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Era il 16 maggio 2008 quando, in una spedizione punitiva da parte del Clan dei Casalesi, la voce di Domenico Noviello veniva messa a tacere. Circa venti proiettili raggiunsero il corpo di Mimmo, reo di essersi ribellato alla violenta prepotenza dei camorristi. Il silenzio sarebbe dovuta essere la conseguenza di tale atto, la paura l’unica reazione accettata dal Giuseppe Setola.

Di contro, l’atto di ribellione di Noviello e il suo divenire una vittima del clan ha fatto sì che la spedizione punitiva fungesse in realtà da cassa di risonanza e alimentasse il coraggio della collettività, fino a quel momento brancolante nelle pretese minacciose.

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Per questo motivo, ancora dopo quattordici anni, la FAI – Federazione delle associazioni antiracket e antiusura italiane – si impegna nel ricordare la figura di Domenico Noviello, coinvolgendo autorità, associazioni e giovani studenti del casertano. “Ripartiamo Insieme” l’invito e il nome del cerimoniale al quale hanno preso parte personalità come: Luigi Ferrucci, Presidente Nazionale FAI; Salvatore Cuoci, Coordinatore Comitato Don Peppe Diana; Mariano Di Palma, Referente Libera Campania; Tano Grasso, Presidente Onorario FAI; Giuseppe Castaldo, Prefetto di Caserta e Commissario Straordinario del Governo per l’area del Comune di Castel Volturno; e Rosa Volpe, Procuratore Aggiunto Vicario alla Procura di Napoli. La commemorazione, iniziata presso la piazzetta Domenico Noviello sita in Baia Verde, a Castel Volturno, si è poi spostata presso il bene confiscato alla criminalità organizzata sito in Via Ostia.

«Oggi abbiamo l’occasione di rilanciarci, siamo qui perché dobbiamo proseguire con queste attività, tutti insieme», questo il concetto chiave espresso nell’intervento del Presidente Ferrucci. Personalità del territorio castellano, Ferrucci faceva parte della rete di imprenditori che, come Mimmo, ai tempi si opposero denunciando il clan: «quando ho denunciato i miei estorsori eravamo in pochi, ma già facevamo rete. Sono stati anni difficili in cui avevamo paura di tornare a casa», ha infatti raccontato.

Dal concetto di libertà a quello di futuro, Tano Grasso non si è risparmiato nel raccontare particolari del suo personale impegno nella lotta contro la criminalità organizzata. Affondando le sue radici nell’isola siciliana, egli ha vissuto uno dei periodi più bui della nostra Repubblica trovandosi, da commerciante, a fronteggiare le pretese e le barbarie della mafia. Questo il motivo per il quale, negli anni 90, ha dato i natali alla Federazione delle Associazioni antiracket e antiusura italiane, che oggi lo vede ricoprire il ruolo di Presidente Onorario.

fai antiracket«L’intimidazione è sempre lo strumento più importante di marketing. Nel 2008 abbiamo avuto un’organizzazione mafiosa che ha adottato una strategia simile a quella dei corleonesi. Le mafie esistono solo se esercitano economia e controllo sul territorio.
Qui dobbiamo costruire il futuro, lavorando affinché determinate convenienze diventino uno svantaggio. Bisogna mettere fuori dal mercato coloro che hanno una relazione di acquiescenza». Impegnato sul territorio di Castel Volturno nel ruolo di Prefetto di Caserta e Commissario straordinario del Governo, Giuseppe Castaldo ha abbracciato il fil rouge del discorso del Presidente Grasso, sottolineando l’importanza dell’intervento delle istituzioni nell’azione di contrasto alla criminalità.

«Bisogna tenere sempre alta la guardia: le denunce sono ancora poche, occorre avere fiducia nelle associazioni e nelle istituzioni, che sono le prime sentinelle sul territorio» – ha dichiarato lasciando poi la parola al Procuratore Aggiunto Vicario, Rosa Volpe la quale ha espresso, a nome della Procura, il piacere di presenziare alla commemorazione. «Per me è un ònere e un onore essere qui. La società civile di cui noi magistrati siamo parte, ha il dovere di ricordare Domenico Noviello affinché il suo sacrificio non possa risultare vano. Dobbiamo rimarcare che Mimmo Noviello nel marzo del 2001 ha avuto il coraggio di sporgere denuncia contro gli esponenti del clan Bidognetti, contro le ritorsioni e le pressioni del racket, fornendo informazioni e aiuto alle forze dell’ordine e alla magistratura» ha iniziato così il suo intervento la Procuratrice Volpe, leggendo poi un passo importante della sentenza emessa nel novembre del 2014, a condanna degli autori dell’omicidio di Noviello.

Sottolineando poi quanto la strategia del terrore operata dai clan in quegli anni sarebbe stata vana se la società civile fosse stata unita nel combatterli. Per ultimo ha preso parola il figlio di Noviello, Massimiliano, il quale ha condiviso le parole dei suoi predecessori e salutato i presenti con un augurio: «Spero che tra un anno non commemoreremo solo Mimmo Noviello ma parleremo di azioni concrete a sostegno di chi ha scelto la legalità».

di Simone Cerciello e Rossella Schender 

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°230 – GIUGNO 2022

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