#SalottoInstagram: Paolo Audino si racconta

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“La vita non è mai bianco o nero, la via che sta nel mezzo è probabilmente quella più percorribile: non perseguire solo un obiettivo artistico a tutti i costi, per esempio come è successo a me che ho iniziato come autore di versi, può rivelarsi sorprendente ”.

Inizia così la conversazione tra Paolo Audino, terzo ospite di #salottoinstagram, e Nando Misuraca .

Il paroliere e cantautore romano, iscritto alla SIAE dal 1985, si è raccontato in una diretta per il popolo del web sul canale Instagram della Suono Libero Music, etichetta discografica indipendente diretta proprio da Misuraca.

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Audino recentemente ha pubblicato il suo primo album da cantautore intitolato “Strettamente personale” (Hammer Music). Un disco di 8 tracce nato da un’esigenza particolare: “Volevo comunicare l’esistenza di brani totalmente miei, che non avevano avuto feedback positivi da parte di altri interpreti ma di cui ero convinto”. Un percorso, come tutti quelli degli artisti emergenti, che è stato difficile anche per l’autore nativo di Roma: “Ho cominciato da giovane a comporre canzoni, proponendomi spesso alle etichette discografiche che mi dicevano tutto ed il contrario di tutto. Un anno ero troppo simile ai cantautori, l’anno dopo, invece, ero troppo innovativo”. Le battute d’arresto fanno male ma sono gavetta essenziale: “ Devo dire che ero un po’ stanco di questo tira e molla e mi rifugiai nella mia passione per i fumetti, diventando anche art director di una scuola di comics, e relegando la musica alla parte autorale, anche se ancora senza interpreti ai quali affidare le mie canzoni”.

Audino comincia a frequentare il Folk Studio, mitico locale della musica d’autore a Roma, da dove sono usciti cantautori come Venditti, De Gregori, Gaetano e tanti altri. Nel frattempo disegnava e scriveva le sue canzoni: “Conobbi Stefano Rosso e cominciai a frequentare quel cenacolo musicale che era sempre ispirante, anche se un po’ lontano dai fasti del passato. Con la morte del proprietario Giancarlo Cesaroni quel progetto andò a morire ma restò in me la voglia di fare musica”.

Il giovane Paolo non si arrende. Registra una tape e la mette nella cassetta postale di Luca Barbarossa. E’ quasi un anticipo del destino perché il cantautore romano lo contatta telefonicamente: “Mi chiamò complimentandosi per i brani. Da quella telefonata, forse, capii che potevo fare questo mestiere”.

Successivamente l’incontro con Mogol, al CET, scuola diretta dal più grande paroliere italiano di sempre: “Fu un’esperienza fondamentale. In classe con me c’era lo sfortunato Alessandro Bono, bravo cantautore deceduto qualche anno dopo”. Da quel viaggio-studio nacque “Un graffio nell’anima” per Luca Bergamini con cui vincerà il Primo Festival degli Autori di Sanremo. Ma anche la partecipazione al suo contraltare: “Ho partecipato al mitico Festival di Sanscemo, che era una manifestazione opposta a quella dell’Ariston, basata sull’ironia. Arrivai terzo con un brano quasi Rap, una summa dell’esperienza acquisita nei cabaret romani degli anni ‘80. In gara c’era anche il napoletanissimo e simpaticissimo Tony Tammaro!”.

Nel 1994, con Onda Controvento partecipa e vince, su una rosa di quattromila concorrenti, il concorso del “Cercautore”, legato all’album Le cose da salvare di Luca Barbarossa, che inciderà la canzone con il suo testo.

Durante le registrazioni pe un progetto della Bmg, conosce il compositore Stefano Cenci: “Cominciammo a collaborare. Mi diede una cassetta e, tra i quattro brani incisi, c’era “Brivido felino” e scrissi di getto il testo. Era il 1998, il giorno di Santo Stefano e ricevetti una chiamata di Stefano”. Il destino si stava compiendo: “Mettiti seduto, Mina ha scelto la nostra canzone. Potete immaginare la mia gioia. Non chiusi occhio per un mese e partii per Londra aggregandomi a degli amici”.

Ma, il backstage del progetto, svela pure qualche aneddoto succulento: “Cenci non era tanto convinto del titolo, ma lo inviò ugualmente, a me piaceva molto. Io nel frattempo la proposi ad altri artisti, ricevendo anche dei dinieghi”. Mina, sorprese tutti, come solo i grandi artisti sanno fare : “Sono la Tigre di Cremona, bello questo titolo, lo inseriremo nel mio prossimo disco”- esclamò la superstar italiana. Si dà il caso che il disco successivo era il mitologico “Mina-Celentano” e la canzone divenne il secondo singolo estratto ed un successo a livello internazionale. Storia della canzone pop italiana.

Nel ’98 l’incontro con un altro grande cantautore, Amedeo Minghi: “Il maestro Mario Zannini Quirini mi chiamò proponendomi una collaborazione con Amedeo, una persona importantissima per la mia carriera. Ricordo ancora le sessioni di lavoro con lui in questo casale immerso nel verde, dove ognuno di noi faceva la sua parte e tutti collaboravamo con uno spirito di condivisione mai più trovato altrove. Un’esperienza bellissima e che porto nel cuore”.

Tanti gli altri artisti che hanno cantato canzoni di Audino. Tra questi i Jalisse, Paky Maione, Cristian Imparato, Lorenza Mario e l’attrice Anna Mazzamauro ma il ricordo dell’artista romano va al brano “Per noi” scritto su musica da Minghi per Andrea Bocelli: “E’ stata composta anch’essa con un testo istintivo . Ricordo che in quel periodo cercavo un’automobile che avesse il cofano abbastanza grande da contenere la mia chitarra Taylor, che poi mi è servita per terminare il testo che Bocelli ha cantato nella stessa tonalità di Minghi, in omaggio al Maestro”.

Audino, che ha recentemente collaborato con Nando Misuraca e la sua label, ha tanti progetti in cantiere ma tutti rimandati a dopo l’emergenza Covid 19: “Il coronavirus, come ha detto un virologo, è un nemico da poco apparso sulla terra. Lo strumento più utile per difendersi è restare a casa e la medicina per resistere alla clausura forzata, può essere la musica e la cultura tutta. Leggete, suonate, re-imparate a stare con voi stessi. Il mondo correva troppo e la natura, in qualche modo, ha messo un freno a questo correre verso una meta indefinita”.

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