Nella bellissima galleria Spazio Martucci 56 di Napoli è stata inaugurata la mostra “I fantasmi dei quartieri, da Don Pedro a me” di Rosario Mazzella, promossa dall’Associazione Culturale IntentArt e curata dalla dott.ssa Simona Pasquali, in cui si racconta la produzione che l’artista dedica ai quartieri spagnoli, simbolo della città. Rosario Mazzella è un pittore e scultore nato a Napoli dove vive e lavora; ha insegnato pittura presso l’Istituto d’arte Filippo Palizzi.
Ha partecipato a diverse mostre, tra cui Galleria Bagutta a Milano nel 1971, Michelangelo d’oro, Massa Carrara e l’Approdo a Napoli nel 1973.
«I quartieri sono suggestivi, palazzi puntellati, i balconi si baciano», dichiara Mazzella, «La vita si svolge nei bassi. La storia degli spagnoli è ancora presente, stemmi e architettura ricordano la loro presenza. Come fantasmi diventano nella notte i custodi dei vicoli. Le serrande dipinte sono note di colori realizzate dai giovani che trasmettono la loro libertà con segni e scarabocchi. Sono vicoli misteriosi, le ombre coinvolgono forme annegate nell’aria cupa. Le pareti sono sepolcri con tanti scheletri nascosti, coperti da lapide e intonaci sbiaditi. L’artista coglie questa memoria che diventano note letterarie e poetiche».
Da cosa ha preso ispirazione per questa mostra?
«La mia ispirazione riflette il luogo dove abito, i quartieri spagnoli, dove vive una Napoli nascosta che mi ispira tanto. Questo mondo dei fantasmi, che rappresento nelle mie opere, è ancora presente, almeno per me, che guardando queste pareti, questi palazzi ormai fatiscenti pieni di storia, mi emoziono. Per cui, io cerco di realizzare opere che danno modo di scoprire questi spazi dove vivono giovani, lontani dal centro, che esprimono sulle serrande i loro sentimenti di solidarietà. Continuerò a rappresentare questo mondo, attraverso il supporto di queste serrande che sottendono l’esoterismo di questi luoghi misteriosi. Ho dato una voce pittorica ai quartieri spagnoli, che poche persone hanno pensato di rappresentare».
Lei intende proseguire con questa tecnica anche nelle prossime opere?
«Si, continuerò a utilizzare questa tecnica, ma ho molti progetti in corso, uno di questi parlerà degli scarabocchi dei quartieri spagnoli, o anche quello sulla musica. Sono entrato in contatto con un musicista, il quale vedendo le mie opere ha pensato di fare una collaborazione unendo musica e immagine. Sto preparando alcuni bozzetti per questa collaborazione che si terrà a Paestum, il progetto verrà intitolato “Rumori, segni e colori”».
All’interno della mostra dell’artista è presente un’installazione dello scultore Giovanni Ariano, riguardante una tematica sociale: il degrado e la povertà, rappresentato da un senzatetto buttato sulla spazzatura. Questo, per mettere in luce quello che avviene nei quartieri, dove la gente soffre e aspetta qualcuno che possa aiutarla.
Lo scultore Giovanni Ariano ci ha detto: «Mi occupo delle tematiche sociali che mi stanno più a cuore, usando i materiali più impensabili. Ho esposto in diversi musei e ho avuto la fortuna di lavorare nel Teatro Club negli anni 60’ come scenografo».
Infine, l’artista Mazzella ci saluta con una massima del suo poeta preferito, Ungaretti:

“Quando ogni luce è spenta
e non vedo che i miei pensieri,
un’Eva mi mette sugli occhi
la tela dei paradisi perduti”.

di Maria Grazia Scrima

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