Rompete il silenzio: mai più violenza di genere

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“Mamma perché piangi?”,

“Mamma che sono quelle macchie nere?”

 

Domande difficili a cui rispondere; come lo spieghi ad un bambino l’orrore della violenza alle quali sono soggette milioni di donne nel mondo?

In particolar modo, in Italia.

Fidanzati, ex mariti, amici, nel nostro paese gli uomini italiani che hanno commesso un’ingiustizia tale contano un numero molto alto per azioni di grande bassezza.
Sentirsi forti fisicamente. Voler dimostrare di essere superiori questi sono i motivi che spingono gli uomini ad aggredire. La frustrazione di non essere riusciti ad affermarsi nella vita magari, l’incapacità di accettare la fine di una relazione. La debolezza nel guardare la propria compagna e vederla forte, vederla Donna.

E quale modo per sfogarsi se non su tua moglie, su un’amica o fidanzata?

Il numero di aggressioni e di femminicidi aumenta con il passar del tempo, passiamo dal 37% del 2018 al 49% tra gennaio e agosto 2019. Bisogna anche ribadire che quando si parla di violenza non ci si riferisce solamente a quella fisica ma anche a quella verbale, psicologica e quella operata sul genere femminile, viene definita “di genere”.
A tal proposito l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha designato il 25 novembre come “Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne”, in questa data i governi sono invitati ad organizzare attività “volte a sensibilizzare l’opinione pubblica in quel giorno”.
Mentre l’anno scorso una valanga di scarpe rosse femminili sono state esposte, e hanno rappresentato un’iniziativa per commemorare le centinaia di vittime di femminicidio, quest’anno ci ritroviamo davanti delle panchine rosse per sensibilizzare la società odierna sul tema “violenza di genere”.

È il 25 novembre e tra le strade del Centro Storico di Roma e, per il quarto anno consecutivo, si da il via al Corteo “femminista e transfemminista” organizzato dal movimento “Non una di meno” da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni.

Ne è passato di tempo dal lontano ’68, quando le donne hanno iniziato a combattere per i propri diritti, divenendo nei decenni sempre più affermata in tutti i campi: questo rende sicuramente l’uomo per certi versi più insicuro, fragile davanti ad una donna che basta a se stessa, perdendone di conseguenza il possesso, reagendo spesso con violenza, una triste risposta alla ribellione delle donne.

Il 25 novembre è dunque una data fondamentale, una data simbolo, in cui le donne sono chiamate a rompere il silenzio, sono invitate ad amarsi!

Di Clara Gesmundo

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