Quello che ci siamo lasciati alle spalle il 20 maggio è stato un campionato diverso dagli ultimi sei. Il finale è in comune con i precedenti, ma quest’anno la Juventus ha dovuto sudarsi fino alle ultime giornate la riconferma del titolo per merito della concorrenza di un Napoli che si è espresso a ritmi altissimi per tutta la stagione. Gli azzurri, infatti, hanno concluso il campionato con 28 vittorie, 7 pareggi e 3 sconfitte totalizzando 91 punti, migliorando così il record di punti nella storia della società stabilito lo scorso anno (86) e stabilendo il record di punti in una stagione per una squadra piazzatasi al secondo posto. Gran parte del merito dell’annata ruggente del Napoli è sicuramente di Maurizio Sarri, definito da Aurelio De Laurentiis “il creatore della Grande Bellezza” riferendosi all’elevato livello delle prestazione dei partenopei, ma al tecnico vanno anche date le giuste colpe dei tracolli in alcuni momenti di svolta del campionato. La stagione azzurra può essere analizzata prendendo in esame quattro partite fondamentali che hanno palesato a tutti i pregi e i difetti di questa squadra, che in alcuni momenti è sembrata abbastanza cinica da poter battagliare fino all’ultimo, ma in altri si è dimostrata poco lucida fisicamente e mentalmente.

La prima partita chiave del campionato napoletano è la trasferta dell’Olimpico contro la Lazio, partita valida per la quinta giornata finita 4-1 per il Napoli. Gli azzurrri arrivano a Roma a punteggio pieno e incontrano una Lazio in salute e ancora imbattuta in campionato. Ad andare in vantaggio è proprio la squadra di Inzaghi con il goal di Stepan De Vrij, legittimando un ottimo primo tempo da parte dei capitolini. Ma nel secondo tempo la musica cambia e il Napoli in duesegna tre goal, ribaltando completamente il risultato. Al 54’ Koulibaly trova il goal del pareggio sugli sviluppi di un corner, mentre al 56’ Josè Callejon porta in vantaggio gli ospiti. Solo tre minuti più tardi ci pensa Dries Mertens a scacciare le paure e a mettere la partita in cassaforte firmando un goal d’autore, probabilmente il più bello di questa Serie A con un pallonetto delizioso dal lato corto dell’area di rigore. A pochi minuti dal fischio finale è la rete dal dischetto di Jorginho a fissare sul risultato finale di 1-4 la partita dell’Olimpico, vittoria convincente degli azzurri soprattutto perché in rimonta e perché ottenuta contro una squadra molto valida come quella allenata di Inzaghi, anch’essa protagonista di una buona annata. Reagire al vantaggio della Lazio e addirittura dilagare in quella maniera obbligava a credere che ci fosse stato davvero un cambio di mentalità e a non porsi obbiettivi.

Per la seconda partita decisiva della stagione bisogna aspettare il girone di ritorno e precisamente la 27esima giornata. La sera del tre marzo il Napoli, forte di un filotto di 10 vittorie consecutive, ospita la Roma al San Paolo dopo aver assistito nel pomeriggio alla vittoria al 93’ della Juve contro la Lazio, grazie al goal allo scadere di Paulo Dybala che porta i bianconeri a -1 dai partenopei, ma con una giornata da recuperare. Gli azzurri iniziano bene l’incontro portandosi in vantaggio grazie ad un goal di Lorenzo Insigne a metà del primo tempo, ma calano col passare dei minuti e subiscono prima il pareggio di Under e prima dell’intervallo vanno sotto a causa del colpo di testa di Edin Dzeko. Nella seconda frazione proprio Dzeko sigla il 3-1 con un preciso tiro dal limite dell’area, mentre a mettere la partita in ghiaccio ci pensa Perotti grazie ad un regalo della difesa partenopea. Il goal del 2-4 finale segnato da Dries Mertens non serve ad alleggerire una sconfitta dall’enorme importanza, è infatti questa la sconfitta che obbligherà il Napoli a rincorrere la Juventus da qui alla fine del campionato.

Il terzo match chiave della cavalcata del Napoli coincide probabilmente con il momento più elevato dell’annata azzurra, momento che aveva convinto anche i tifosi più scaramantici a credere allo scudetto, il momento che aveva fatto sperare i tifosi del Napoli in un epilogo fuori dall’ordinario. La partita in questione è Juventus-Napoli valida per la 34esima giornata di Serie A. Gli azzurri non falliscono la ghiotta opportunità di portarsi a -1 dai bianconeri, reduci da un periodo poco brillante testimoniato dall’eliminazione dalla Champions League per mano del Real Madrid e dal pareggio a Crotone una settimana prima dello scontro diretto contro la banda di Sarri. Napoli che scende in campo senza paura, giocando ad un’intensità di manovra e di pressing fuori dal comune e facendo impazzire di gioia i propri tifosi nel finale di partita, quando Koulibaly fissa il risultato sull’1-0 finale. La squadra che esce vittoriosa dallo Stadium sembra un gruppo maturo e finalmente pronto per la conquista del tricolore, anche perché le trasferte a Milano e a Roma sembravano essere proibitive per una Juve irriconoscibile dopo l’eliminazione dalla Champions.

La quarta ed ultima partita saliente della stagione azzurra è il tracollo contro la Fiorentina, una settimana dopo la vittoria di Torino. Il Napoli scende in campo contro i viola all’indomani della contestatissima vittoria per 3-2 della Juventus a San Siro contro l’Inter, partita diretta in maniera discutibile da parte di Orsato che a detta di Sarri e di AdL è stata una “mazzata” per la lucidità mentale dei giocatori napoletani. La compagine azzurra appare palesemente distratta già in avvio di partita, quando un eccessivamente impacciato Koulibaly si fa espellere dopo un’entrata da ultimo uomo. Da lì al termine gli azzurri sono costretti a limitare gli attacchi viola e finiscono per subire la tripletta dell’MVP della giornata, Giovanni Simeone, che sancisce il 3-0 finale e la resa del Napoli nella lotta scudetto.

È qui infatti che cade ogni speranza di sorpasso alla Juve, che dopo due settimane festeggerà il settimo titolo consecutivo con un turno di anticipo all’Olimpico, dopo lo 0-0 contro la Roma. Stagione degli azzurri che nonostante la mancata conquista dello scudetto merita solo applausi, vista la quantità e la qualità ridotta degli uomini a disposizione di Sarri. La panchina lunga e la concentrazione dei tanti campioni bianconeri hanno fatto la differenza, ma se è vero che le sconfitte aiutano a crescere sicuramente questo gruppo potrà giocarsi tutte le proprie carte per la vittoria del campionato anche il prossimo anno sotto la guida di Carlo Ancelotti, un allenatore che di vittorie se ne intende.

di Vincenzo Costagliola