Roma, Word Press Photo al Palazzo delle Esposizioni

La mostra sarà visitabile dal 28 aprile al 12 giugno.

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La mostra “World Press Photo 2022”, che a partire dal 1955 mette a concorso le più belle fotografie del fotogiornalismo, è stata presentata il 15 aprile al De Nieuwe Kerk di Amsterdam, e proseguirà in un tour mondiale.  Dal 28 aprile al 12 giugno è approdata al Palazzo delle Esposizioni di Roma e presenta in anteprima nazionale le 122 foto finaliste del 2022. Quest’anno al vaglio ci sono state ben 64.823 tra foto e progetti, giunti da 4.066 fotografi provenienti da 130 paesi.

Anche quest’anno la crisi climatica è stata importante, e diversi fotografi hanno deciso di raccontare storie di catastrofi o possibili scenari di soluzione. Anche temi come la cultura indigena o la salvaguardia della coscienza, oppure il diritto all’istruzione sono stati soggetti presi in considerazione dai fotografi. Nel 2022, in più il premio ha scelto di adottare un nuovo modello regionale per dare importanza a lavori solitamente sottorappresentati.

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Il curatore dell’edizione romana è Francesco Zizola che ha spiegato l’introduzione di una nuova categoria per i fotogiornalisti che utilizzano lo strumento fotografico per raccontare storie in modo più complesso, differenziato e rappresentativo. E’ questo ad esempio, il caso di Yael Martínez, fotografo messicano, che ha voluto rafforzare il contenuto giornalistico della sua storia disegnando sulle foto alcuni effetti, quasi allucinatori per manifestare in modo più marcato gli effetti negativi dell’uso della droga sulle persone e sulla vita sociale di una piccola comunità messicana.

4 vincitori finali sono stati selezionati tra i 24 vincitori regionali 2022, per ciascuna delle quattro categorie individuate: Singole, Storie, Progetti a lungo termine e Open Format per ognuna delle sei zone del mondo: Africa, Asia, Europa, Nord e Centro America, America del Sud, Sud Est asiatico e Oceania.

Vincitrice dell’edizione del 2022 è stata Amber Bracken, fotografa canadese per il New York Times con una foto che parla di colonizzazione e di violenza, e che mostra una fila di abiti legati sopra croci di legno lungo il percorso di una via. La foto vuole essere un ricordo dei bambini indigeni morti, forse a seguito di abusi, sia fisici che sessuali, presso la Kamloops Indian Residential School in British Columbia, nel Canada, scuola gestita dal governo e dalla chiesa cattolica. Nel 2021 infatti, in Canada furono rinvenuti i corpi di 215 bambini che frequentarono la scuola, una scoperta surreale, che è stata incrociata con la testimonianza di chi aveva frequentato la scuola negli stessi anni. La scuola canadese ha svolto attività fino agli anni ’70.

Con Amber Bracke, altri tre vincitori, in altre tre categorie.

Il premio World Press Photo Story of the Year è stato dato a Matthew Abbott con la sua storia Saving Forests with Fire, un lavoro realizzato per National Geographic/Panos Pictures, che rappresenta come gli aborigeni australiani brucino volontariamente il sottobosco delle loro terre, provocando incendi che tendono a ridurre il riscaldamento climatico.

Il premio per il World Press Photo Long-Term Project Award è andato a Lalo de Almeida, Brasile, con Amazonian Dystopia, per Folha de São Paulo/Panos Pictures, che ha documentato le gravi condizioni della foresta pluviale amazzonica colpita da deforestazione, estrazione mineraria, sviluppo infrastrutturale e scelte politiche sciagurate del presidente Bolsonaro.

E’ stata introdotta la nuova categoria World Press Photo Open Format Award, rivolta a progetti che utilizzano diversi media (video, al documentario interattivo, alle foto disegnate). Per questa categoria la vincitrice è Isadora Romero, dall’Ecuador con la storia personale, Blood is a Seed (titolo originale: La Sangre Es Una Semilla), che mette in discussione la scomparsa dei semi, la migrazione forzata, la colonizzazione e la conseguente perdita di conoscenze ancestrali.

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Menzione d’onore è andata a Viviana Peretti, fotografa italiana freelance con base a Bogotà, per A portrait of Absence, progetto sul crimine di sparizione forzata in Colombia.

Molto interessante il reportage dell’argentina Irina Werning che ha come soggetto la giovane Antonella, una ragazzina di 12 anni di Buenos Aires che promette di tagliarsi i lunghissimi capelli solo dopo aver potuto riprendere le lezioni scolastiche in presenza.

A Roma, l’esposizione è stata ideata dalla World Press Photo Foundation di Amsterdam, promossa da Roma Culture e organizzata dall’Azienda Speciale Palaexpo in collaborazione con 10b Photography.

Di seguito la lista dei vincitori regionali: Faiz Abubakr Mohamed, Sudan, Sodiq Adelakun Adekola, Nigeria, Agence France-Presse, Rijasolo, Madagascar/France, Riva Press, Rehab Eldalil, Egypt, Amanuel Sileshi, Ethiopia, Agence France-Presse, Fatima Shbair, Palestine, Getty Images, Bram Janssen, the Netherlands, The Associated Press, Senthil Kumaran, India, Kosuke Okahara, Japan, Dar Yasin, India, The Associated Press, Konstantinos Tsakalidis, Greece, for Bloomberg News, Nanna Heitmann, Russia/Germany, Magnum Photos, Guillaume Herbaut, France, Agence VU’, Jonas Bendiksen, Norway, Mary Gelman, Russia, Amber Bracken, Canada, for The New York Times, Ismail Ferdous, Bangladesh, Agence VU’, Louie Palu, Canada, Yael Martínez, Mexico, Sarah Reingewirtz, United States, for Los Angeles Daily News and Southern California News Group, Vladimir Encina, Colombia, Irina Werning, Argentina, Pulitzer Center, Lalo de Almeida, Brazil, for Folha de São Paulo/Panos Pictures, Isadora Romero, Ecuador, Viviana Peretti, Italy, Anonymous, for The New York Times, Matthew Abbott, Australia, for National Geographic/Panos Pictures, Abriansyah Liberto, Indonesia, Charinthorn Rachurutchata, Thailand, Ta Mwe, Myanmar, Sacca Photo.

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