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Il tema rifiuti tiene sempre più banco, soprattutto ora che ci avviamo ad affrontare il fermo per manutenzione del grande inceneritore campano di Acerra ed è sconcertante che gli Enti d’Ambito, le amministrazioni pubbliche deputate al governo del settore rifiuti, risultino impreparati a gestire l’evenienza nonostante sia stata annunciata con ampio anticipo.

Ma al di là della ennesima emergenza che si va prospettando e delle considerazioni sulle (ir)resposabilità diffuse, ritorna il mantra dei sostenitori dell’incenerimento convinti della possibilità di risolvere in tal modo definitivamente il problema rifiuti, senza dunque doversi sottoporre alla “seccante e dispendiosa” pratica della raccolta differenziata. A onor di cronaca, dunque, occorre fare chiarezza sulle motivazioni che alla fine hanno ragionevolmente orientato le politiche comunitarie e nazionali nella gestione dei rifiuti urbani, secondo una ben precisa gerarchia di priorità. Al vertice di queste è posta la “prevenzione” e cioè l’adozione di misure volte a evitare che il rifiuto sia prodotto.

Segue la “preparazione per il riutilizzo”, che consiste nel controllo, pulizia, e riparazione in modo che quanto diventato rifiuto venga preparato per poter essere reimpiegato. Ancora dopo si colloca il “riciclo”, rappresentato dalle operazioni sui rifiuti per ottenere materiali o sostanze da utilizzare per la realizzazione di nuovi prodotti. Nella parte più in basso della gerarchia, invece, si colloca il “recupero di altro tipo”, per esempio quello di energia, che si può realizzare con l’incenerimento. Da ultimo, invece, c’è lo “smaltimento”, rappresentato dal trattamento e deposito definitivo di rifiuti, tipicamente in discarica.

Tornando all’inceneritore, ci sarà un motivo per cui il recupero di energia si colloca tra le pratiche più residuali della gerarchia?

In effetti di motivi validi ce ne sono diversi, tra cui uno dovuto alle emissioni nell’aria di sostanze dannose per l’uomo e l’ambiente, anche quando si lavora nel rispetto dei limiti di legge. Va precisato che la normativa prevede limiti alle emissioni di sostanze pericolose dai camini degli inceneritori, ma nel caso di Acerra per alcuni inquinanti, nel corso della procedura autorizzativa, sono stati posti valori ulteriormente più stringenti. I limiti comunque sono espressi in termini relativi, cioè come rapporto tra la quantità di inquinante per unità di volume di gas emesso, ad esempio come “milligrammi a metro cubo”.

Questo aspetto implica che se si confronta il comune caminetto di casa all’inceneritore di Acerra, il primo risulta fuorilegge ed il secondo no. Ma attenzione, se è vero che dal camino di casa esce un gas con valori di inquinanti per metro cubo superiori ai limiti, in termini assoluti gli inquinanti emessi sono decisamente modesti. Diversamente dall’inceneritore, pur nel rispetto dei limiti fissati, vengono emesse, in termini assoluti, rilevanti quantità di inquinanti.

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Infatti, elaborando i dati del 2018 dichiarati dal gestore dell’impianto, relativi ad alcuni degli inquinanti, risulta che ogni giorno in media siano stati emessi 118 chilogrammi di ossidi di carbonio, 17 chilogrammi di anidride solforosa, 720 chilogrammi di ossidi di azoto, 20 chilogrammi di acido cloridrico, 1,5 chilogrammi di acido fluoridrico, 2 chilogrammi di carbonio organico totale e 4,5 chilogrammi di polveri sottili. Questi, di norma, grazie ai camini dell’inceneritore alti 110 metri, alla elevata temperatura e al vento sono stati dispersi nell’aria e distribuiti su ampie superfici territoriali.
Bene, ma in una giornata di aria ferma, stagnante o di pioggia persistente cosa succede?

di Giancarlo Chiavazzo
Responsabile Legambiente Campania

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°196
AGOSTO 2019

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