informareonline-rubrica-il-libraio-2

RUBRICA. Il libraio

Redazione Informare 17/01/2023
Updated 2023/01/16 at 11:02 PM
5 Minuti per la lettura

In un interessante articolo pubblicato recentemente su “Il Foglio”, il giornalista Adriano Sofri ha ricordato la sua esperienza di inviato di guerra a Sarajevo durante la guerra in Bosnia ed Erzegovina. Durante l’assedio alla città, il più lungo della storia bellica del XX secolo, morirono migliaia di persone sotto il fuoco delle milizie serbe e furono perpetrati stupri, stragi e deportazioni. La pulizia etnica attuata tra i paesi che componevano la Jugoslavia federale avrebbe raggiunto il suo culmine con il massacro di Srebenica, in cui furono uccisi circa 8.000 bosniaci di origine musulmana.

Una guerra che appartiene alla storia del secolo scorso, ma che, inevitabilmente, ritorna alla memoria in questi mesi con il conflitto che infiamma l’Ucraina. Le riflessioni del giornalista, inoltre, seguivano le dichiarazioni “a caldo” della first lady ucraina Olena Zelenska a pochi giorni dal primo Natale vissuto dal suo popolo in guerra.

Mi limitavo ad amare te

Leggendo le primissime pagine di “Mi limitavo ad amare te”, il nuovo drammatico libro di Rosella Postorino, si avverte più di un déjà-vu con l’attuale situazione russo-ucraina. Recensito in anteprima per gli amici di “Informare” e in uscita per la casa editrice Feltrinelli a febbraio 2023 nella collana “Narratori”, il libro dell’autrice già Premio Campiello nel 2018 con “Le assaggiatrici” prende il via proprio lungo le strade della capitale bosniaca nell’anno di inizio di tutta questa brutta faccenda, il 1992. Il romanzo si ispira ad una storia vera e, molto probabilmente, a tantissime altre storie segnate dalla brutalità della guerra.

La storia

L’esplosione di una granata costringe alla fuga un bambino di appena dieci anni, che si lascia alle spalle una madre che gli ordina di allontanarsi e di trovare riparo. Da quel momento il piccolo Omar non la rivedrà più. In orfanotrofio, il bambino incontra la piccola Nada di undici anni che invece non ha mai conosciuto sua madre. La bambina non è sola per fortuna ed è vegliata dal fratello più grande, ma quando questi non c’è, gli altri ospiti incominciano a prenderla in giro chiamandola “Moncherino” perché le manca un anulare.

In un passaggio molto toccante del libro, Nada sottolineerà che a mancarle è proprio l’anulare “del matrimonio” e quindi per questo motivo non potrà sposarsi. Tra Omar e Nada si crea da subito un legame particolare e il bambino, a dispetto di suo fratello maggiore Senadin, non vuole rinunciare alla ricerca della madre, i cui resti non sono stati ritrovati dopo l’esplosione. Dopo aver scoperto che i bambini più piccoli dell’orfanotrofio saranno trasferiti in Italia con la possibilità di un futuro migliore, la coppia tenta la fuga, senza riuscire nell’intento.

In seguito, insieme agli altri orfani affronteranno un viaggio non semplice, a bordo di un pullman, durante il quale si temerà per la sorte dei bambini musulmani presenti, ricercati dai soldati serbi. Giunti a Spalato troveranno ad attenderli un aeroplano dell’esercito italiano, diretto a Milano. Man mano che la storia prende forma facciamo la conoscenza anche dell’altro personaggio chiave del romanzo, Danilo, un ragazzo non ancora quattordicenne che subito rapisce l’attenzione di Nada.

Sfortuna, sofferenza e innocenza

Ciò che mi colpisce particolarmente della scrittura di Rosella Postorino è la sua capacità di tratteggiare i giovani protagonisti del romanzo e di tra-smettere la sofferenza che hanno vissuto dall’inizio dell’assedio di Sarajevo: la perdita della spensieratezza e dell’innocenza, la presa di coscienza di far parte di un evento più grande di loro, l’inevitabile desiderio di pace e di normalità. Pur essendo giovanissimi, i bambini di “Mi limitavo ad amare te” spiazzano il lettore con la loro ricerca di risposte alle domande più comuni, perché privi di un riferimento adulto.

Le loro vite sono purtroppo segnate dalla fame, dalla scarsa igiene, dalle macerie e dai missili che attraversano cieli pieni di stelle. “Li accolsero un fragoroso applauso e una lunga teoria di telecamere pronte a riprenderli. Nada rinculò, Danilo si chiese per quale motivo meritassero l’ovazione: che cosa avevano fatto di straordinario? Non serviva alcun talento per essere un rifugiato, alcun impegno. Bastava la sfortuna di abitare un Paese in guerra, e la sfortuna non era uno spettacolo da acclamare”.

di Achille Callipo

Condividi questo Articolo
Lascia un Commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *