Il 10 ottobre scorso, a Roma, l’Ala Brasini del Vittoriano ha accolto uno dei nuclei più preziosi della collezione del Whitney Museum di New York. Pollock e la Scuola di New York – questo il titolo della mostra – accoglie artisti del calibro di Jackson Pollock, Mark Rothko, Willem de Kooning, Franz Kline e molti altri rappresentanti della Scuola di New York, arrivati nella Capitale col loro stile inconfondibile, che li ha fatti passare alla storia come eterni e indimenticabili ‘Irascibili’.

La mostra, prodotta e organizzata dal Gruppo Arthemisia e curata da David Breslin e Carrie Springer con Luca Beatrice, è suddivisa in varie sezioni. La Prima accoglie Jackson Pollock. Ancor prima che la rivista “Life”, nel 1949, si chiedesse se fosse lui il più importante artista americano vivente, Jackson Pollock è già nella storia come il ‘primo artista americano’. Non ha legami anagrafici con l’Europa, nasce a Cody, Wyoming, nel 1912, e le cronache riferiscono di un’infanzia difficile per i continui spostamenti della famiglia tra California e Arizona ai tempi della Grande Depressione, quando il padre era costretto a cercare lavoro dove capitava. Il giovane artista ha un carattere ribelle, ingestibile sia dalla famiglia che dalla scuola, poco incline al rispetto delle regole ed è afflitto da ripetuti problemi di alcolismo. Eppure, quando dipinge, è evidente il suo strepitoso e prematuro talento. Incontra la pittura realista di Thomas Hart Benton, quindi si interessa al muralismo messicano, in particolare ai cicli di José Clemente Orozco. Pollock ha visto accrescere la propria fama grazie alla tecnica del dripping: un modo di dipingere del tutto inedito, un mix tra la ritualità di una danza indiana primitiva e la modernità di un’arte pre-performantica. Le dimensioni dei quadri sono sempre più grandi, al punto da coinvolgere tutto il corpo nella realizzazione. Sono passati oltre sessant’anni dalla morte, eppure il suo mito resiste ed è sempre attuale.

La Seconda sezione s’intitola Verso la Scuola di New York e si focalizza su una generazione di pittori che si allontanano dal realismo e dalla figurazione, vedendo nell’astratto il segno di un tempo nuovo. La Terza sezione è dedicata a Franz Kline; la  quarta sezione, invece, s’intitola Dall’Espressionismo astratto ai “Color Field”. La Quinta sezione, infine, è dedicata a Willem de Kooning, mentre l’ultima a Mark Rothko.

L’esposizione è aperta al pubblico fino al 24/02/2019.

Painting is self-discovery. Every good artist paints what he is.
J.P.

di Teresa Lanna

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