Rientro in sicurezza: la voce degli studenti

0
Informareonline-Studenti

In tempo di pandemia, tra gli studenti, che fanno parte delle categorie maggiormente penalizzate dall’emergenza, si è diffuso un generale sentimento di abbandono da parte delle istituzioni. La didattica a distanza ha isolato lo studente, privandolo del rapporto con la propria collettività d’appartenenza, la scuola. Il mondo che emerge dalla pandemia vede infatti la realtà scolastica schiacciata e confinata all’interno di un computer, deprivata della sua componente sociale. In risposta alle incolmabili lacune della didattica a distanza e alle numerose incertezze legate al rientro in aula, gli studenti reagiscono coordinandosi da un capo all’altro d’Italia in proteste e manifestazioni, volte ad ottenere voce in capitolo nelle decisioni che li riguardano direttamente e da cui sono stati esclusi.  

Nella città di Napoli, a portare avanti la lotta degli studenti è l’Osservatorio Popolare Studentesco (OPS), costituito da collettivi e da studenti napoletani che si adoperano per la risoluzione di problemi del territorio. OPS nasce come progetto studentesco che si occupava principalmente di problematiche relativa all’edilizia scolastica, ma si reinventa durante l’emergenza Covid, incanalando tutte le rivendicazioni della mobilitazione studentesca, incentrate innanzitutto sul rientro in sicurezza. 
“Il primo punto del progetto di Ops – come ci spiega il rappresentante del Liceo G.B. Vico di Napoli, da noi intervistato per raccogliere il punto di vista diretto di chi si sta adoperando per una scuola migliore – è una critica da un punto di vista sia didattico che sociale alla DaD, che distrugge il concetto di scuola in cui noi studenti crediamo. La didattica a distanza, oltre a sopprimere ogni interazione sociale, porta all’estremo le falle della didattica frontale. Noi studenti necessitiamo di una didattica costruttiva basata sul dibattito e sullo scambio di opinioni tra studenti e professori.” 
Secondo gli studenti dell’Osservatorio Popolare, la pandemia ha messo in evidenza contraddizioni preesistenti legate non solo al sistema scolastico in sé, che il movimento studentesco si propone di andare a riformare, ma anche a problematiche esterne relative ai trasporti e all’edilizia. Se, infatti, la scuola in precedenza aveva già difficoltà legate a mancanza di strutture adeguate e di collegamenti efficienti, queste sono state accentuate dall’emergenza, che ha posto come necessità urgente la loro risoluzione. Tra le varie richieste promosse da OPS vi sono dunque misure di potenziamento dei trasporti e di riqualifica degli spazi destinati alla scuola. 
Oltre che un incremento delle corse, è necessaria per gli studenti la creazione di una fascia d’orario protetta che permetta loro di raggiungere gli istituti e fare ritorno a casa rispettando il corretto distanziamento sociale all’interno dei mezzi di trasporto pubblico. Mentre per quanto riguarda l’edilizia scolastica, i ragazzi combattono per una più equa distribuzione dei fondi destinati al mondo dell’istruzione, che dia la possibilità alle scuole dotate di strutture inadeguate di potersi rimodernare. Inoltre, gli studenti si battono per ottenere maggiori spazi, sicuri, dove poter fare lezione all’aperto: “il nostro obiettivo -sottolineano gli studenti da noi intervistati –  è riprenderci non solo gli spazi scolastici ma quegli spazi all’aperto che alla scuola non vengono dati, dove lezioni all’aria aperta potrebbero funzionare perfettamente.”
Proprio per far pressione su questo punto, gli studenti napoletani di OPS hanno organizzato giornate di svolgimento della DaD all’esterno dei propri edifici scolastici o nei cortili di questi ultimi, in un tentativo di riappropriarsi degli spazi esterni alla scuola. 
Come ultima proposta, gli studenti richiedono la presenza di presidi medico-sanitari all’interno delle scuole e di uno sportello d’ascolto che possa aiutare ad affrontare le conseguenze psicologiche dovute al senso di solitudine e di incertezza diffusosi durante la pandemia.  
L’augurio è che la voce degli studenti non rimanga inascoltata ma anzi presa in considerazione dalle istituzioni, che non sottovalutino l’importanza di chi la scuola la vive in prima persona, come soggetto attivo e reale.

di Mariasole Fusco

Print Friendly, PDF & Email