Roberto della Noce: il viaggio fotografico nel mito di Eco e Narciso

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Roberto della Noce ed il suo racconto fotografico

Un bellissimo racconto fotografico, la fantasia che spiega la realtà, sulla scia del mito  di Eco e Narciso raccontato dal fotografo Roberto della Noce.

Nella mitologia Greca, Narciso era un bel giovane, così orgoglioso della sua bellezza che respingeva chiunque si innamorava di lui.

La ninfa Eco voleva tanto svelare il suo amore per lui,ma era stata punita dalla dea Era a non servirsi più della sua voce e a ripetere le ultime parole pronunciate da qualcun altro. 

Questo perché Eco l’aveva distratta con la sua voce armoniosa, e il marito Zeus l’aveva tradita. Un giorno Eco decise di seguire Narciso e stava nascosta tra gli alberi quando per vedere meglio ruppun ramo secco.

Narciso allora cominciò a cercare chi c’era nascosto, e quando la vide la respinse dicendole che non aveva bisogno di lei. Eco fuggì via triste e ferita cominciò a vagare fino a quando di lei non rimase che la voce ripetere le parole degli uomini. 

Narciso continuò a rifiutare le spasimanti, finché la dea Nemesi lo punì a innamorarsi senza poter soddisfare la propria passione. Così un giorno sulla riva di un fiume il giovane vide la sua immagine riflessa e se né innamorò e tanto fu il suo tormento che si trafisse il petto con un pugnale, e sulla terra dove cadde il corpo nacque un fiore bellissimo dalla corolla rossa e i petali bianchi, chiamato appunto Narciso.

 

Come mai hai chiamato questa mostra ECO?

«Eco prende riferimento dalla ninfa di Narciso. È un lavoro molto personale , dedicata ai narcisisti che ho incontrato nella mia vita. ECO perchè , io sono ECO, però in questo caso c’è un distacco dal narcisista.

Nel mito Eco , pur di essere amato da narciso , si lascia morire. In questo caso no, rimane là, si fa guardare. Questo è il risultato a dire “Io rimango vivo”. I colori delle fotografie sono caricati, forti. 

I colori per me sono vita. Quindi questa è la risposta , il riscatto di ECO: “Io non mi chiuderò nella grotta a morire e a piangere, ma lascerò che sia narciso a lasciarsi morire”». 

Come mai ti sei ispirato a questa figura  mitologica: Il narcisista come viene rappresentato  in questa società?

«La società è diventata narcisista, soprattutto nei social, dove quello che ti interessa è che la gente ti guardi e ti metta un likele persone amano essere guardate

Un  l’individualismo, spinge le persone a isolarsi, e aspettarsi che vengano a lui, senza scambiare. Il lavoro è un estratto di un servizio molto più ampio,che è incentrato sulla percezione della realtà.

I manichini mi hanno  attirato particolarmente, sono state le foto in se ad avermi chiamato. Il  mio intento era di dare una visione della percezione della realtà. Il nostro pensiero della realtà  è solo la nostra percezione, un piccolo frammento, quindi nei riflessi delle vetrine, ho messo  tutto a fuoco, non dando  la possibilità  di guardare un dettaglio o un altro, devi scegliere cosa stai guardando, qui è messo a fuoco sia il primo piano che lo sfondo.

La fotografia è sempre un messaggio, un intermezzo fra due persone, io arrivo fino a un certo punto, poi il resto lo fa  lo spettatore.

Questa mostra è un frammento di un lavoro in costruzione da anni, non ricercato, è lui che cerca me.

Questo progetto che ho realizzato, l’ho fatto per una mia esigenza personale, e non per una commissione. Il supporto utilizzato per le mie opere sono stampe a sublimazione, stampa diretta» ci dice Roberto della Noce.

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Progetti futuri?

«I miei progetti  futuri sono  sempre incentrati sul discorso della percezione, sto ricercando i soggetti  per realizzare le mie future opere». 

di Maria Grazia Scrima

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