Roberto Antonio Rojas e lo scandalo dei Mondiali ‘90

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Il Mondiale di Italia ’90 verrà ricordato per la vittoria della Germania in finale contro l’Argentina di Maradona, per le deluse contestazioni ad Azeglio Vicini che con la Nazionale Italiana non arrivò oltre il terzo posto nonostante i gol di Totò Schillaci, proclamato miglior giocatore del torneo. Ma c’è una storia che in pochi raccontano che ha macchiato le qualificazioni sudamericane.

Un imbarazzante ricordo che coinvolge il Brasile ma soprattutto il Cile quando, tra il 1988 ed il 1989 si sono scontrate per un posto alla competizione. Con l’Argentina già qualificata in quanto campione uscente, Brasile, Cile e Venezuela si ritrovarono nello stesso girone.
I brasiliani erano favoriti, ma il 3 settembre del 1989 si scontrarono con i cileni che per staccare il biglietto per il torneo dovevano assolutamente vincere.
Il match di ritorno al Maracanà e 160.000 spettatori presenti facevano presagire come sarebbe finita, tanto che il Cile lamentavano da subito un presunto sabotaggio perché l’eliminazione del Brasile sarebbe risultata troppo clamorosa. Dal canto loro, i brasiliani si lamentavano con la Federazione per la designazione di un arbitro argentino, temendo imparzialità visto che i due paesi vivono da sempre un’accesa rivalità.
Con questi presupposti, si scese in campo in un clima di infuocata tensione.
A passare in vantaggio fu proprio il Brasile con una perla di Antonio Careca e lo stadio esplose subito in un tripudio di sollevata festa da parte dei tifosi verdeoro: balli, canti ma soprattutto fragorosi petardi e fumogeni che portarono a quanto accadde dopo.
Al 69’ un petardo esplode dietro la porta cilena e dalla nuvola di fumo emerse il portiere della nazionale cilena con il volto completamente ricoperto di sangue, stramazzando al suolo dopo pochi passi. Seguirono momenti concitati in cui la panchina cilena portò Rojas fuori dal campo sollevandolo a braccia. La terna arbitrale prese in fretta la decisione: partita sospesa e tutti negli spogliatoi.

La Federazione Cilena avanzò subito la richiesta della vittoria a tavolino e pesanti sanzioni per il Brasile.
Ma da subito si ebbe la sensazione che qualcosa non andava: lo svolgimento dei fatti, il ferimento di Rojas era alquanto sospetto data la distanza della porta cilena dall’effettivo luogo dove era esploso il petardo.

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Fu un fotoreporter, Ricardo Alfieri, a smascherare l’inganno, attraverso la sequenza delle foto che aveva scattato fu chiaro che il petardo era esploso lontano dal portiere e che lo stesso nella confusione aveva fatto di tutto per avvicinarvisi invece di allontanarsi.
Ribaltamento di sdegno e Federazione brasiliana che chiede una contro-inchiesta.
Dopo un pressante interrogatorio, durante il quale si contraddisse più volte, finalmente Antonio Rojas fece venire fuori la verità.

Sapeva che sugli spalti ci sarebbe stata confusione e si era messo d’accordo con una sua conoscente che al momento giusto, nel caso in cui la situazione fosse stata sfavorevole ai cileni, avrebbe fatto scoppiare un bengala direzionandolo il più possibile verso la sua porta.
Era preparato anche lui: nascosto dal fumo, al momento giusto aveva tirato fuori dal guantone un piccolo bisturi con cui si era ferito la fronte.

Anche altri giocatori cileni erano a conoscenza dell’inganno, infatti il compagno di squadra Astengo fece sparire in fretta i guantoni ed il bisturi una volta negli spogliatoi e del resto Rojas venne messo in fretta e furia su un aereo pronto a riportarlo in patria.
La giustizia sportiva non ebbe più molti dubbi e la sua mano fu pesante nella punizione. Antonio Rojas venne squalificato a vita per condotta estremamente antisportiva, solo nel 2001, quando ormai aveva 44 anni, la condanna gli venne graziata.

Il compagno di squadra Astengo venne squalificato per 5 anni ma risultò colpevole anche il tecnico Aravena, che aveva urlato ai suoi giocatori di tenere a terra Rojas il più possibile e la stessa federazione cilena. Il sospetto che fosse stato tutto architettato a monte non ha mai abbandonato i protagonisti della vicenda.
Una storia che tutti hanno voluto dimenticare perché i lati oscuri sono molti di più delle verità rivelate.

di Alessandra Criscuolo

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°222 – OTTOBRE 2021

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