Riuso dei beni confiscati alle mafie: la legge 109/1996 compie 25 anni

Informareonline-Beni Confiscati
7 marzo 1996. Quasi 25 anni fa il via al riuso dei beni confiscati alle mafie.

La commissione giustizia approva la legge 109 in sede deliberante, a legislatura finita. Finalmente una legge prevede il riuso dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Finalmente “le mafie restituiscono il maltolto”, come recita la campagna avviata dall’Associazione Libera nell’anno della sua nascita, il 1995.
La prima battaglia “contro le mafie”, come promesso dal nome stesso dell’associazione.

L’obiettivo è quello di raccogliere un milione di firme per sollecitare modifiche alla legge 575 del 1965. Alle Disposizioni contro le organizzazioni criminali di tipo mafioso, anche straniere, va aggiunta la possibilità di riutilizzare il “maltolto delle mafie”.
L’obiettivo è di ottenere il riuso dei beni confiscati alla criminalità organizzata a scopi sociali, così come scritto dallo stesso Don Luigi Ciotti in un articolo per Repubblica del 30 giugno 1995.

27 gennaio 2021. Quasi 25 anni dopo.

Più di 900 realtà dell’associazionismo e della cooperazione e più di 1000 comuni hanno avuto in assegnazione beni immobili e aziende confiscati e ora sono impegnate nella loro gestione per finalità sociali. Inclusione, promozione cooperativa e di economia sociale, aggregazione giovanile, servizi alle persone, rigenerazione urbana e sostenibilità ambientale: tante sono le esperienze nate dalla “restituzione del maltolto delle mafie”. Una restituzione alla società, al popolo. A chi ingiustamente ne era stato privato. Una restituzione al bene comune, minato dalla prepotenza della criminalità.

27 gennaio 2021. Quasi 25 anni dopo.

Più di 35.000 beni immobili definitivamente confiscati dal 1982 ad oggi, di cui circa 16.500 destinati e consegnati dall’Agenzia nazionale per le finalità istituzionali e sociali. 11.000 beni confiscati in via definitiva, però, sono in attesa di essere destinati e consegnati.
I numeri di sequestri e confische raggiungono ormai dimensioni considerevoli e ciò rende necessario assicurare adeguate organizzazione, programmazione, competenze, risorse e strumenti in tutte le fasi, dal sequestro alla confisca, fino all’assegnazione per il riuso, come previsto dal nuovo codice antimafia.
Organizzazione, programmazione, competenze, risorse e strumenti che, purtroppo, non sempre sono all’altezza. Fra le principali criticità riscontrate, per esempio, spesso compare la mancanza di fondi per la ristrutturazione dei beni da destinare al riuso per finalità sociali.

Sul sito di Libera contro le mafie, Don Luigi Ciotti non ha mancato – come ogni anno – di celebrare l’anniversario dell’approvazione della Legge 109 del 1996.

Facendo un bilancio – le cui cifre abbiamo già parzialmente riportato – Don Ciotti ha sottolineato l’importanza del riuso dei beni confiscati e del miglioramento di iter, tempi e competenze, “per cambiare passo, in questa direzione”: “Nell’ottica del riutilizzo dei beni confiscati, le mafie vengono lette come una questione sociale che affonda le sue radici nella corruzione, nell’indifferenza e nell’individualismo, cioè come un male che può essere vinto solo attraverso un impegno collettivo per ridurre le diseguaglianze e promuovere percorsi di giustizia sociale.”

“Ma il contributo che il sempre più vasto patrimonio dei beni mobili, immobili e aziendali sequestrati e confiscati alle mafie, alla criminalità economica e ai corrotti può apportare agli sforzi per assicurare una ripresa nel nostro Paese post pandemia, sarebbe sicuramente maggiore se tutti i beni fossero rapidamente restituiti alla collettività e le politiche sociali diventassero una priorità politica a sostegno dei diritti all’abitare, alla salute pubblica, alla sostenibilità ambientale, al lavoro dignitoso ed ai percorsi educativi e culturali.

27 gennaio 2021. Quasi 25 anni dopo, celebriamo i primi 25 anni di restituzione del maltolto delle mafie, con uno sguardo al futuro. Perché si migliori nei processi, affinché sempre di più e sempre meglio, la società possa riappropriarsi di ciò che gli è stato ingiustamente tolto.

di Angelo Velardi

Print Friendly, PDF & Email