Riutilizzo dei beni confiscati per creare positive ricadute sociali

Beni confiscati alla camorra

Caratteristiche generali della nuova LR 3/2018 a modifica della LR 7/2012

 

La recente Legge Regionale 3/2018 è frutto di un grande lavoro della Commissione anticamorra in tema di riutilizzo dei beni confiscati alfine di restituire alla comunità un patrimonio sottratto alle mafie per la realizzazione “di progetti di riutilizzo dei beni confiscati sul territorio regionale, qualificati e diversificati, sostenibili nel tempo e capaci di favorire positive ricadute sociali, economiche ed occupazionali attraverso la definizione e la strutturazione di sedi e distretti di economia sociale e solidale”.

La Regione riconosce il riutilizzo sociale dei beni quale strumento di prevenzione e contrasto dei fenomeni criminali promuovendo principi di legalità, solidarietà ed inclusione sociale attraverso modelli di sviluppo territoriale sostenibile ed inclusivo e volto a: prevenire i fenomeni di abbandono dei beni e conseguente degrado; monitorare le esperienze in essere ed i modelli sostenibili e replicabili; interessare le politiche sociali e sociosanitarie, di sviluppo e turismo, agricole ed agro alimentari, culturali ed educative; definire politiche regionali per la sicurezza; strutturare progetti di inclusione sociale, lavorativa ed abitativa delle fasce deboli e a rischio di esclusione e marginalizzazione, delle persone e comunità migranti, rom, sinti e camminanti; strutturare progetti, sui diversi Ambiti Territoriali, secondo il modello dei PTRI/BdS (progetti riabilitativi individuali sostenuti dai budget di salute, ndr) riconosciuti come best practice di alcune tra le migliori esperienze di riutilizzo; strutturare azioni di sviluppo produttivo, culturale, occupazionale e sociale del territorio regionale; definire percorsi di innovazione sociale in reti e distretti di economia sociale e solidale per la fornitura di beni e servizi, turismo responsabile ed esperienziale, produzione agricola ed agro alimentare; promuovere la cittadinanza attiva attraverso una partecipazione democratica dei cittadini alla cultura della legalità, della giustizia e della solidarietà sociale anche attraverso il coinvolgimento e la strutturazione di reti collaborative tra i diversi soggetti istituzionali, sociali, economici e culturali.

L’adozione di un piano strategico per i beni confiscati, di recente istituzione, è lo strumento che definisce I principi di indirizzo e coordinamento individuando criteri e settori di progettualità atti a promuovere sostenere il riutilizzo sociale. Tale piano va presentato, con cadenza triennale entro il 30 marzo di ciascun triennio e deve indicare, tra le altre cose: obiettivi e finalità della programmazione, sussistenza quantitativa e qualitativa del patrimonio confiscato con indicazioni sulle attività di riutilizzo sociale in essere; gli indirizzi e le progettualità volte all’integrazione delle più complesse politiche regionali, alla gestione di imprese sequestrate e confiscate per promuoverne la bonifica e la reimissione nel mercato; all’introduzione di modelli organizzativi e gestionali innovativi; alla formazione professionale per i dipendenti della pubblica amministrazione e al potenziamento della capacità amministrativa di promuoverne la cultura ed il riuso sociale; al ruolo delle università, dei centri di studio e ricerche, scuole.

Al piano triennale si aggiunge la programmazione annuale, redatta anche in sinergia con i piani di zona d’ambito per garantire la funzione sociale di riutilizzo dei beni confiscati. Attraverso l’istituzione di un fondo unico si mira a promuovere azioni per le ristrutturazioni funzionali degli immobili già trasferiti al patrimonio indisponibile dei comuni cui gli stessi possono accedere con procedura di evidenza pubblica predisposta dalla regione Campania; azioni per le start Up promuovendo programmi e progetti di innovazione sociale ed economia sociale composte per il 60% da persone di età non superiore ai quarant’anni; azioni per la valorizzazione delle attività in essere, già assegnati ed effettivamente riutilizzati per scopi sociali e di pubblica utilità con interventi che incidono sul tessuto culturale, sociale ed economico della comunità in termini di partecipazione attiva, miglioramento della qualità della vita e della salute pubblica, occupazione, integrazione sociale e lavorativa, promozione della legalità e contrasto alla criminalità organizzata.

Tra le novità della legge modificata c’e la possibilità di destinare I beni ai fini di un riutilizzo sociale attraverso l’assegnazione In concessione, a titolo gratuito e nel rispetto dei principi di trasparenza, pubblicità e pari trattamento, con evidenza pubblica ai soggetti individuati ai soggetti alle categorie sociali più svantaggiati perseguendo gli obiettivi di inclusione sociale ed abitativa. Infine viene sostenuta la metodologia sociosanitaria attraverso I PTRI/BdS nell’ottica di un superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari.

Importante è stato l’apporto di diversi soggetti istituzionali e sociali come l’Agenzia Nazionale, Libera ed i consorzi di comuni Agrorinasce e Sole nonché il prezioso contributo portato a questa legge dal progetto Rush (Rural Social Hub, ndr) una ricerca azione promossa dall’istituto di Studi Politici San Pio V e Fondazione con il sud con il consorzio di cooperative NCO che, grazie all’operato degli ultimi anni, ha fotografato lo stato reale di riutilizzo ed il mancato riutilizzo dei beni confiscati in Campania.

La nuova normativa è frutto di un lungo lavoro della Commissione regionale anticamorra ma di non poco conto è stato il confronto con quelle compagini sociali guidate da Peppe pagano a Casal di Principe e da Simmaco Perillo a Sessa Aurunca quali modelli a cui ispirarsi e dai quali partire.

di Annamaria La Penna

 

About Annamaria La Penna

Pedagogista, si occupa di educazione, formazione e ricerca universitaria prevalentemente nell'educazione degli adulti e del Life Long Learning. Assistente Sociale, mediatrice familiare e consulente tecnico esperto in servizio sociale forense, è impegnata nei servizi e nelle politiche sociali dal 2001. Ha collaborato con alcune testate, tra cui Viewpoint, magazine di promozione culturale umbro (dove nasce e si forma) fino a giungere nel 2016 nella grande famiglia di Informare, dove ricopre il ruolo di caporedattore e direttore organizzativo. Iscritta agli Ordini professionali degli Assistenti Sociali e dei Giornalisti Pubblicisti della Campania. Obiettivo personale e professionale: con passione e dedizione, continuare a migliorare in qualsiasi cosa faccia.