Ruolo dell’insegnante di sostegno, uno sguardo ai principi internazionali

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Il livello qualitativo della formazione degli insegnanti assurge a ruolo centrale per un Paese che tende ad elevare il  proprio sistema educativo.

Ecco perché, da oltre un ventennio, l’Unione Europea ritiene tale tema prioritario per la propria politica: un insegnamento e una formazione migliori sono fattori decisivi per la competitività a lungo termine dell’Unione Europea, poiché una forza lavoro pensante, rispettosa e qualificata è una forza lavoro più produttiva. Per la prima volta una visione sovranazionale di una corretta educazione avvenne in seguito alla stipula del Trattato di Maastricht nel 1992. Con tale Trattato e con la firma di un atto unico nel 1986 si riconosceva formalmente l’educazione come area di competenza della Comunità; dieci anni più tardi la Commissione europea veniva riconosciuta come guida di visione educativa comune. Gli articoli 149 e 150 del Trattato dell’Unione affidano alla Comunità il compito di sostenere lo sviluppo di un’istruzione di qualità, attraverso il rafforzamento di quei principi che sono considerati i punti cardine per la crescita della dimensione europea: cooperazione e mobilità. Il principio di sussidiarietà si instaura anche in questo ambito: per ogni stato membro la qualità dell’istruzione costituisce una priorità al cui sviluppo può contribuire la Comunità.

Importante è stato il porre l’attenzione sull’educazione dei bambini con bisogni speciali e sulla loro situazione nelle scuole; si può far riferimento alla Dichiarazione di Salamanca, la Carta di azione per i bisogni educativi speciali (UNESCO, 1994) e soprattutto la Convenzione dei diritti delle Persone con Disabilità (ONU, 2006).  Ecco, quindi, che per realizzare questi obiettivi e per approcciare a queste differenti problematiche è opportuno intraprendere dei percorsi pre-service teacher rivolti agli insegnanti che sono agli albori della carriera, in modo da gettare le basi per formazione che sia da sostegno lungo il percorso professionale.  

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L’Italia, a differenza degli altri Paesi Europei, vanta trent’anni d’integrazione scolastica degli alunni con disabilità nella scuola ordinaria, a partire dalla prima legge datata 1971, fino a giungere alla Legge Quadro 104 del 1992 che istituisce la figura dell’insegnante di sostegno.

Si tratta di un docente che, fornito di formazione specifica, viene assegnato, in contitolarità con gli altri docenti, alla classe dove è presente un alunno “certificato con handicap”. Tale figura deve attuare “forme d’integrazione a favore degli alunni portatori di handicap” e “realizzare interventi individualizzati in relazione alle esigenze dei singoli alunni” (Circolare Ministeriale n. 250/1985 – Nota del 2 ottobre 2002, n. 4088). L’integrazione è intesa come processo che tende ad avvicinare l’alunno disabile agli alunni considerati “normali” al fine di guidarlo verso una reale l’integrazione. Il Consiglio di Stato affermava che in osservanza all’art. 3 della Costituzione “non vi è graduazione di dignità e d’importanza fra le persone, e che anzi lo sviluppo di chi è originariamente meno dotato è uno dei fini primari dello Stato. Pertanto, il sistema scolastico deve occuparsi della promozione e dello sviluppo degli “svantaggiati”, tanto quanto se ne occupa per i normodotati”Il concetto e la pratica di inclusione educativa sono diventati oggetto di interesse prevalente dei sistemi di istruzione in tutta l’Europa occidentale; posto di rilievo è occupato dalla Dichiarazione di Salamanca (1994) che viene, per l’appunto, considerata il manifesto della scuola inclusiva. All’interno del testo si legge: “ogni bambino ha il diritto fondamentale all’istruzione e a ciascuno deve essere data la possibilità di raggiungere e mantenere livelli accettabili di apprendimento” L’inclusione rappresenta una disponibilità incondizionata affinché l’integrazione dei disabili sia effettiva, concetto rimarcato anche dalle Linee Guida dell’UNESCO, che prevede che un sistema scolastico “incluso” può esser creato  solamente se le scuole comuni si dedicano ad educare tutti i bambini presenti nella comunità.  importante sottolineare che inclusione vuol dire creare possibilità di miglioramento per chi vive particolari situazioni di difficoltà, affinché i differenti bisogni non diventino limitazioni alle attività e restrizioni della partecipazione sociale. La piena realizzazione del sistema dell’educazione inclusiva, quindi, consiste nel trasformare il sistema scolastico in organizzazione idonea alla presa in carico educativa dei differenti bisogni educativi speciali BES o SEN che tutti gli alunni possono incontrare. Come abbiamo detto ruolo importante è assunto dall’insegnante di sostegno, figura figlia della Legge Quadro n. 517.

 L’insegnante di sostegno ha interpretato diversi ruoli ed assunto varie competenze, alcune proprie della funzione, altre demandate d’autorità da colleghi o capi d’istituto, altre ancora determinatesi dalla specifica concretezza delle dinamiche relazionali all’interno delle istituzioni scolastiche, esso è in grado di: individuare e segnalare quei problemi che ostacolano la normale azione didattica, fornendo aiuto agli altri operatori per la ricerca di adeguate soluzioni strategiche. Quindi il docente di sostegno assume il ruolo di “figura di sistema”, attingendo dalle competenze in materia di progettazione e decisioni di strategie, approfondite nel percorso formativo del corso poiché deve essere capace nel costituire relazioni professionali con ampie figure: colleghi “normali”, educatori, personale assistenziale, familiari, operatori sociali e sanitari; deve possedere capacità di ascolto, di empatia professionale e personale, di mediazione, di sostegno, di decisione e di problem solvingdeve avere competenze normative, sia relative al suo ruolo sia a quello delle altre professioni con le quali interagisce come ad esempio l’ambito sanitario o sociale.

L’insegnante specializzato, non unico responsabile del Piano educativo individualizzato (PEI) per l’alunno disabile, dovrà esserne il perno, garante di un equilibrato funzionamento collettivo per il sostegno. In questo modo il PEI potrà essere frutto corresponsabile di tutti gli attori coinvolti: i docenti, gli operatori sociali e sanitari e la famiglia. Una formazione completa dell’insegnante può garantire l’obiettivo dell’integrazione scolastica e al contempo ampliare l’accesso all’istruzione e promuovere la piena partecipazione a tutti gli studenti suscettibili di esclusione al fine di realizzare le loro capacità. Capacità e sensibilità risultano essere gli strumenti migliori per garantire la partecipazione ossia fare in modo che tutti gli studenti prendono parte alle attività di apprendimento importanti per loro. Non è sufficiente il solo accesso all’istruzione comune ma bisogna promuovere atteggiamenti positivi per ampliare il coinvolgimento. 

di Salvatore Sardella

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