Riflessione su San Patrignano, pagina nera della storia contemporanea

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“Non sopportavo l’idea che si combattesse la dipendenza con le botte, con le catene e con il sangue”. Queste le parole di uno degli ex ospiti di San Patrignano riguardo i metodi adottati dalla comunità quando si decideva di andar via, quando le libertà individuali sarebbero dovute prevalere dinanzi alla disciplina e al culto della personalità.

Vincenzo Muccioli ha rappresentato la brutalità di chi a un certo punto della sua esistenza ha fatto leva sulle debolezze dei tossicodipendenti, utilizzando la scusa del reinserimento sociale per sfoggiare la propria natura d’assedio e manipolatrice.
Certo l’intento di creare una comunità così grande era più che nobile, direi quasi utopico, ma si è visto come tutto il resto si sia convertito in un mondo distopico: violenze, squadrismo, favoreggiamento, sucidi sospetti e grande appoggio del capitalismo degli anni ’80.
Alla fine di SANPA, documentario ora disponibile su Netflix, non vi era in me commozione alle immagini della morte di Muccioli, perché basti pensare alle vite di Natalia, di Roberto e di altri che chiedono ancora giustizia in un urlo strozzato dal riposo eterno.
Vincenzo Muccioli non deve essere esaltato, la sua San Patrignano non dovrebbe essere vista come modello. Rapportarsi a chi vive nella tossicodipendenza non significa azzerare le proprie coscienze al fine di assoggettare chiunque si trovi davanti a sé.
Ora starete leggendo e di sicuro ci sarà qualcuno che avrà un amico o un parente segnato dalla sua esistenza. Ma ricordate che in Cile c’è ancora chi rimpiange Pinochet, a Roma chi descrive con occhi lucidi le opere di Mussolini e in Argentina chi ha nostalgia dei militari. “Eppure ha fatto delle cose buone”, un leitmotiv fin troppo familiare per la nostra epoca.
Nel frattempo i buoni attendono nella speranza che questa brutta pagina di storia della società di fine ‘900 possa essere resa nota, senza paura e senza pregiudizi figli di una natura benpensante e bigotta che tanto attanaglia le menti anche dei più giovani del nostro stivale. Un po’ come ha deciso di fare Netflix, con grande competenza e accuratezza nelle immagini e nei racconti.
Picchiare, coprire omicidi, non far luce su suicidi dubbi, mostrare deliri di onnipotenza in TV e segni di sprezzamento nei confronti di una stampa che voleva vederci chiaro non dovrebbe mai equivalere alla difesa del prossimo in difficoltà.
Erano anni particolari, pieni di cambiamenti positivi e negativi. In quegli anni l’Italia ha avuto le sue pagine nere.
La piaga è stata Muccioli, tanto quanto l’eroina.
di Matteo Giacca
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