Se non ci trovassimo in provincia di Caserta, non avremmo addosso quella patina di rassegnazione che ci avvolge, quando i sindaci prendono la parola agli incontri che seguono gli ormai settimanali roghi tossici, presso strutture di stoccaggio e discariche.

Una sequela di concetti viscosi e inconcludenti che fanno sembrare gli amministratori territoriali i migliori professionisti della recitazione d’Accademia. Quella che, nella ripetizione mnemonica di concetti vitrei e identici, ha trovato la via per far fare fortuna a più di un interprete. E di carriera, ripetendo idee imbalsamate e salmodie identiche a quelle della DC nel dopoguerra, ne hanno fatta molta, alcuni politici casertani.
Carriera che, almeno da qualche mese, non corrisponde a un parallelo studio delle concrete realtà dei territori amministrati, anzi. Le parole non sembrano seguire nemmeno in maniera blanda ciò che accade in centoquattro comuni. A sentire bene sindaci e amministratori della Provincia, nessuno conosce in maniera precisa quante aziende esistano nelle varie realtà comunali, nelle zone industriali, negli spazi che sono stati edificati grazie a troppo disinvolte varianti ai PRG.

Di pericolosità degli opifici e di catalogazione negli elenchi di insalubrità, nemmeno a parlarne, perché i politici casertani sembrano saperne meno di uno studente imberbe alle interrogazioni, prima delle vacanze di Natale.

Clamorosi i casi di Antonio Mirra, sindaco di Santa Maria Capua Vetere e Giorgio Magliocca, presidente della Provincia e sindaco di Pignataro Maggiore che, tra un incendio dello Stir e l’altro, hanno collezionato uno sconfortante campionario della superficialità e delle conoscenze raffazzonate sulla tematica ambientale nelle zone di rispettiva competenza. Dalla dichiarazione di Magliocca sulla sicurezza dello Stir, pronunciata col tono sognante di una fiaba di Hans Christian Andersen (poi, sconfessata dall’ennesimo rogo tumorale alla struttura tra Santa Maria Capua Vetere e Teverola) alla reattività da bradipo del primo cittadino Mirra che si è ricordato di far piantonare le strutture di stoccaggio rifiuti, solo dopo due incendi spaventosi alle stesse piattaforme.

Ma non fanno eccezione gli amministratori di altri Comuni, dove le discariche e gli impianti ormai regolano la linea di orizzonte tra le poche aree verdi superstiti e la massiccia ribalta industriale di ogni paese. Nessuno ha mai spiegato quanti impianti industriali esistano sul territorio di competenza, così come non abbiamo mai sentito un solo sindaco, un assessore all’Ambiente o un politico che transita in Regione o alla provincia di Caserta, indicare con chiarezza e serietà il numero e la classe di impatto sull’ambiente degli opifici in provincia.
Nulla, solo un gran bollito che gorgoglia le solite frasi che, in molti, sentiamo dalla fine degli anni ’70. “Noi amiamo il territorio”, poi, diventa l’inossidabile refrain da stupidario dell’ovvio che conclude ogni Grand Guignol recitato in politichese, da quando i roghi hanno iniziato a devastare questa provincia. Eppure, una rapida occhiata, data anche attraverso i potenti smartphone che i nostri politici fanno roteare tra le mani ad ogni incontro “perché amano il territorio”, potrebbe servire a leggere il testo dell’articolo 216, Testo Unico delle Leggi Sanitarie. Un Decreto Ministeriale del 1994!

In quel preciso enunciato, vengono spiegate con semplicità cartesiana le regole per la classificazione dell’insalubrità degli impianti e, soprattutto, la compatibilità con il territorio. Nulla.

Nella costante interpretazione di un testo da teatro provinciale, sembrano non conoscere nemmeno il numero delle aziende nei loro Comuni, ma parlano tanto, soprattutto di “rilancio”. Siamo l’unica terra che ha dei politici pronti a rilanciare le attività, senza conoscere le stesse attività.
Per amore di chiarezza e per venire incontro agli amministratori che non hanno nemmeno il tempo di leggere delle leggi (dovrebbero conoscere a memoria ogni Testo Unico per la gestione di un territorio) precisiamo a Mirra che Santa Maria Capua Vetere ha 2257 aziende e società, con un comparto che sfiora i cinquemila addetti, e Pignataro Maggiore, città amministrata dal presidente della Provincia, si attesta sulle 271 sigle commerciali, con circa 865 impiegati.
“Va bene, ma voi siete giornalisti e conoscete bene questi numeri”, diranno. E no, noi non veniamo pagati per amministrare un territorio, come accade a voi, cari amministratori dalla preparazione discutibile e, soprattutto, i dati noi li leggiamo perché sono disponibili anche su un semplice telefonino. Lo stesso cellulare che usate per chiamare qualche giornalista, pronto a scrivere titoli a cinque colonne, sul vostro “amore per il territorio”.

di Salvatore Minieri

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°199
NOVEMBRE 2019

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