Nuovi finanziamenti alla Guardia costiera libica: altro che governo della discontinuità!

Giovedì 16 luglioTravolte dalle onde del Mediterraneo, 65 persone rischiavano la vita a causa dell’assenza di soccorso da parte delle autorità competenti. Nelle stesse ore, la Camera rinnovava il sostegno economico alla Libia, con lo stanziamento di 56 milioni di euro. Dieci di essi destinati alla Guardia costiera libica. Tre milioni in più rispetto all’anno scorso. A dare il via libera, i voti del centro destra, del M5s e del PdI partiti dei “porti chiusi” e dei “taxi del mare” da un lato, il principale partito di centro-sinistra dall’altro.

Torniamo un po’ indietro nel tempo. Le elezioni politiche del 4 marzo 2018 inaugurarono in Italia i mesi forse più bui nel campo dei diritti umani, quelli del sovranismo e del salvinismo. La politica dell’odio verso il diverso, verso lo straniero. Il braccio di ferro sulle politiche migratorie, i porti chiusi, l’attacco alle ONG e al salvataggio in mare. Le navi lasciate in balia delle onde (indimenticabili gli episodi della Diciotti, dell’Open Arms e della Sea Watch) e i respingimenti verso la Libia, nonostante la violazione delle leggi internazionali e le storielle sui lager libici come “centri all’avanguardia”. Ma un lungo filo nero lega la retorica di Salvini a un documento approvato nel 2017 da un governo di centro-sinistra, quello Gentiloni, su iniziativa del ministro dell’interno Minniti 

Il Memorandum d’intesa Italia-Libia attribuiva al governo di Al-Sarraj e alla Guardia costiera libica un ruolo centrale nella gestione dei flussi migratori, fornendo mezzi e attrezzature per il controllo delle frontiere e finanziamenti per i “centri di accoglienza” e i rimpatri. Questo, nonostante fosse già nota l’affidabilità discutibile di certi attori libici in un paese non firmatario di importanti convenzioni internazionali sul rispetto dei diritti umani. Infatti, l’accordo non solo non ha portato ai risultati attesi ma ha alimentato un enorme business che vede la Guardia costiera libica gestita dalle stesse milizie che controllano il traffico degli esseri umani e le carceri libiche. Creando un ciclo continuo di abusi e estorsioni, poi partenze, poi soccorso” e ritorno nei centri di detenzione e quindi nuovi abusi e nuove estorsioni. 

5 settembre 2019. Il tramonto dei gialloverdi e l’inizio del governo giallorosso. Quello della discontinuità come precondizione posta dal Pdi Zingaretti – che non sarebbe sceso a patti con il M5s salviniano – ma anche dai 5 stelle – che non avrebbero voluto in nessun modo trattare con il vecchio PDdi Renzi o Gentiloni. Ma come dice un proverbio inglese, il vino vecchio nelle bottiglie nuove non fa la differenza e, infatti, le cose non sono cambiate. Assistiamo alle stesse pratiche di un salvinismo mascherato, ripulito degli eccessi nella comunicazione ma più ipocrita. I decreti sicurezza sono ancora lì e gli accordi con la Libia vengono prorogati per altri tre anni senza modifiche. Quello che nel 2017 si poteva ancora fingere di non sapere, oggi è sotto gli occhi di tutti.

Il Consiglio d’Europa e l’Onu hanno più volte sollecitato l’Italia a cessare la collaborazione con la Guardia costiera libica. Le inchieste, le denunce, le fotografie, i video e i rapporti delle organizzazioni internazionali hanno messo in luce quanto accade in Libia e a chi tenta di fuggirne. Ma nonostante ciò, i finanziamenti alla Guardia costiera libica sono stati ancora rinnovati e con piena maggioranza401 sì, 23 no e un’astensione. Da destra e da sinistra (se così si può chiamare). Contribuendo consapevolmente e ostinatamente al traffico di esseri umani e alle violenze perpetuate sui migranti nelle carceri libiche. Eccolo il “governo più di sinistra della storia della Repubblica. Eccolo il nuovo Pd, che si riempie la bocca di parole come diritti, dignità umana e accoglienza e poi utilizza la Guardia costiera libica per violare sistematicamente i diritti umani, in cambio di qualche poltrona o non so di cosa. Tradendo, tra l’altro, in primis i membri del partito che a febbraio, nell’Assemblea nazionale, si erano schierati contro il rinnovo degli accordi 

Il boccone più amaro è la coscienza sull’assenza di unalternativa alla deriva antidemocratica del nostro Paese che garantisce costituzionalmente i diritti dei suoi cittadini e finanzia e patteggia con chi quei diritti li affoga nel Mediterraneo. Ma la particolarità del mare è proprio quella di riportare a riva qualunque cosa, siano cocci di bottiglia o i grumi di sangue di cui si è macchiata e continua ogni giorno a macchiarsi l’Italia. 

di Giorgia Scognamiglio

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