Diritto alla salute: troppi bambini in fuga verso il Nord

Salute, troppi bambini in fuga verso il Nord

Cristina Siciliano 12/12/2022
Updated 2022/12/11 at 10:53 PM
5 Minuti per la lettura
Diritto alla salute: troppi bambini in fuga verso il Nord

Uguali? No, diversi fin dalla nascita. Ogni anno, circa 2mila bambini vengono colpiti da malattie alla salute con nomi impronunciabili: leucemia, linfoma, neuroblastoma. Secondo l’Associazione italiana registro tumori, ne sono affetti 1400 bambini fino ai 14 anni e 900 adolescenti dai 15 ai 19 anni. Pertanto, la mobilità sanitaria, garantita nel nostro Paese a Tutela di un diritto costituzionale (art.32) e ribadita dall’art.24 della Convenzione sui diritti dell’infanzia e adolescenza, rende lo stivale una vera corsia d’emergenza.

Secondo la Fondazione Gimbe nelle regioni del centro-nord emigra l’85,9 per cento dei pazienti sotto i 14 anni. A confermarlo è anche l’ISTAT: nel 2019 nel centro-nord sono stati ricoverati 38.462 su oltre 44mila pazienti provenienti dal meridione. È quello che i tecnici chiamano indice di fuga, ossia la propensione a ricevere un servizio sanitario fuori regione e che economicamente diventa poi voce di debito.

Diritto alla salute: troppi bambini in fuga verso il Nord

Naturalmente, l’entità del trasferimento verso le strutture del Centro-nord per alcune regioni del Sud ha un impatto economico particolarmente elevato: per il Molise è pari al 45,9% di tutte le spese sanitarie per l’assistenza ai minori under 15, per la Basilicata al 44,2%, per la Calabria e l’Abruzzo a oltre un quarto (rispettivamente 26,9 % e 26,3%).

Il picco lo raggiunge la Campania, regione del Sud con il più elevato numero di bambini tra 0 e 14 anni, è quella che spende di più per ricoveri fuori regione (25 milioni di euro pari al 12% dei costi sanitari per questa fascia di popolazione). Ancora più accentuato è il fenomeno che riguarda i bambini con malattie croniche e rare, che sono tra i soggetti che di più contribuiscono alla mobilità sanitaria interregionale.

Disuguaglianze che purtroppo si trascinano da decenni e che iniziano dalle prime età della vita, confermate da alcune recenti ricerche condotte dalla Società italiana di pediatria (Sip). E che inoltre la pandemia ha accentuato. Parliamo purtroppo del frutto di politiche miopi che si sono succedute per decenni e che hanno messo sempre in secondo piano il settore dell’infanzia, dalla scuola alla salute.

Il problema della migrazione pediatrica

Purtroppo, la migrazione sanitaria pediatrica è un problema che affligge molte famiglie italiane, che sono costrette a compiere viaggi della speranza per stare accanto ai figli malati e troppo spesso ospedalizzati fuori regione. In questo caso, una famiglia si trova obbligata a dover fare i conti, oltre che con le preoccupazioni per la salute, anche con le difficoltà della distanza: dover lasciare la propria casa, trasferirsi in un’altra città, cercare una sistemazione almeno per tutto il periodo malattia e mettere in standby il proprio lavoro per seguire le cure. Il tutto con ripercussioni spesso molto pesanti anche da un punto di vista finanziario.

Queste famiglie svolgono un ruolo fondamentale nel percorso terapeutico del bambino e molto spesso hanno bisogno di supporto per stare accanto ai figli nel periodo di ospedalizzazione in un’altra città. Si tratta di un puzzle di estrema complessità tra cure da trovare, lavoro da preservare, famiglia che si allontana, stress e tensioni di ogni genere.

Naturalmente, la paura di non farcela e di non poter pagare tutto è molto forte. Tale fenomeno è indice soprattutto di una carenza di assistenza pediatrica, che dovrebbe essere rafforzata attraverso la creazione di servizi, attualmente non equamente distribuiti sul territorio nazionale.

Le conseguenze

Purtroppo, a causa della migrazione sanitaria, le regioni meridionali si trovano costrette a rimborsare, attraverso il meccanismo della compensazione tra Regioni, le prestazioni mediche a cui si sottopongono i propri abitanti altrove. Costi che potrebbero essere invece investiti in gran parte in strutture e professionalità sul territorio per migliorare la situazione sanitaria generale di queste aree.

I propositi e i piani di rientro regionali non bastano. A dimostrarlo è il rapporto Disuguaglianza nella mortalità infantile in Italia a cura De Curtis, Frova e Simone, dove il tasso di mortalità neonatale al Sud è maggiore del 40 per cento rispetto al nord a causa della carente fornitura dei servizi di assistenza sanitaria. Così, per molte famiglie, la risposta a una diagnosi diventa una corsa contro il tempo in centri di cura lontani, mettendo in stand-by le proprie vite.

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