Renato, Roland Van Bartrop e il pernacchio

Roland Bartrop ne "I due marescialli"

Renato non lo capiva.

Nelle periferie degli anni ottanta le sezioni dei partiti cominciavano a svuotarsi. Rimaneva il tavolo, due sedie (ma dico due) ed il registro per annotare i presenti e le dichiarazioni “in sintesi” degli interventi. Dapprima i copiosi interventi ripiegarono in un “sono d’accordo basta che alle 6 finiamo perché devo aiutare mia moglie a fare la spesa”, poi vi fu il miracolo dell’ubiquità “Sono presente alla discussione, ma sto giù a discutere con il macellaio sulle fettine di carne che mi ha dato ieri sera: u-n-a-schi-fe-zza.” e alla fine i presenti aprirono il “SuperCarni da Giggino”.

Quelli che si arresero alla fine passarono al calcio ma Giannirivera aveva smesso, Brunogiordano era squalificato e Diego doveva ancora trovare la strada. Quelli che non si arresero facevano teatro nelle periferie degli anni ottanta. L’ultimo tentativo per salvare i cinema dai film porno. Squallidi perché erano squallidi tranne quelli con Vanessa Del Rio. Altro che Cicciolina. Il sogno era trasformare quel luogo dove si era pianto per Amedeo Nazzari, riso per Alberto Sordi, toccato per Marilin Jess o per Annette Haven nel luogo in cui eri tu che raccontavi le storie e dove gli altri applaudivano te proprio seduti nelle stesse poltroncine in cui lo avevano fatto per Mastroianni o Manfredi. Il Teatro? Che Utopia.

Quando ‘o primmattore diceva a Renato “Sei formidabile! Sei indispensabile!” lui non capiva. Il primo attore era il primo beneficiario dell’attore di spalla. Come la chitarra con il basso. Non esiste un protagonista senza la sua spalla, non ne può fare a meno. Come la trama non si sostiene con l’ordito anche l’ordito non tiene senza trama. Fili sparsi. Se il cinema addolcisce e mitiga le penurie dell’uno o dell’altro, il teatro ne esalta le differenze. Il cinema è borghese. Il teatro è giustizia sociale. Nelle periferie degli anni ottanta Renato non capiva perché contava le risate e gli applausi del primmattore. Ma quelli erano anche cose sue. La spalla costruisce un intricato gioco di percorsi emotivi attorno al primattore, gli indica la strada, rallenta il ritmo, lo accellera, gli passa la borraccia, fa capire al pubblico che “quello va rispettato, ringraziato e riverito” e se non ci credete vedete qua e gli porge la battuta in quel modo là, non in tutti i modi possibili, ma in quel modo giusto coerentemente con il ritmo che ha avuto il dialogo fino a quel punto là ed il primmattore deve “solo”… mettere la firma: una battuta, un espressione o un movimento.

 

 

 

“Renato, allora ti faccio un esempio. Tu sei quello che tiene l’ago ed io quello infilo nella cruna. Se tu non sei fermo. Io non acchiappo il buco” gli disse il capocomico.

Però se tu sei cecato, non ingarri lo stesso il buco” rispose facendo scappare una risata al barista che stava servendo il caffe al bancone.

Ecco, ti ho servito una battuta in cui io sono stato spalla e tu primmattore!” Ma Renato non capiva.

E allora intervenne senza essere invitato alla discussione l’intellettuale della compagnia, un giovane liceale, relegato a ruoli da caratterista (il medico, l’avvocato, il marito cornuto, etc.), sorseggiando il caffè della tazza servita a Renato.

Renato, tu sei come Roland Van Bartrop” e fu perentorio. Sgomento generale tra gli avventori, il barista e la comitiva degli attori al seguito.

Zi’ Rusalina, che era lì per caso per comprare una bottiglia di latte a lunga conservazione, fu lesta “Ma pecchè dovete cominciare ad offendervi mentre state ragionando con tanta pacatezza, misurate le parole accuminciannà a te che vaje a scuola e che dovresti essere più educato degli altri”.

Ma come non sapete chi è Roland Van Bartrop?”. Un giro di parole, sguardi, espressioni gergali, frasi fatte, appuntamenti ai quali si era già in ritardo, insomma non lo sapevano.

Roland Van Bartrop è stato un attore inglese, caratterista, spesso interprete di ufficiali tedeschi, famoso al grande pubblico per “i suoi capolavori” nel film “I due marescialli” (1961) con Totò e Vittorio De Sica nel ruolo del tenente Kessler, e nel film “I due colonnelli” (1961), sempre con Totò, nel ruolo del Maggiore Kruger.

Ne “I due colonnelli” chi non ricorda la scena della “Ho carta bianca – e ci si pulisca il culo!”. Tutto il merito è di Totò? Non è credibile. Il maggiore Kruger costruisce una casa a due piani “Mancano, due minuti”, poi un palazzo “io ho pieni poteri”, poi un palazzo a 10 piani “Che cosa sono la vita di 100 persone rispetto alla gloria del Reich, sono mosche” e poi un grattacielo – comprimendosi nelle spalle e con un urlo quasi strozzato – “Badate bene colonnello, Io ho carta bianca!” e, a quel punto, il colonnello Di Maggio (Totò) non può (ma non può, proprio non può) che rispondere “E ci si pulisca il culo?”. È una questione matematica.

 

Roland Bartrop
Roland Bartrop

 

Capite bene il merito è alla pari.

Come nella scena del “fai un pernacchio al tenente Kessler” de “I due marescialli”

Nel comizio al balcone il grande Van Bartrop è geniale nello scandire tutta l’arroganza dei nazisti, ondeggiando come un otre in un movimento circolare, con le mani nei fianchi, e chiudendo “……Sarà la forza militare del popolo tedesco e del genio militare del nostro Führer”. Era normale che partisse un pernacchio. Non una pernacchia, una cosa floscia e molle, che indica una donna piena di sé che viene spernacchiata per quello che fa e che dice bensì un pernacchio, il segno di una ribellione, una rivoluzione proclamata e svolta, una ribellione in atto.

Van Bartrop alias Tenente Kessler è perfetto nella preparazione della scena successiva gli “hanno fatto un grosso rumore con la bocca” e vuole sapere chi è, e lui “lo ha sentito bene” e il modo con il quale ripete due o tre volte la battuta finale del comizio che ha richiamato il pernacchio

“il genio militare del nostro Führer” … pppppppprrrrrrrrrrr”

“il genio militare del nostro Führer” … pppppppprrrrrrrrrrr”

e quando nega il diritto di fare il pernacchio al podestà (altra grande spalla Gianni Agus).

Il punto di caduta, la battuta finale, che Van Bartrop prepara sapientemente è quella di Totò quando “chiude” la scena a questo punto richiamando il tutto alla sintassi pura del pernacchio che si compone di una madre e di una figlia. La prima è la declamazione che indica il soggetto o la cosa che si vuole irridere con il pernacchio, la seconda è il pernacchio stesso che demolisce il declamato

“Signor Tenenteee … pppppppprrrrrrrrrrr”

 

 

Van Bartrop si chiude nelle spalle come se avesse il dovere di sentirlo l’ennesimo pernacchio, per dovere nei confronti dell’amato Führer, perché bisogna trovare il colpevole. “È così!” con un candore tale che sembra un bambino, gli hanno trovato il suo pernacchio, come il principe azzuro ha trovato il piede di Cenerentola con la scarpa della mezzanotte.

Nelle periferie degli anni 80 ormai i pernacchi erano diventate pernacchie.

di Vincenzo Russo Traetto