Rifiorire dopo l’inverno: la storia di Michele, guida trekking

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Questa è una storia di sofferenza, di resilienza, ma soprattutto di rinascita…di ritorno alla vita.

Michele Casapulla era un ragazzo estroverso, vivace, che amava lo sport come un qualsiasi ragazzo della sua età…Michele amava fare squadra e giocare a calcio, sentire l’adrenalina di una sfida e le grida di incitamento sul campo. Michele era fatto così: amava uscire e divertirsi con gli amici. Amava soprattutto le serate di festa, quando la musica suona e tu cominci a cantare, cominci a sentire ogni parola nascerti dentro, e fuoriuscire poi forte: poco importa se risulti stonato o intonato. Michele era fatto proprio così, come sarebbe giusto essere quando si hanno soli 14 anni. Ma di lì a poco nulla sarebbe stato più come prima. Velocemente la malattia avanzò in lui. Tutte le voci, tutti i suoni, improvvisamente e senza rimedio, divennero non voci, non suoni. Michele era diventato sordo, aveva perso l’udito a causa di una sporca malattia che colpisce udito e rene: sindrome di Alport, così la chiamavano i medici.

Gli amici continuavano a ridere e scherzare, lui non capiva, chiedeva di ripetere, piano. Non era facile imparare a leggere le labbra così, da un giorno all’altro. Michele si sentiva in imbarazzo, sempre più lontano dagli altri, così si chiuse nella sua solitudine. E così Michele trascorse la sua adolescenza, la malattia aveva devastato il suo fisico, ma più di tutto, lo aveva devastato dentro, facendogli perdere il contatto con la società. Cominciò a preferire le passeggiate solitarie in collina alle uscite con gli amici. Michele imparò a comunicare con la Natura, o forse fu la Natura che, muta, comunicò con lui attraverso le sue bellezze. Poi a 39 anni un primo cambiamento: installa un impianto cocleare; a 41 anni la svolta: dopo 11 mesi di trattamento emodialitico, il telefono squilla e una voce avvisa della possibilità di un trapianto di rene. Chi può dire quale emozione sia stata più forte, se il timore di finire sotto i ferri o la speranza di un cambiamento nella propria vita.

Oggi, a 5 anni dal suo trapianto, Michele ha deciso di andare in pellegrinaggio all’Ospedale Maggiore di Novara, dove fu operato, insieme ad Emilia Genzano, fondatrice del gruppo trekking del quale lui è guida, per dialogare e raccontarsi a medici e pazienti, così da testimoniare e aiutare a vincere la paura di non farcela e il senso di sconfitta che si prova quando la malattia ti sovrasta. Michele sa quante e quali difficoltà bisogna superare per rinascere.

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Michele, come si trova la forza di ricominciare a vivere?

«La forza di ricominciare a vivere bisogna trovarla per forza. Non solo per te, ma anche per chi ti sta vicino e ti vede soffrire. La tua sofferenza provoca sofferenza anche ad altri ed è giusto reagire sempre… Se non per te, fallo per chi ti vuole bene».

Come nasce la sua passione per il trekking?

«La passione del trekking è nata per forze maggiori. Quando ho perso il contatto con la società, per rilassarmi e per distrarmi, mi piaceva percorrere sentieri alla scoperta di nuovi luoghi che la natura mi metteva a disposizione. Questa cosa mi faceva stare bene».

Mi racconti perché ha deciso di intraprendere questo viaggio verso Novara?

«Per 25 lunghi anni non ho sentito. A 39 anni mi è stato installato un impianto cocleare, ma la malattia ha aggravato le mie condizioni fisiche costringendomi ad intraprendere una cura emodialitica. Miracolosamente ne uscii quando il 15 giugno 2016 mi chiamarono per un trapianto di rene.

Da quel giorno, una volta guarito, la passione del trekking la trasformai in pellegrinaggi. Avevo bisogno di ringraziare il Creato per la seconda vita che mi aveva dato e così, nel 2019, mi misi in cammino sui passi di una beata: Madre Serafina Clotilde Micheli, fondatrice dell’ordine delle Suore degli Angeli, nata ad Imer nel 1849 e morta a Faicchio nel 1911. Perché lei? Perché tramite lei riuscivo a visitare tutti i maggiori santuari italiani in un cammino lungo 1000 km. Non a caso è stata definita dal papa Benedetto XVI “Pellegrina di Dio”. Per questo nuovo cammino partirò sempre da Imer, paese natio della beata, insieme ad E. Genzano, presidente dell’associazione “Casa Betania ANSPI (CE)”, dove ci sarà la Benedizione del Pellegrino e consegna del bordone. Mi dirigerò dapprima a Novara, dove ho ricevuto il trapianto e partendo da quella sala di terapia intensiva tornerò sulla tomba della beata, in segno di ringraziamento, e successivamente arriverò all’AORN di Caserta dove ci saranno ad attendermi la dottoressa C. Pascal, presso cui sono in cura, e il direttore provinciale dell’AITF di Caserta, F. Martino. Sarà un cammino lungo 1200 km che riguarderà la via Francigena del nord e poi del sud».

di Nicola Iannotta

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE 

N° 220 – AGOSTO 2021

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