Sant’Arpino: spesa solidale e mascherine, un’iniziativa partita dal basso

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A Sant’Arpino nelle scorse settimane sono partite due bellissime iniziative: la spesa solidale e la realizzazione di mascherine perfettamente sterilizzate. 

Nel periodo di crisi, lavorativa e sociale che stiamo vivendo a causa del Covid-19, queste due iniziative, ideate e partite dal basso sono preziose per il benessere della comunità. 

La spesa solidale è nata soprattutto dall’interesse e dalla disponibilità del signor Salvatore Giordano e della signora Rosaria Cicatiello. 

Salvatore Giordano, semplice imprenditore edile, attivo già da diverso tempo come volontario presso la casa famiglia l’Arca di Noè ci racconta: «Io vivo a Sant’Arpino. Quando è scoppiata l’emergenza Covid-19 non immaginavo che avrei fatto qualcosa di simile, ma poi ho visto alcune persone che conosco da sempre in difficoltà. Non potevo stare fermo. Dovevo fare qualcosa. Ho provveduto personalmente, con le mie risorse personali, a fare la spesa per alcune famiglie e consegnarla presso le loro abitazioni. Ho cercato venditori all’ingrosso per avere prezzi più bassi e poter acquistare più beni, ma mi sono reso conto che da solo non ce l’avrei fatta. Ho chiesto ad altre persone e ad alcuni commercianti di mettere in piedi iniziative come la spesa solidale, ma ci occorre ancora molto. Il Comune ha messo a disposizione dei buoni pasto, ma questi buoni non possono andare a chi già percepisce il reddito di cittadinanza e a chi si è trovato quest’anno senza lavoro all’improvviso. Noi rispettiamo pienamente le leggi e capiamo che ci debbano essere alcune regole e alcuni requisiti per la loro assegnazione, ma ci siamo trovati a fare i conti con delle esigenze pratiche: nel primo caso, quello delle persone che percepiscono il reddito di cittadinanza, questi con tale somma non ce la fanno a pagare l’affitto e ad arrivare contemporaneamente a fine mese senza la possibilità di cercarsi un lavoro, quindi, sono in difficoltà; nel secondo caso, forse quello più legittimo, le persone in difficoltà sono persone che all’improvviso si sono trovate senza lavoro e che non sono riuscite ad ottenere punteggi utili per l’assegnazione dei buoni. Inoltre l’istruttoria e l’assegnazione di tali buoni ha richiesto purtroppo dei tempi, tempi che tante famiglie non potevano e non possono aspettare». 

Rosaria Cicatiello ci racconta: «conosco Salvatore da diverso tempo, quando ho saputo quello che stava facendo per gli altri cittadini ho sentito l’esigenza di dargli una mano. Salvatore si è esposto notevolmente a livello economico acquistando fin da subito con le proprie risorse generi alimentari di prima necessità.  Altre persone e varie attività commerciali successivamente ci hanno aiutati. Hanno contribuito. Non faccio nomi perché i nomi di chi ha contribuito sarebbero davvero molti, ma c’è bisogno ancora di fare tanto. Tutto quello che si raccoglie con l’iniziativa della spesa solidale presso le varie attività commerciali viene portato nella parrocchia che si trova in piazza Umberto I. Questo è importante dirlo, pubblicizzarlo, chiunque si trovasse in difficoltà e ne avesse bisogno può andare direttamente lì. Invece, per quanto riguarda la produzione delle mascherine, tempo fa sono stata contattata dalla signora Alessandra Russo. Questa è una sarta e mi ha chiesto se volevo aiutarla a cucire. Io non sono sarta, ma ho cercato d’imparare e di dare una mano come potevo. Alessandra è sarta e ha deciso spontaneamente di realizzare in maniera gratuita le mascherine per tutto il Paese. Ovviamente i materiali di realizzazione hanno dei costi, ma siamo riusciti a comprare l’occorrente tramite le donazioni. I cittadini potevano scegliere liberamente se finanziare la realizzazione delle mascherine o destinare la loro donazione alla spesa alimentare. Attraverso vari appelli altre sarte del Paese si sono unite alla realizzazione delle mascherine: in questo momento sono venti le sarte che se ne occupano, ma il lavoro è enormeLe sarte hanno lavorato e lavorano in maniera autonoma, ognuna dalla propria abitazione, nel pieno rispetto delle regole. Una volta finite le mascherine, i volontari autorizzati alla circolazione dal Comune, passano a ritirare le mascherine finite e le portano a sterilizzare presso varie lavanderie. Le lavanderie Diamante di Sant’Arpino, Margherita di Succivo, Laranzella di Orta d’Atella, si sono messe a disposizione gratuitamente per la sterilizzazione. Abbiamo già prodotto più di un migliaio di mascherine e i volontari stanno procedendo gradualmente alla distribuzione sull’intero territorio. Pian piano arriveremo da tutti. Abbiate un po’ di pazienza».  

Rosaria aggiunge: Abbiamo bisogno ancora di molto per andare avanti con queste due iniziative. Se qualcuno volesse contribuire, attualmente ci occorrono: risorse materiali per la spesa solidale e sarte per la realizzazione delle mascherine. Chiunque voglia contribuire può contattare me o Salvatore sui nostri rispettivi account Facebook, o può scrivere al gruppo di volontari che si è creato: Insieme ce la faremo (https://www.facebook.com/groups/641725609941104/)». 

 

di Grazia Martin

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