Connubio tra musica e immagine
”Rumori, segni  e colori” così sarà intitolata la nuova mostra del Maestro Rosario Mazzella, pittore dei Quartieri Spagnoli. I Quartieri Spagnoli, luogo in cui vive ,è pieno di suoni e rumori, dice l’artista. In estate non si può aprire la finestra tra voci di scugnizzi che gridano o macchine che passano. Questi rumori urbani diventano suono, che a sua volta diventa percezione, e attraverso la sua sensibilità Mazzella li trasforma in parole o immagini. Questi rumori possono diventare anche segno.                

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“Incontrando un musicista Luigi Mogrovejo,alla mia mostra al Maschio Angioino parlando di musica, mi chiese di collaborare insieme, e io ho accettai. Ho iniziato a realizzare pittoricamente  quello che lui rappresentava musicalmente”.“Il suono è spazio alchemico , e lascia immaginare forme astratte . Schoenberg e altri musicisti accompagnano momenti meditativi, valorizzano il rapporto tra terra e cielo,diventa un mondo sintetizzato, in cui esiste un rapporto col segno raffigurato sul campo , svuotato da immagini ripetitive e superate. il suono nasce con l’uomo, sin dalla nascita e si modifica nel tempo, spogliandosi da tanti orpelli, e modificando la vera culla dell’anima, che spazia in una selva fitta di arbusti, e il vento penetra tra i rami, emanando un fruscio che diventa suono, e si colora col verde del fogliame. Valido è il riferimento tra suono e segno, guardando un opera d’arte, nel caso di Fontana, in cui il taglio verticale sul campo infonde una terza dimensione alla materia e si trasforma  in vibrazioni sonore e abissali. visivamente organizza attraverso impulsi ritmati che diventano emozioni di colori, di vuoti coinvolgendo il cuore e la mente.”  (Rosario Mazzella ) 

Il tentativo di spiegare a parole la gestazione e la conseguente realizzazione di un idea musicale,necessariamente mi spinge a scavare nelle profondità delle mie convinzioni, degli insegnamenti e delle nozioni accumulate nei decenni di studio e di pratica, fino ad approdare a quella che è , per me, l’unica, vera motivazione che scatena l’azione artistica: la necessità di trascendenza. Seguire un’idea sul filo dell’immaginazione per settimane, mesi o anni; determinarne i contorni con sempre maggior precisione e, finalmente, condensarla in un insieme di segni( più o meno) convenzionali: questo è tutto,signori, è davvero tutto ciò che avviene di osservabile  con l’occhio esteriore. Ma dentro, invece… Come trovare le parole per descrivere quelle visioni introspettive (quanto dureranno?istanti?ore?giorni?), come di chi osserva dall’orlo di un baratro? E come definire quelle pause infinite, chino ad ascoltare la musica dei pensieri che , ora lenta ora vorticosa, mi pietrifica il corpo mentre lo spirito guizza incandescente?E che fatica tornare a tracciare quei segni… Necessità di trascendenza,dicevo. Nel mio mestiere diventa un bisogno il tentativo di realizzare nella materia sottilissima(quella sonora appunto) il frutto del mondo immaginativo che , fin dalla notte dei tempi, è puro strumento di realizzazione. E’ la necessità che muove da sempre l’umanità intera,la spinge ad innalzarsi verso le più alte vette dello spirito e risuonare con l’universo intero… Presunzione? Egocentrismo?Misticismo? Megalomania?Pazzia? Chi può dirlo, ai posteri l’ardua sentenza. A me non resta che una mappa, un testo musicale che costituisce un vero e proprio manuale di istruzioni per l’uso della mia immaginazione, ad uso e consumo di futuri esecutori testamentari di buona volontà che , con un di studio e pazienza, le restituiscano ancora un di vita materica nel nostro amato spazio-tempo, e ancora , e ancora…” (Luigi Mogrovejo)