Right to Know smaschera Coca Cola

Il mese scorso sono stati pubblicati dalla ong US Right to Know, gruppo investigativo di salute pubblica e consumatori, i documenti che incriminano la Coca-Cola Company di corruzione in ambito accademico scientifico.

Si tratta di uno studio basato su migliaia di e-mail che mostrano fino a che punto Coca-Cola abbia cercato di oscurare la propria relazione con scienziati e accademici della sanità pubblica. Gli obiettivi della società erano di ridurre al minimo la percezione del proprio ruolo e utilizzare ricercatori affermati allo scopo di minimizzare la relazione tra lo zucchero contenuto nelle bevande gassate e la comparsa di obesità e altre malattie.

L’inchiesta

Hanno partecipato all’inchiesta condotta dal gruppo statunitense Right to Know un team di accademici dell’Università di Oxford, London School of Hygiene e dell’Università Bocconi. La loro collaborazione ha permesso di  ottenere e analizzare oltre 18.000 pagine di corrispondenza e-mail tra la Coca-Cola Company, la West Virginia University e l’Università del Colorado. Scopo dell’inchiesta era capire quanto fosse trasparente questo rapporto e quanto invece finalizzato a nascondere notizie e dati scomodi per la Coca-Cola.

Entrambe le università facevano parte di un “gruppo di facciata” finanziato dalla multinazionale chiamato Global Energy Balance Network (GEBN). La GEBN costituiva una rete globale di scienziati creata dal gruppo Coca Cola stesso per minimizzare i legami tra obesità e bevande zuccherate.

Lo studio, pubblicato sul Public Health Nutrition,  ha eseguito un’analisi narrativa e tematica del contenuto di ben 18036 pagine di e-mail scambiate tra Coca-Cola Company e il GEBN. A queste mail accedeva un gruppo ristretto di persone facenti parte del “E-mail Family”.

I risultati

Il team di ricerca ha trovato le prove che Coca-Cola ha compiuto sforzi significativi per distogliere l’attenzione dai finanziamenti alla GEBN. In tal senso sono emerse due particolari strategie per ottenere i propri scopi.

La prima, nascondere il ruolo della multinazionale delle bibite come fonte di finanziamento. In uno scambio di e-mail si cercava, infatti, di diversificare i partner gonfiando le cifre e nascondendo informazioni. Come si evince, ad esempio in una mail inviata da Jhon Peters, professore di medicina presso l’Università del Colorado: «un giorno dovremo divulgare questo finanziamento. La nostra preferenza sarebbe quella di avere altri finanziatori… In questo momento, abbiamo due finanziatori. Coca-Cola e un donatore anonimo».

La seconda strategia era di sostenere una rete di accademici promuovendone l’avanzamento delle carriere oltre che il finanziamento di istituzioni mediche e sanitarie pubbliche affiliate.

Conclusioni

«Coca-Cola ha cercato di oscurare la sua relazione con i ricercatori, minimizzare la percezione pubblica del suo ruolo. Ha utilizzato questi ricercatori per promuovere messaggi favorevoli al settore» ha commentato Gary Ruskin, direttore esecutivo di Right to Know. Ruskin è convinto che i risultati rappresentino «un avvertimento sui pericoli derivanti dall’accettazione di finanziamenti aziendali nella sanità pubblica».

La “famiglia di e-mail” della Coca-Cola è solo l’ultimo esempio della spaventosa commercializzazione dell’università, della scuola e della sanità. Un’ulteriore conferma dei mezzi, non proprio puliti, utilizzati dalla multinazionale per mascherare il legame tra le sue bevande e la comparsa di obesità, diabete di tipo 2 e malattie cardiovascolari, già svelati in altre inchieste worldwide.

di Maria Rosaria Race

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