Si è svolto domenica 7 Ottobre in Piazzetta Durante di Frattamaggiore il SABIROFF per parlare ed approfondire il tema dell’immigrazione, del Mediterraneo, della cultura e della cittadinanza.

Il SABIR Napoli si collega al SABIRFEST che si tiene ogni anno in Sicilia e vuole essere un luogo dove poter progettare nuovi modi di vivere l’integrazione e la cittadinanza Mediterranea. Nel periodo delle Crociate – mi spiega il Dott. Mario Lupoli mediatore dell’incontro- tra il XI ed il XII secolo nei porti del Mediterraneo si parlava il Sabir, una lingua franca costituita principalmente da un lessico italiano, spagnolo, arabo, catalano, greco, occitano, siciliano e turco.

Lo scopo? Mettere in contatto i commercianti europei con gli Arabi e i Turchi, un po’ come l’uso della lingua Inglese oggi, diventata internazionale dagli anni cinquanta del Novecento quando l’America si trovava nella sua maggiore prosperità economica.

Un dibattito acceso su quei temi al centro dell’agenda politica del nostro paese, grazie anche alla presenza dello scrittore, documentarista e giornalista di Radio TRE Marcello Anselmo.

L’esperienza del Dott. Anselmo ricercatore a Marsiglia ed esperto dell’Area Mediterranea, ha evidenziato un duplice punto di vista: quello dei lavoratori poco visibili e conosciuti a causa delle dinamiche e relazioni tra i vari paesi, e la visione del nostro mare con il duplice occhio franco-italiano. Nonostante le tradizioni politiche, commerciali e culturali dei due paesi appaiano simili, c’è da dire che vedono il Mediterraneo in modo diverso. Il nostro mare anche se nel corso dei secoli ha subito varie modifiche, ha perso la sua centralità- spiega il Dott Anselmo- non è più il luogo di incontro di popoli e di culture, ma è diventato un muro acqueo tra il mondo agiato e non.

Ad esempio continua il Dott. Lupoli – mentre noi italiani utilizziamo il termine ” paesi mediterranei”, la Francia si concentra sulla definizione “Europei del Sud” – pensando ad Italiani e Greci e questa differente visione del nostro mare, porta inevitabilmente ad una politica e concezione culturale profondamente diversa.

La questione dell’immigrazione, inoltre non va vista solo come un’emergenza, ma come un fenomeno in espansione che deve essere compreso. “Abbiamo organizzato lo scorso anno un incontro con i referenti del Sabir nazionale ma anche con esponenti della Caritas locale che ci hanno spiegato il significato delle “diversità” presenti sul territorio, del viaggio che compiono i migranti”, dell’accoglienza.

Di sicuro l’esperienza dei singoli fa demolire gli stereotipi. Quell’idea, quell’appellativo islamico piuttosto che donna dell’Est che siamo soliti dare allo “straniero”, viene abbandonata per dare spazio ad Abdel, Tania. Solo così abbiamo l’opportunità di vedere e non temere invece lo straniero che bussa alla nostra porta.

Favorire esperienze di incontri soprattutto tra i giovani per non “attaccare” ma comprendere e lottare contro quelle visioni distorte che i social forniscono quando impattano su tali tematiche.

La speranza? Che ci sia nell’immediato futuro una lettura del “diverso” come opportunità di confronto , di conoscenza di qualcos’altro e non di paura del “nuovo” che il nostro vicino porta.

 

di Angela Di Micco

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