#SalottoInstagram: Nando Misuraca incontra Diana Tejera

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Prendi una romanità trasteverina, di quelle carnali e viscerali, mescola bene con origine andaluse ed ecco che da questa mistura salta fuori un folletto biondo, dal sorriso enorme, almeno quanto il suo talento compositivo: il suo nome è Diana Tejera, mia ospite per #salottoinstagram durante il periodo clou della pandemia.

Conosco Diana da qualche anno, quando insieme ad un manipolo di colleghi cantautori organizzai il format live “I cantautori della Myspace Generation” che ebbe diverse repliche in Italia  e già allora, in quella nidiata di canzoni, parole ed emergenti, spiccava, me la ricordo. Classe ’78, di padre andaluso e madre italiana, ha iniziato giovanissima ad avvicinarsi alla musica studiano pianoforte e chitarra. La svolta di coscienza  arriva nel ’97 quando studia al CET del leggendario Mogol.

Il paroliere la nota e la vuole nel progetto “Fiori d’acqua dolce”, incide così il brano “Il paradiso non è qui” del celebre duo formato, per l’appunto, da Giulio Rapetti ed il genio  Lucio Battisti. Lo racconta proprio la cantautrice romana: “L’insegnamento maggiore di Mogol in quel periodo è stato comunicarci l’esigenza di parlare di cose profonde attraverso parole semplici senza essere banali. Questo concetto è stato illuminante e mi sono sentito una persona privilegiata.

Da lì iniziano tutta una serie di progetti. Dapprima i “Pink” , due anni dopo i  Plastico  con cui incide il disco “Sixtematicamente” che conteneva il singolo “Strani sintomi” che vinse il Festival di San Marino.

Il secondo disco “Sensibile al tatto” vede i Plastico diventare il gruppo spalla degli altrettanto Lùnapop di Cesare Cremonini. Il terzo album potrebbe essere il disco della consacrazione della band, complice la partecipazione al Festival di Sanremo, tra i giovani, con il brano “Fruscio” ma la canzone non arriva in finale ed il gruppo si scioglie.

E’ la fine del progetto, come ammette la Tejera: “E’ stato un sogno che comunque mi sento di aver realizzato. Sanremo è una macchina complessa e mi ha creato un piccolo trauma, dopo mesi di grande aspettativa cantammo a mezzanotte e mezza dopo Shakira. Puoi immaginare che cosa potesse significare per noi, fummo eliminati subito. Non eravamo pronti psicologicamente ed il gruppo si è sciolto”.

Ma la combattiva Diana, come fu per la Dea della caccia di latina memoria, non si arrende e ricomincia daccapo, da quella gavetta che, travolta dagli eventi, non aveva mai potuto fare. Avvia un’intensa attività concertistica e stringe collaborazioni: “Mi sono ritrovata sola ho pensato di smettere ma mi sono rimboccata le maniche ed ho ricominciato il percorso. La musica è stata sempre la mia passione ed ho avuto il coraggio di crederci e di investire su di me”.

Comincia a collaborare con artisti della scena romana come Marco Fabi, Barbara Eramo ed un giovanissimo Tiziano Ferro, conosciuto a Latina quando, allora ermergente, conduceva un programma come speaker in una radio locale. Per lui compone dapprima “E fuori e buio” (album “Nessuno è solo”, 2006)  e poi “Scivoli di nuovo” (“Alla mia età” , 2008)  sono due grandi successi di Tiziano che, intanto, è diventato una star della musica italiana nel mondo.  Belle l’interpretazioni acustiche che ne fa, esclusivamente per noi, la brava collega.

La carriera solista procede spedita. Nel 2008 vince il festival “Sound of life” (in finale supera, tra gli altri anche la più celebre Arisa). Nel 2009 compone a quattro mani con Chiara Civello la canzone “Al posto del mondo” ammessa a Sanremo, versione 2012. Nel 2010 è finalmente il battesimo del suo primo disco intitolato “La mia versione”. L’album ottiene un buon riscontro di critica. Due anni dopo, per la Voland, scrive il cd-libro “Al cuore fa bene far le scale”, 11 canzoni con i testi di Patrizia Cavalli. Segue il disco “Oops!”, con la trombettista Ersilia Prosperi (leader degli OU), con lo pseudonimo di ED MONDO. Il disco è prodotto a Seattle dalla polistrumentista Amy Denio e le porta in tour in Usa e Germania.

Il 2018 torna ad incidere sue canzoni per il progetto solista “Mi fingo distratta”. Un progetto maturo e cosciente che vede Diana Tejera confermarsi come una delle migliori penne pop-d’autore italiane.

Durante la pandemia l’artista è stata tra i protagonisti di #iosuonodacasa, il movimento di musicisti italiani che ha cercato di aiutare l’ ospedale Niguarda di Milano con live seguitissimi in streaming: “Non volevo sentirmi impotente in questa specie di vacanza forzata. Il bisogno di comunicare e, soprattutto di aiutare chi sta da casa”.

Una scoperta le sue interpretazione in romanesco, soprattutto dei grandi classici di Gabriella Ferri, indimenticata ed indimenticabile artista figlia della migliore tradizione di Roma. A Trastevere Con Angela Baraldi (la “musa” di Lucio Dalla per intenderci), al locale Big Star, ha creato una rassegna d’autore per la musica al Femminile un tema a lei molto cara e per la cui emancipazione si batte: “Il cantautorato femminile è una realtà e con Angela abbiamo creduto fortemente in questo progetto ed il pubblico ci ha premiate perchè questo appuntamento è diventato un piccolo cult. Ogni giovedì ci incontriamo a Trastevere per proporre le nostre cose in libertà e scoprire tantissime autrici di qualità”.

Il coronavirus ha però interrotto anche questo idillio, per la Tejera la normalità sarà un percorso duro ma possibile: “Per i grandi eventi ed i concerti con tanta gente a cui siamo abituati dovremo attendere. La strada per ora sarà fatta di piccole situazioni con il distanziamento sociale e la  normalità dovremo la avremo almeno tra un anno. Non molliamo”.

Le sue canzoni sono delicati acquerelli quotidiani, costruiti su una tessitura basilare di chitarra acustica e la voce, arricchiti poi dagli altri strumenti che vi entrano. I videoclip, poi, sono essenziali per comprenderne il messaggio. Spesso realizzati dal regista Claudio Martinez, a voler sottolineare il lato introspettivo e la fierezza d’esser donna.  Canzoni come “Parentesi di delirio” (tratto dall’ultimo album  omonimo del 2018), “Resto sola” o “Dritto negli occhi” sono richiestissime dal pubblico e ciò vuol dire che si riconosce in esse  anche nel format #salottoinstagram si sono confermate tale.

Una piccola parentesi che mi va di aprire. Diana non si è arresa davanti alla pandemia ed alle malelingue ed ha fatto volare e valere l’amore, per la sua Beatrice Tomassetti, sposandosi a Roma a fine maggio, mascherine comprese ma sorrisi larghi a portare l’estate anche in questo clima incerto. Un messaggio importante, l’ennesimo che lancia, di emancipazione e speranza da cui bisogna prendere esempio. Che sia lottare per l’arte o per i diritti di un sentimento lei lo fa, per questo, e per altro, ha la mia stima.  Forza Diana, brava, continua così, a presto.

 

di Nando Misuraca

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