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Nell’antica Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano a Roma si è aperta dal 15 giugno una mostra di reperti archeologici d’età preromana recuperati dai Carabinieri nel 2021, oggetto di scavi clandestini ed esportazioni illecite, chiamata “Museo dell’arte salvata“.

Tra vetrine colme di piatti, crateri, coppe, teste votive, il “Museo dell’arte salvata” racconta la storia di una drammatica, continua spoliazione e di un incessante, meticoloso lavoro di contrasto alla piaga degli scavi illeciti, un museo simbolo dell’impegno italiano per la tutela del patrimonio culturale.

A presentare l’iniziativa, con il ministro Dario Franceschini, il direttore generale musei di Viale del Collegio Romano, Massimo Osanna, e il direttore del Museo nazionale romano Stéphane Verger. Ma soprattutto i vertici dell’Arma dei carabinieri, e tra questi il generale di Brigata Roberto Riccardi, comandante di quel Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (Tpc) che dal 1969 è il braccio e la mente delle complicate operazioni di recupero di opere trafugate, ritenute disperse, esportate illegalmente.

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«Proteggere il patrimonio culturale è la missione che ci è stata affidata — ha ricordato Riccardi —, e ad essa per nulla al mondo vorremmo sottrarci. È una difesa necessaria oggi, come lo è stata in ogni tempo. La tutela del patrimonio, rimessa all’articolo 9 della Costituzione nella storia d’Italia ha avuto i più vari paladini. Ha coinvolto sovrani, pontefici e intellettuali. Dal 1969 il nostro Comando è fra i tenaci custodi delle nostre opere. Ammontano a più di tre milioni i beni riguadagnati e ciò che appare in questa esposizione è solo una parte del “bottino” rientrato con uno degli ultimi recuperi».

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