In ogni essere umano vi è un meccanismo straordinario che, se attivato, può portarlo all’autoguarigione. Abbiamo approfondito l’argomento con uno dei massimi esperti mondiali in materia, il prof. Mauro Cozzolino che, all’Istituto dei Tumori Pascale di Napoli, in collaborazione con l’equipe del prof. Michelino De Laurentiis, sta portando avanti l’innovativa ricerca sperimentale Mente-Corpo, su donne affette da tumore al seno non metastatiche, per studiare, con metodo rigorosamente scientifico, i meccanismi che ne sono alla base.

«Dentro di noi – spiega il terapeuta – esistono dei ritmi biologici detti ultradiani che, a differenza dei ritmi circadiani che durano 24 ore, durano dai 90 ai 120 minuti. Essi regolano tutte le nostre attività e mettono in atto una serie di cambiamenti. Di norma ogni 90-120 minuti, c’è un cambio di dominanza emisferica. Nella maggior parte delle attività abbiamo la preminenza emisferica sinistra, ma in alcuni momenti, per 5-10 minuti c’è una dominanza emisferica destra. Capita a tutti, dopo le prime due ore in cui siamo prestanti, di avvertire la necessità di cambiare ritmo prendendoci una pausa. Spesso però i nostri ritmi non ci permettono una tregua e quelle volte che ce la prendiamo facciamo cose che attivano ulteriormente il nostro organismo invece di rilassarlo, come prendere un caffè o chiacchierare. Il nostro organismo riesce a gestire lo stress, ma a lungo andare lo stress produce infiammazione cronica che è la base di tantissimi disturbi sia in ambito oncologico che neurodegenerativo. Questo substrato rende l’individuo fragile e pronto a sviluppare patologie».

Come può un individuo rendersi conto che sta in uno stato di infiammazione visto che la maggior parte delle volte è silente, asintomatica?

«Più che misurare l’infiammazione cronica bisogna valutare la condizione di stress con dei test psicologici o attraverso la valutazione del cortisolo. La metodica MBTT (My Body Trasformation Therapy) utilizza questi ritmi biologici di guarigione per diminuire l’infiammazione e gli stress creati nel tempo e parte dal presupposto che, se è vero che se non rispettiamo i nostri ritmi biologici ci ammaliamo, è anche vero che se li ristabiliamo, il nostro organismo inizia a funzionare meglio ed a risolvere i problemi che si sono creati. La rottura dei ritmi ultradiani coincide anche con la rottura del ritmo sonno veglia e questo non fa bene perché durante la notte succedono tante cose. Infatti, durante le ricerche abbiamo visto che dopo una prima seduta si attivano 77 geni che riguardavano proprio il processo antinfiammatorio, la produzione di cellule staminali ed i processi antiossidativi, ma dopo 24 ore i geni attivati diventavano 200 perché la notte potenzia questo beneficio. La novità straordinaria della ricerca, è che non solo valutiamo, attraverso test psicologici, quanto il trattamento incide sulla qualità della vita, il benessere, il dolore, l’ansia e la depressione e lo stress, ma anche cosa succede dal punto di vista biologico che è un aspetto che non sempre si riesce a percepire. Infatti le pazienti fanno dei prelievi all’inizio del trattamento, alla fine e a distanza di sei mesi».

Differenza con altre pratiche di rilassamento?

«Tutte le metodiche mente corpo (meditazione, yoga, om, reiki, mildfulness, training autogeno) riducono lo stress e quindi l’infiammazione però queste necessitano di un addestramento e di una costanza. La metodica MBTT invece attiva le risposte di guarigione biologica che si fondono sul rapporto equilibrato di attivazione e riposo, detto ciclo BRAC (Basic Rest Activity Cycle), la cosiddetta mente off line condizione necessaria per la salute del nostro sistema. Rispetto agli tipi di meditazione, questi ritmi naturali di guarigione, una volta attivati, avvengono automaticamente, perché viene poi naturale prendersi una pausa e, una volta ristabilito l’equilibrio, il corpo comincia a fare delle cose straordinarie come nel caso delle guarigioni ritenute inspiegabili dal punto di vista scientifico. Infine, essendo un lavoro di gruppo, in caso di risultati positivi, avremo un rapporto costo benefici molto elevato perché basterebbe una sola persona per aiutarne tante».

Come si attua questa tecnica?

«Innescando il processo creativo a quattro stadi che prevede una prima fase dove le persone, attraverso le mani, attivano il contatto mente corpo e sperimentano delle sensazioni. Si giunge così al secondo stadio in cui avviene un’arousal, un’attivazione fisiologica molto forte. In questo stadio il nostro sistema se ha un problema lo amplifica per poi risolverlo perché nel frattempo ha costruito ciò che serve per fargli fronte. Il compito del terapeuta è accompagnare la persona a risolvere quel conflitto. In questo terzo stadio si avverte una sensazione positiva, poi c’è lo stadio 4 che è quello di totale confort dove la persona realizza quello che deve fare. L’obiettivo della tecnica è quello di attivare e poi rendere autonoma la persona e parte dal presupposto che per risolvere un problema bisogna, anche per pochi attimi, toccarlo per poi superarlo».

di Girolama (Mina) Iazzetta

Tratto da Informare n° 183 Luglio 2018