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RUBRICA ANTIMAFIE. Narcotraffico e repressione: il quadro italiano

Maurizio Giordano 03/11/2023
Updated 2023/12/08 at 1:04 PM
11 Minuti per la lettura

Com’è noto, il nostro ordinamento punisce, in maniera anche molto severa, coloro che pongono in essere alcune condotte sul narcotraffico, concernenti le sostanze stupefacenti. Esse sono tassativamente elencate nell’art.73 del DPR 309/90, un testo unico inerente la disciplina, amministrativa e penale, delle condotte riconducibili alle sostanze stupefacenti. Pur essendone numerosa l’elencazione, nella casistica giudiziaria le condotte di maggiore rilievo attengono alla detenzione, alla cessione, alla coltivazione ed al trasporto di sostanze stupefacenti e la relativa disciplina sanzionatoria si connota di maggiore o di minore gravità a seconda che riguardi sostanze dotate di maggiore effetto stupefacente (le cd droghe “pesanti”, come l’eroina e la cocaina) rispetto a quelle che invece tale effetto manifestano in maniera più affievolita (le cd droghe “leggere”, come l’hashish e la marijuana).

Nel chiaro intento di reprimere in maniera netta e decisa ogni genere di condotta realizzata nel settore delle sostanze stupefacenti, il nostro legislatore ha avuto modo di prevedere una disciplina sanzionatoria differente, legata alla condotta illecita definita come “semplice”, rispetto a quella più complessa, che si definisce come “organizzata”.

CONDOTTA SEMPLICE E ORGANIZZATA

Mentre la prima prevede una sanzione penale ogni volta che si realizzi una delle condotte tipiche previste dall’art.73 citato, la seconda assume una diversa connotazione, sia fattuale che giuridica, caratterizzata da profili di maggiore incisività investigativa e di più efficace risposta sanzionatoria. Organizzarsi per porre in essere le condotte di cui all’art.73 del DPR309/90, infatti, significa manifestare un livello di pericolosità particolarmente elevato, in quanto un gruppo di persone (almeno tre) devono avere realizzato una struttura, anche rudimentale, finalizzata a realizzare più condotte di cessione, di detenzione, di trasporto o di coltivazione di sostanze stupefacenti.

Quando ci si imbatte in tale struttura, il già richiamato decreto esige che le indagini siano demandate non più alla Procura della Repubblica del territorio ove si è consumata la condotta illecita, bensì alla Direzione Distrettuale Antimafia del distretto ove la condotta è stata realizzata. In altri termini, se una persona cede una dose di sostanza stupefacente sul territorio di Caserta, la Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere sarà chiamata ad eseguire le indagini finalizzate a perseguire quel reato e ad esercitare la relativa azione penale. Ma se tre, o più, persone si organizzano – sempre a Caserta – per porre in essere un numero indefinito di condotte inerenti le sostanze stupefacenti, sarà soltanto la Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli a doversi occupare delle relative indagini. Ne consegue che diventa molto importante comprendere quando ci si trova di fronte ad una struttura organizzata per il compimento di delitti concernenti le sostanze stupefacenti.

COS’È UN’ORGANIZZAZIONE?

Ed allora, la giurisprudenza ha cercato di individuare le caratteristiche che un’organizzazione siffatta deve possedere, soffermandosi – innanzi-tutto – sul numero delle condotte illecite realizzate a seguito della costituzione della struttura stessa e che si suole indicare come il “programma criminoso” dell’associazione dedita alle condotte in materia di stupefacenti. Altri elementi indicativi delle sussistenza di tale struttura sono, poi, a puro titolo esemplificativo, la predisposizione di uomini e di mezzi perla realizzazione delle condotte (ad esempio, mediante il procacciamento di veicoli modificati per celare il trasporto delle sostanze proibite), la ricerca e la creazione di luoghi ove occultare la sostanza stupefacente, la diversificazione dei compiti fra coloro che costituiscono l’associazione, la erogazione di compensi a coloro che realizzano le singole condotte delittuose ed in genere tutte le altre condotte che denotino l’esistenza di un agire “organizzato”.

Ebbene, proprio per effetto del disvalore connesso alle sostanze stupefacenti, le organizzazioni dedite al narcotraffico – così vengono, solitamente, appellate le associazioni in materia di sostanze stupefacenti – manifestano un loro grado ancor più elevato di pericolosità quando sorgono e sono costituite sui territori ove si manifesta l’egemonia mafiosa.

MAFIE E NARCOTRAFFICO

Uno degli scopi tipici delle organizzazioni di cui all’art.416 bis c.p., infatti,è quello di controllare il narcotraffico, producendo così profitti enormi e garantendo alla cosca mafiosa una preziosa fonte di finanziamento. In tal caso, è la stessa organizzazione mafiosa che decide di darsi una struttura organizzata, grazie alla quale provvedere direttamente ad acquistare, custodire e poi distribuire la sostanza stupefacente, avvalendosi delle stesse risorse, umane o strumentali, di cui essa stessa può disporre. In altri casi, invece, le mafie decidono di lucrare sulla altrui condotta organizzata, imponendo alle associazioni previste dall’art.74 del DPR 309/90 l’obbligo di versare alla cosca una parte dei profitti derivanti dalle condotte illecite in materia di stupefacenti.

Sia nell’uno che nell’altro caso, ci si imbatte nella condotta illecita condizionata dalla forza di intimidazione tipica dell’agire mafioso, grazie alla quale le cosche controllano direttamente o indirettamente il narcotraffico. È del tutto evidente che queste forme associate presentano profili molto delicati, sia in termini di investigazione sia in termini di repressione dei fenomeni illeciti. Il nostro legislatore, infatti, ha scelto di affidare alle indagini indirizzate verso la repressione delle condotte organizzate ex art.74 DPR 309/90 le stesse prerogative, particolarmente spedite ed efficaci, che assicura alle indagini in tema di associazione di tipo mafioso.

COME REPRIMERE IL NARCOTRAFFICO

Sono molteplici gli strumenti di cui la magistratura e le forze di polizia dispongono per fronteggiare tali fenomeni: su tutti, la facilità del ricorso allo strumento delle intercettazioni telefoniche, che vengono, in casi siffatti, avviate in presenza di sufficienti indizi di reità in luogo dei gravi indizi che sono invece indispensabili per le singole condotte illecite in tema di sostanze stupefacenti. Così, particolarmente prezioso ed efficace è anche lo strumento della infiltrazione di agenti “sotto copertura” che il nostro ordinamento appronta di fronte a fenomeni organizzati di narcotraffico e che consente di poter raccogliere utili informazioni per disarticolare tali cosche.

Altro strumento, poi, particolarmente efficace per il contrasto alle organizzazioni dedite al narcotraffico – specie se di tipo mafioso – sono le misure di prevenzione patrimoniale, che l’ordinamento appresta nei confronti di coloro che siano indiziati di appartenere a tali associazioni. Ed infatti, costituisce un fatto notorio l’ingente accaparramento di denaro che deriva a tali associazioni, dal momento che la cessione delle sostanze stupefacenti – specie quando è realizzata su quantità molto elevate di droga – assicura, a coloro che se ne occupano in maniera organizzata, veri e propri fiumi di denaro, destinati ad essere reinvestiti dalle organizzazioni nei circuiti legali dell’attività economica.

Grazie al complesso delle disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniale – che consente di poter confiscare i patrimoni di coloro che sono indiziati di appartenenza ad associazioni dedite al narcotraffico– è possibile sottrarre alle organizzazioni ex art.74 DPR 309/90 tutti i beni, direttamente o indirettamente ad essa riconducibili, acquistati con i proventi dell’attività illecita in materia di narcotraffico.

ORGANIZZAZIONI CAMALEONTICHE

Se, da un lato, però, l’ordinamento consente allo Stato di potersi attrezzare per fornire risposte punitive efficaci rispetto a tali condotte delittuose, dall’altro, ultimamente si assiste ad una conformazione camaleontica delle organizzazioni dedite al traffico di sostanze stupefacenti. Ed invero, capita molto frequentemente che esse ricorrano ad abili professionalità che mettono al servizio delle attività criminose la loro specializzazione per poter aiutare – in alcuni settori nevralgici ed in cambio di laute ricompense – l’associazione a garantirsi i profitti del narcotraffico.

Ad esempio, molto insidiosi sono i mezzi di comunicazione che gli associati utilizzano per evitare di essere intercettati e che si connotano per una sempre maggiore tecnicità e specializzazione; così come altrettanto efficaci sono i metodi di occultamento delle sostanze stupefacenti, disancorati dai vecchi canoni di trasporto delle droghe. E tali strumenti sono utilizzati dai narcotrafficanti specie nei luoghi ove è particolarmente facilitata l’introduzione delle ingenti quantità di stupefacente. Si pensi, ad esempio, alle località portuali, in cui l’ingresso delle sostanze stupefacenti – importate dai mercati a ciò notoriamente destinati, quali quelli del sud America – è facilitato dalla imponenza dei mezzi di trasporto utilizzati per occultarle e rispetto alle quali diventa essenziale l’acquisizione di strumenti altrettanto sofisticati e precisi per rilevare le tracce di tali sostanze oggetto del trasporto.

Per potersi dotare, tuttavia, di strumenti altrettanto validi per assicurare una valida controspinta alle operazioni di narcotraffico, è dunque auspicabile che le autorità preposte (magistratura e forze di polizia) debbano poter contare su risorse di uomini e di mezzi idonei a potersi confrontare, in maniera vincente, con le enormi disponibilità finanziarie di cui i narcotrafficanti dispongono. Così come investire sulle specializzazioni della polizia giudiziaria può senza dubbio costituire una valida forza antagonistica alla complessità degli strumenti che le organizzazioni utilizzano per affermarsi sul territorio.

di Maurizio Giordano

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