Rosaria De Cicco e la crisi del Teatro

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Rosaria De Cicco e la crisi del Teatro

Rosaria de Cicco è un’attrice, donna di spettacolo e di televisione, dotata di una grande vena comica e un talento, che la contraddistingue da quando era solo un’adolescente. Il suo lavoro, ormai quasi due anni fa, si è visto interrotto improvvisamente, a causa della pandemia, che come ci spiega l’attrice, ha colpito più alcuni settori che altri. Ma è il Covid il vero problema del settore teatrale?

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“Il Covid ha scoperchiato una realtà che era già di suo senza tutele e diritti”. L’abbiamo intervistata per mettere in luce quali sono questi antichi problemi  che il settore si trascina dietro da tempo.

Cinema, televisione e teatro: cosa differenzia questi 3 campi e dove lei si esprime al meglio?

«Si tratta sicuramente di tre campi molto interessanti, per aspetti diversi; posso però affermare, dopo tanti anni di carriera, che riesco ad esprimermi al meglio sul palcoscenico di un teatro. Il cinema crea un qualcosa che rimane per l’eternità, è forse una delle espressività più intense che ti da l’opportunità di realizzare qualcosa di duraturo che resta impresso nel tempo.

La televisione invece, a mio avviso, può essere pericolosa, bisogna starci molto attenti poiché essa può diventare una “droga”. Ciò che viene trasmesso entra nelle case di tutti e proprio per questo, recitando ad esempio in un programma di successo, si corre il rischio di pensare di essere al massimo della propria fama. La verità è che la gente non ci mette nulla a dimenticarsi di te e tu devi essere il primo a non importartene, non essere schiavo della popolarità e del pubblico.

Il teatro infine permette il contatto diretto con il pubblico, e a mio avviso ti fa capire realmente perché hai scelto questo lavoro, per la magia incredibile che esso porta, che si ripete ogni sera ed è sempre uguale ma sempre diversa».

Che conseguenze hanno avuto il covid-19 e i successivi provvedimenti sul mondo dello spettacolo?

«Sicuramente La pandemia ha avuto conseguenze drammatiche su tutto il mondo del lavoro, colpendo però più alcuni settori che altri. Per quanto riguarda proprio il mondo dello spettacolo, possiamo dire che ha avuto ripercussioni gravissime, semplicemente perché ha scoperchiato una realtà che era già di suo precaria senza tutele e diritti, mettendo alla luce problematiche antichissime. Perché il problema del teatro non è il covid!

Tutto sommato, però, questo ha smosso qualcosa nello scenario teatrale, come spesso si suol dire: da un grande male deriva un grande bene. Molti attori hanno aperto gli occhi e hanno capito che essere uniti è una cosa importante e fondamentale; sono nate così delle associazioni come “Unita: Unione Nazionale Interpreti Teatro e Audiovisivo”, associazioni realizzate da attori che richiedono finalmente che la nostra categoria sia considerata una categoria e non un passatempo o generico lavoratore dello spettacolo».

Rosaria, ma allora quali sono questi problemi antichissimi che il settore si porta dietro da tanto tempo?

«Come diceva Viviani “il teatro è in mano a poche mani tutte strette tra di loro”. Questo sta a significare che i finanziamenti arrivano sempre e solo agli stessi e ci sono tantissime raccomandazione e pochissima meritocrazia. I grossi teatri sono stati abbondantemente finanziati anche per non alzare il sipario, mentre i piccoli privati sono fermi da più di un anno.

Altra grave problematica è la mancanza di tutela e diritti per gli attori, un esempio sono i produttori privati che non rispettano i contratti nazionali, cosa che se viene fatta notare penalizza notevolmente l’attore. Ancora un altro fattore è che il pubblico di oggi tende ad inseguire i personaggi televisivi più popolari, dando un enorme visibilità ad attori anche non talentuosi, mentre nel frattempo attori bravi e qualificati faticano ad avere un pubblico di 100 spettatori. Aggiungiamo poi che con le normative Covid di 100 posti se ne possono occupare 50, per motivi più che giusti sottolineo, non si riesce proprio ad andare avanti».

Per concludere, è il caso di dire affidiamoci alla buona sorte, speriamo nella consapevolezza di tutti, delle vaccinazioni, del conservare la prudenza, fino a che non potremo tornare ad essere felici come quando lo eravamo… ma non lo sapevamo!

di Benedetta Calise

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N° 220 – AGOSTO 2021

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