzato, non accettava la fine della relazione ed era convinto che non potendo esser sua, Sarà non doveva esser d’altri; era ossessionato nella sua ferita narcisistica.

“Sono un mostro” racconta l’ex “ma Sara non è mai stata malmenata”.

Non ha avuto percosse fisiche, forse. Ma ha subito una violenza psicologica incredibile fatta di tira e molla, liti e pentimenti, rabbia e gelosie, insulti e minacce; un cuore malato incapace di discernere l’amore dal possesso.

“Sono un mostro ma non mi rendo conto di essere un mostro” diceva ancora. Infatti, dopo aver fumato la sua sigaretta, come nulla fosse successo, getta la cicca e ritorna al lavoro; dopotutto, era una guardia giurata, uno di quelle chiamate a difendere e tutelare cose e persone, per lavoro! Ed è per questo che Sara non ha mai voluto denunciarlo prima: per non metterlo in difficoltà col lavoro!

Ed eccoci qui a raccontar dell’indifferenza generale che ha ucciso una ragazza: quella di chi fumando accanto ad un corpo appena cosparso di alcol, lascia cadere un mozzicone acceso; quella di chi sente urla nella notte e prosegue diritto per la sua strada; di chi vede una torcia umana e guarda impietoso; quella di chi sa e non ha il coraggio di denunciare; quella di chi ascolta questa ennesima storia e, nell’indifferenza generale, nulla fa per cambiare lo stato delle cose ma rimane a guardare!

Ultima storia…di stra-ordinaria follia!

Con l’augurio che mai possiamo essere coinvolti direttamente o indirettamente in tali storie, invitiamo tutti a parlarne rivolgendosi alle Associazioni antiviolenza del territorio che si occupano del tema, ai Servizi Sociali territoriali, alle Forze dell’Ordine.

Solo con la denuncia si può fare qualcosa, solo in questo modo potremo fare muro contro l’indifferenza generale, ricevere l’aiuto necessario,  un opportuno orientamento e, se necessario, un adeguato accompagnamento nella massima riservatezza.

Annamaria  La Penna

About Annamaria La Penna

Pedagogista, si occupa di educazione, formazione e ricerca universitaria prevalentemente nell’educazione degli adulti e del Life Long Learning. Assistente Sociale, mediatrice familiare e consulente tecnico esperto in servizio sociale forense, è impegnata nei servizi e nelle politiche sociali dal 2001. Ha collaborato con alcune testate, tra cui Viewpoint, magazine di promozione culturale umbro (dove nasce e si forma) fino a giungere nel 2016 nella grande famiglia di Informare, dove ricopre il ruolo di caporedattore e direttore organizzativo. Iscritta agli Ordini professionali degli Assistenti Sociali e dei Giornalisti Pubblicisti della Campania. Obiettivo personale e professionale: con passione e dedizione, continuare a migliorare in qualsiasi cosa faccia.