Roman Protasevich: la Bielorussia allarga gli orizzonti delle nuove dittature

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Tutti i conflitti mondiali che la storia ha conosciuto non cadono dalle nuvole, sono sempre collegati a risapute gocce che hanno fatto traboccare il vaso. Il ‘900 fu manuale di tali situazioni, con i nazionalismi in ascesa e le sovranità avverse a tale movimento che poco fecero per arginare il fenomeno oscuro nazifascista.

Poche settimane fa, invece, in un volo Ryanair, 170 passeggeri che si sono imbarcati in Grecia per arrivare in Lituania hanno assistito ad un atterraggio d’emergenza nel territorio bielorusso, motivato da un allarme lanciato dalle autorità locali circa la presenza di una bomba nel velivolo. Ryanair ha reso noto alla stampa di aver seguito le indicazioni, mentre altre voci ritengono che l’aereo dovesse proseguire verso Vilnius.

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Il sospetto fondato che ha avuto subito conferme è che ciò sia accaduto per ordini delle autorità. Il senso in realtà c’è stato eccome in questa manovra politica. Non è stata trovata nessuna bomba nell’aereo, semplicemente uno dei 170 passeggeri era proprio un dissidente del governo Lukashenko: Roman Protasevich.

Si tratta di un ventiseienne esiliato, considerato uno dei principali oppositori, fondatore di Nexta, un canale Telegram megafono delle poche voci indipendenti del paese. Il governo non era riuscito a far chiudere il canale social del portale. Una volta arrivato a Minsk, il ragazzo è stato immediatamente arrestato, rischia adesso tra i 15 anni di reclusione e la pena di morte.

Le reazioni internazionali

Le Nazioni Unite hanno mosso una risoluzione, sostenuta dall’UE, per condannare Lukashenko. La Cina, grande alleata della Bielorussia, ha votato a sfavore. Da Parigi a Berlino, da Londra a Roma univoche le reazioni dei leader europei: il ministro degli Esteri Luigi Di Maio ha espresso “ferma condanna”, il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki ha definito l’arresto un “atto di terrorismo di Stato”.

L’episodio è stato duramente condannato all’unisono dai presidenti del Parlamento Ue, David Sassoli, della Commissione Ursula von der Leyen, del Consiglio Charles Michel e dall’altro rappresentante Ue Josep Borrell. Oltreoceano, gli Stati Uniti “condannano fermamente la deviazione forzata di un volo tra due Stati membri dell’UE e la conseguente rimozione e arresto del giornalista Roman Protasevich a Minsk. Chiediamo il rilascio immediato”, ha detto in una dichiarazione il Segretario di Stato americano Antony Blinken.

“Ryanair – tiene a precisare la compagnia in un documento – ha avvisato le agenzie di sicurezza nazionali ed europee competenti e si scusa sinceramente con tutti i passeggeri interessati per questo deplorevole ritardo, che era al di fuori del nostro controllo”, ha comunicato ufficialmente la compagnia aerea.

Non tarda ad arrivare il supporto diplomatico della Russia, in una nota del ministro degli Esteri Sergei Lavrov si legge che “la Bielorussia ha trattato l’incidente con un approccio assolutamente ragionevole”. Anche Maria Zakharova, portavoce del Ministero degli Esteri russo, ha scritto sul suo profilo Facebook che “Internet ricorda tutti i casi di rapimenti violenti, sbarchi forzati e arresti illegali effettuati da agenti di pace e guardiani della moralità”, riferendosi alle democrazie dell’occidente.

Il destino incerto della democrazia, che già vacilla

L’elemento che desta più timore, in realtà, si colloca nella tematica degli arresti dei dissidenti, che nonostante non si riveli una novità nello scenario neo-dittatoriale europeo, introduce l’originalità del controllo di un oppositore in volo. Protasevich aveva degli agenti che lo pedinavano da tempo e gli hanno fatto compagnia quella domenica nel velivolo.

Il tema è che il confine che segna ciò che viene tollerato da tempo dalle entità sovranazionali nei confronti di chi mette in netta discussione il processo democratico continua a spostarsi sempre più in là.

Le democrazie occidentali partecipano passivamente a fatti di rilevanza internazionale come l’arresto di Navalny, quello di Protasevich, l’occupazione di Hong Kong della Cina con la successiva instaurazione di nuovi campi di concentramento per la popolazione Uiguri, la barbarie israeliana a Gaza e l’assedio turco nel Kurdistan. Distruzioni di minoranze, oppositori politici e spesso e volentieri dell’informazione indipendente che vengono tollerate da troppi anni e che costantemente infrangono norme internazionali.

A tutti questi eventi ora c’è un nuovo tassello da aggiungere: la possibilità di arrestare oppositori che si trovino solamente in viaggio, sorvolando lo spazio territoriale della nazione da cui fuggono. L’Unione ha fatto sapere che non tarderanno ad arrivare provvedimenti. Altre sanzioni, solo sanzioni? L’eccezione che conferma la regola: qui chi si adatta al cambiamento rischia di soffocare.

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