romanzo libanese

“Romanzo libanese”. Intervista al criminologo Domenico Romeo

Grazia Sposito 20/12/2022
Updated 2022/12/21 at 12:12 PM
6 Minuti per la lettura

Romanzo Libanese”, è il nuovo libro dello scrittore criminologo calabrese. Pagine forti, intense, che raccontano la tragedia di un popolo diviso. Infatti, ciò che attrare fin da subito il lettore nell’ultima opera letteraria di Domenico è il senso di rivoluzione e l’amore omosessuale non ricambiato in un Libano ancora scosso dalla strage di Sabra e Chatila del 1982. A ciò si aggiungono confini geografici solcati dalla passione, dall’odio e dal credo confessionale, fra desiderio di amore e sterminio.

Sulla copertina vediamo il volto di una bambina, affacciarsi alla vita: i suoi occhi sono pieni di paure ma anche di speranza, che un domani non sarà prigioniera di quel posto. Sono proprio gli occhi di Suhair che in arabo significa «tenebre di labbra», la giovane protagonista, che accende la nostra attenzione dalle prime righe, con una narrazione diaristica “Mi raccontano che ancora oggi che io, in fasce, davanti a un fucile puntato, restai immobile, guardai l’arma come un probabile biberon da cui avrei ricevuto cibo e latte”. Visto il mio amore verso i libri e verso determinate tematiche, ho posto a Domenico alcune domande

Esci da qualche mese in libreria con “Romanzo libanese”, un testo dai contenuti forti. Cosa ti ha spinto a scrivere questo racconto psico-thriller moderno?

«Romanzo Libanese, edito da Castelvecchi, è il mio sesto libro ed è la risultanza di una passione forte per il mondo mediorientale con tutte le attività di ricerche connesse in merito. È un romanzo dai connotati, per l’appunto, molto forti, che traggono spunto da realtà diverse dal nostro contesto occidentale, ma che realmente esistono. Il Medio Oriente è un mondo molto contradditorio, ma carico di fascino e i personaggi descritti nel romanzo incarnano situazioni anche reali».

Quando hai iniziato a raccontare le terribili vicende che hanno scosso la società libanese fin dalla guerra civile degli anni ’70. Quanto ti ha scosso a livello emotivo?

«Il romanzo è stato scritto nel 2009, ma solo nel 2022 ha visto la luce editoriale. Questo perché, nel corso di questi anni, sono stato impegnato in diversi fronti e sia perché nel frattempo c’erano altri progetti editoriali in uscita. La guerra civile Libanese, avvenuta agli inizi degli anni ottanta, è una pagina cruenta della storia dell’umanità ed in questo establishment si collega la strage di Sabra e Shatila, un eccidio che non ha goduto mai di visibilità e propaganda come invece è accaduto ad altri eccidi.

Il romanzo parte proprio da quella pagina drammatica e da lì si snocciolano personaggi che dal cuore del Medio Oriente attraversano l’Europa per poi fare ritorno in un Libano diviso da una nuova invasione. Il tutto corollato da influenze di etnie in lotta fra loro, ideologie confessionali e storie personali di amori incrociati e non ricambiati. Il Libano, definito anche terra del latte e del miele, è una terra spesso di confini in cui prosperano equilibri molto precari e che fungono sovente anche da bilancia nel conflitto fra i Sionisti e il mondo Palestinese, fra gli invasori e gli invasi, fra i Territori occupati e gli occupanti, fra le spie e le varie intelligence che vivono gomito a gomito fra loro e si studiano a vicenda. E via discorrendo».

Quanto c’è di lei come uomo, prima ancora che come scrittore, in questo romanzo?

«A livello personale non c’è un interessamento diretto, nel senso che non mi rispecchio in nessun personaggio del romanzo. Non vi è assolutamente un’azione di rispecchiamento individuale. Mi limito solo a narrare, descrivere, raccontare una storia che nasce in un teatro di guerra e si sposta in diverse latitudini con l’intento di creare una pedagogia della rivoluzione ovunque attraverso il senso di esportazione della guerriglia».

Com’è stata la risposta dei lettori? Ti aspettavi maggior coinvolgimento da parte loro?

«La risposta dei lettori è stata buona fino al momento. Sono stato contattato da diversi lettori che mi hanno posto diversi quesiti, ma una su tutte è sempre la stessa: ”Questa storia che racconti è realmente esistita?”; oppure: “Ma tu in Libano ci sei mai stato? Hai vissuto in Libano per raccontare tutto questo?”. Quando si ricevono domande di questo tipo vuol dire che si è riusciti a lasciare il segno».

Quali sono i prossimi progetti letterari?

«Per adesso, per difficoltà private e personali che esulano dalla mia volontà, non sono riuscito ancora ad organizzare eventi culturali a tema legati a presentazioni, ma ho avuto richieste ovunque che ho dovuto posticipare. A partire dal prossimo Gennaio, quindi con l’inizio del nuovo anno, partirà il treno culturale degli eventi legati al romanzo, attraverso una serie di presentazioni cadenzate nel territorio nazionale dando sfogo a tutte le associazioni culturali e librerie che mi hanno contattato per organizzare eventi a tema».

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