San Giuseppiello: la terra della rinascita

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La Terra dei fuochi non è come ce la raccontano. I telegiornali, la politica, i media, ci hanno presentato in questi anni la terra campana, con i suoi suoli fertilissimi, come se potesse ormai generare solo prodotti avvelenati.

Non è così. È questa la premessa da cui parte l’agronomo Antonio Di Gennaro nel raccontarci del progetto di bonifica sperimentale messo in atto nella terra di San Giuseppiello, a Giugliano, dal Dipartimento di Agraria della Federico II.
«Le analisi condotte in tutta la Piana Campana hanno dimostrato che, su 50mila ettari analizzati, solo 30 ettari risultano avvelenati, pertanto non sussiste una contaminazione generale». Spiega l’agronomo, che da anni ormai si occupa di dimostrare che la maggior parte dell’agricoltura delle nostre terre è ancora sicura e fortemente controllata, al contrario di quanto ci viene detto.
Tra gli ettari che hanno realmente subito lo sversamento dei rifiuti tossici c’era anche la terra di San Giuseppiello, sei ettari di splendidi frutteti gestiti per anni dalla famiglia Vassallo, del clan dei Bidognetti. Lo stesso clan gestiva, nei pressi di questa terra, la discarica Novambiente.
Quando i rifiuti provenienti dal Nord Italia non potevano essere sversati nella discarica, il clan provvedeva a sotterrarli tra i frutteti, inquinando il suolo di metalli pesanti e cromo, che avevano ormai raggiunto una concentrazione elevatissima.
Su un terreno di questo genere ci si sarebbe normalmente mossi attraverso i metodi di bonifica ingegneristica, che prevedono l’asportazione e la sostituzione del suolo, o la copertura di quest’ultimo con uno strato di cemento. Ma su quest’area, confiscata nel 2008, il commissario Mario De Biase ha avuto l’idea di mettere in atto un progetto di bonifica fuori dall’ordinario.
Assieme al Dipartimento di Agraria napoletano, il commissario ha infatti applicato su questi sei ettari il protocollo “life ecoremed”, una sperimentazione ecosostenibile che bonifica il terreno attraverso la piantumazione di piante capaci di depurare il terreno mediante le proprie radici. È quello che stanno facendo ora i 20mila pioppi piantati a San Giuseppiello, che stanno lentamente assorbendo i metalli pesanti e ripulendo il suolo che, tra qualche anno, potrebbe anche tornare ad essere coltivato.
Tutto questo per un costo minore di un milione di euro, a fronte dei 20 milioni previsti dalle istituzioni, ovvero il costo di una qualsiasi bonifica svolta secondo i metodi tradizionali.
«Ora stiamo facendo visitare il bosco alle scolaresche, per far capire ai nostri ragazzi come si può ricostruire un ecosistema e per dimostrare che questo racconto di sciagura che viene fatto sulla nostra terra va preso con senso critico.
I problemi ci sono, ma localizzati, e ci sono delle soluzioni razionali per riportare un po’ d’ordine in queste terre» – ci spiega Di Gennaro.

Questo protocollo alternativo, completamente ecosostenibile e di gran lunga più economico degli standard, è stato pubblicato in un manuale online che può essere consultato gratuitamente affinché venga applicato ovunque ce ne sia bisogno. Eppure non viene pubblicizzato, né realmente preso in considerazione dalle istituzioni.
«Quando siamo andati a presentare tutto questo al Ministero non siamo stati accolti con tanto entusiasmo, proprio per i costi tanto bassi, perché in questi interventi devono muoversi soldi. Evidentemente la terra dei fuochi è un affare che conviene non finisca mai» – continua l’agronomo.
Ora, scaduto il commissariamento di De Biase, la gestione di quest’area è stata affidata al Dipartimento di Agraria della Federico II, che continuerà a curarla. Tuttavia adesso il timore è che, in assenza di una sorveglianza, la criminalità organizzata decida di danneggiare il bosco. Infatti, già in passato, gli uffici preposti hanno subito raid camorristici con la conseguente distruzione di attrezzature e documentazione. Questi episodi segnalano la necessità di una tutela da parte delle istituzioni, che si devono adoperare per proteggere e riproporre altrove questo modello virtuoso.
«San Giuseppiello è un bosco a futura memoria, per ricordare in maniera viva gli errori che abbiamo fatto e che non devono ripetersi» – Conclude Di Gennaro.

di Marianna Donadio

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°202 – FEBBRAIO 2020

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