Quando pensiamo alla canapa, il nostro imago, ci riporta subito al suo effetto stupefacente, senza tener conto che la sua coltivazione è una delle più antiche praticate dall’uomo. Il nostro Paese vanta una grande tradizione sulla produzione di canapa, tanto che negli anni ’50 l’Italia era il secondo produttore al mondo. Tuttavia il sopravvento di alcune teorie “demonizzanti” vietarono ciò che prima era tollerato e praticato, a differenza di altre sostanze come l’alcol o il tabacco che, pur producendo maggior danni, fanno comunque ancora parte del nostro costume nazionale.

Si è svolta così a Frattamaggiore la fiera “Canapa è”, per dare valorizzare questo prodotto naturale. «A dare un importante contributo alla ripresa della coltivazione della canapa industriale in Italia – come ci spiega l’avv. Nicomede Di Michele dell’associazione a promozione sociale Fracta Sativa UniCanapa fu proprio un frattese: il prof. Sossio Capasso, fondatore dell’Istituto degli Studi Atellani e prima ancora della Rassegna Storica dei Comuni».

Dal 2015, l’associazione Fracta Sativa Unicanapa ha lavorato insieme al Dipartimento di Farmacia dell’Università Federico II di Napoli per la realizzazione di una legge regionale (nr. 27 del 2016) che dà la possibilità ai medici di poter prescrivere la cannabis per patologie anche non espressamente contemplate nel Decreto del Ministro della Salute.

Negli ultimi anni, c’è stato giocoforza il diffondersi di un’industria “eco” e non solo, e la domanda di utilizzo dei derivati di questa pianta è cresciuta sempre di più.

Quali aziende/associazioni hanno partecipato alla Fiera e quali erano le aspettative?
«Questa del 2018 è la terza edizione – afferma l’avv. Di Michele la Fiera è una sorta di espressione di tre momenti di un percorso tra le eccellenze del territorio. Un tempo la canapa si coltivava sotto le “alberate”, dette anche “vite maritate” dal cui vitigno si ottiene il vino Asprino che, per la sua acidità si sposa bene con la mozzarella di bufala. Sono stati proprio questi i tre protagonisti dell’evento espressione dell’antica Atella e che hanno esaltato la cultura, la tradizione del nostro territorio».

Alla fiera erano presenti anche lo stand del Dipartimento di Agraria di Portici e quello del Dipartimento di Farmacia di Caserta. Che relazione c’è tra l’Università e la canapa?
«La collaborazione con le Università ed il CNR è importante, senza la ricerca infatti non sarebbe possibile una ripresa di questo settore. In ottica di sviluppo l’Associazione ha coinvolto alcuni istituti superiori e quest’anno si diplomerà il primo ragioniere esperto in canapa».

È possibile quantizzare la produzione della canapa?
«Non è semplice in quanto la produzione è distribuita su tante piccole aziende sul territorio nazionale. Oggi stiamo pagando il ritardo maturato in tanti anni di assenza di ricerca e sperimentazioni nel settore. Negli ultimi con l’avvento delle cultivar a basso contenuto in THC e le modifiche legislative introdotte hanno determinato il ritorno dell’interesse per la coltivazione di questa pianta. Quest’anno, inoltre, si è avuto un’esplosione della coltivazione di canapa per la produzione di inflorescenze».

In quale ambito la produzione è maggiormente indirizzata?
«Attualmente la produzione è orientata verso il food, con la coltivazione dei semi per olio e farina e le infiorescenze. Per la fibra si evidenziano ancora delle criticità in quanto il nostro paese risulta carente in impianti di trasformazione in grado di separare dagli steli la fibra e il canapulo».

Quali sono i costi del prodotto finale?
«Attualmente il prezzo di mercato dell’olio è di circa 40/50€ al litro; ovviamente non è un sostituto dell’olio di oliva. Il panello che resta dall’estrazione dell’olio diventa poi farina, che non ha glutine, viene unita ad altre farineed è destinata all’industria del pane, pasta e biscotti con un gusto particolare».

Tra le varie associazioni presenti alla Fiera Canapa è, mi ha incuriosito e colpito “Gli amici di nonna Canapa” «L’associazione mi racconta M. Serena Caserio fondatrice di “Nonna Canapa” – nasce nel 2016 in Molise, per rispondere all’esigenza di diffondere la cultura di questa coltura. Il primo campo è stato coltivato proprio nel 2016 e nel contempo ci siano dedicati a progetti culturali dedicati ai bambini. “Nonna mi racconti la canapa” è uno di questi. È un fumetto scritto in collaborazione di un fumettista italiano e stampato su carta di canapa e racconta il valore e le potenzialità della canapa. L’obiettivo è quello di rendere partecipe le istituzioni scolastiche per far conoscere la pianta ai bambini attraverso dei laboratori».

Anche se abbiamo le tecnologie che permetterebbero un cambiamento di rotta in direzione delle fonti rinnovabili, non ci impegniamo ancora abbastanza. E se i nostri antenati hanno utilizzato la canapa nei più disparati modi, perché non fare questo viaggio indietro nel tempo ed onorare la loro memoria per riscoprire il valore di questa coltivazione riportandola di nuovo alla sua fama mondiale?

di Angela Di Micco

Tratto da Informare n° 183 Luglio 2018

 

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