Rob Woodcox e la “fotografia concettuale”

L’arte non può limitarsi soltanto ad un mero fattore estetico. Per essere Arte con la A maiuscola deve emozionare, far riflettere, deve mettere in discussione le convinzioni dei suoi fruitori, talvolta anche disturbandone il senso della morale, del pudore e del buonsenso. Deve, insomma, infrangere il più possibile i taboo legati a genere, razza, sesso, smuovendo e risvegliando coscienze critiche.

È proprio questo l’intento delle opere di Rob Woodcox, artista e fotografo statunitense, che attualmente vive facendo la spola fra Messico e U.S. Rob con le sue foto sta riscuotendo un successo sempre maggiore, e non soltanto per la particolarità dei suoi lavori. È il suo vissuto pregnante di esperienze delicate e segnanti ad ispirargli costantemente opere che provino, in qualche modo, a far riflettere su tematiche apparentemente banali perché troppo inflazionate, ma raramente trattate con la giusta attenzione.

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Fotografia concettuale

Le fotografie di Rob mirano ad una costante sensibilizzazione su temi quali l’identità di genere, l’uguaglianza razziale, la questione ambientale. Il tutto contornato dalla speranza di riuscire a individuare, all’interno di società complesse come le nostre, la possibilità di connessione umana, da rintracciare soprattutto attraverso un dialogo graduale ma costante che permetta di familiarizzare con tematiche sempre più attuali.

L’esperienza dell’adozione prima e il suo coming out poi sono state fulminanti per la sua già spiccata sensibilità. In tutte le sue opere – parte delle quali è oggi racchiusa nel suo ultimo libro, “Bodies of light” – è evidente il costante tentativo di fondere corpi completamente differenti, certamente frutto di vissuti altrettanto agli antipodi. Donne e uomini neri, bianchi, mulatti, perfettamente armonizzati all’interno della cornice che Rob ama definire “fotografia concettuale”.

È evidente, già soltanto conoscendo le tappe che hanno costellato la sua giovane vita, che proprio dal suo vissuto derivi la costante necessità di dar voce ai diversi. Ai più deboli, a coloro che, posti ai margini, spesso scelgono di accettare delle condizioni assurde imposte da una società che, in maniera distorta, vorrebbe burattini tutti uguali, incapaci di vantare una diversa personalità.

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Explore masculinity

Proprio in linea con il suo peculiare modus operandi si pone uno dei suoi ultimi editoriali, “explore masculinity“. Un’opera mirata ad abbattere l’assurdo preconcetto legato all’idea che una mascolinità femminea non possa essere definita tale. L’intento di questo nuovo shooting sarebbe quello di abbattere l’idea che un uomo, per essere definito tale, debba necessariamente rispondere a canoni di virilità precisi. Una sorta di rovesciamento del discorso – strettamente legato al body shaming – che spesso ci si ritrova ad affrontare nel tentativo di proteggere le donne dall’idea che vi sia un solo modello di corpo accettabile. In questo caso, tuttavia, è in questo caso traslato su un ambito che effettivamente viene troppo spesso sottovalutato, turbando chi vi inciampa all’interno.

“Non mi fermerò come artista fino a quando la vera uguaglianza non sarà raggiunta da tutti”. Questa la categorica affermazione di Rob durante una delle ultime interviste rilasciate. Una grandissima speranza per gli ultimi e per i “diversi”. Per tutti coloro che, alla ricerca di un’identità, sperano di trovare, un giorno, un porto sicuro in cui attraccare. Insomma, è inutile negarlo; in fondo, siamo tutti uguali.

 

di Teresa Coscia

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