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Ridisegniamo i caratteri del nostro mondo: rubrica di approfondimento sociologico con la Prof.ssa Rufino

Nicola Iannotta 06/04/2022
Updated 2022/04/06 at 2:51 PM
6 Minuti per la lettura
È difficile al giorno d’oggi stabilire chi siamo e a chi o cosa apparteniamo. Siamo esseri umani unici, dotati di una nostra specifica personalità, e al contempo diventiamo anonimi cittadini di piccole/grandi comunità, di Stati, di strutture sovra-nazionali e, ancor più, cittadini della Terra. Sempre più invisibili, ma comunque fili necessari di una trama più grande, man mano che la messa a fuoco della lente con cui ci osserviamo si fa meno precisa.
La ragione principale di questa molteplicità di connessioni fra noi, la società e il mondo intero è certamente data da quel fenomeno universale, indice della nostra epoca, che chiamiamo globalizzazione.
Fin dagli inizi della scoperta del Nuovo Mondo (1492), l’uomo ha progressivamente allargato i propri spazi di intervento sulle diverse e lontane regioni del globo terrestre. Conseguenza immediata di ciò è stato lo sviluppo vertiginoso dei traffici commerciali tra le aree del mondo, che ha, infine, portato dopo l’affermazione di politiche liberiste ad una interconnessione dei mercati statali fra loro. Ma se i nodi di questa rete globale hanno cominciato ad intricarsi a causa di una spinta economica complessa, sollecitata dagli utili generati dai traffici commerciali sempre più voluminosi e consistenti, si deve allo sviluppo tecnologico il pieno dispiegamento delle potenzialità del fenomeno della globalizzazione.
L’interconnessione fra le lontane aree del globo è nel tempo diventata sempre più forte, significativa e irrinunciabile, ma è soltanto con la digitalizzazione che è stato possibile creare mondi virtuali nei quali ogni manifestazione di eventi o di azioni accade ovunque e nello stesso istante. Se proviamo a domandarci quando questi caratteri della nostra era sono emersi, non dobbiamo riavvolgere troppo all’indietro il nastro della memoria, perché saremo facilmente in grado di rintracciare gli accenni di queste incessanti e radicali trasformazioni nascosti dietro gli esili scogli di scarsi decenni.

Grazie alla disponibilità di Achille Callipo della libreria Pacifico di Caserta, abbiamo avuto la possibilità di analizzare i rapporti fra l’io, la società e il mondo con la Prof.ssa Annamaria Rufino, docente ordinaria di Sociologia del Diritto presso l’Università Luigi Vanvitelli, la quale principalmente si è dedicata, nel corso della sua carriera, alla ricerca e allo studio delle problematiche specifiche riguardanti il mutamento sociale e il mutamento normativo; di come è cambiato nel tempo il rapporto tra sistema regolativo e sistema sociale. La Prof.ssa Rufino non soltanto svolge con dedizione e forte impegno accademico il suo ruolo da docente, ma è anche scrittrice e autrice di numerosi pamphlet e saggi di grande acume intellettuale, come: Nascita e difesa della società; Devianza e comunicazione globale; Mediare il conflitto; Umanesimo futuro e In-Security, Scegliere, decidere, cambiare. Opere pubblicate in Italia ma tradotte anche in inglese, francese spagnolo. Grazie al suo intervento e alle conversazioni, che gentilmente ci dona, porteremo sulle pagine del nostro magazine le analisi e gli approfondimenti di alcuni rilevanti aspetti caratterizzanti la società contemporanea.

Indice
È difficile al giorno d’oggi stabilire chi siamo e a chi o cosa apparteniamo. Siamo esseri umani unici, dotati di una nostra specifica personalità, e al contempo diventiamo anonimi cittadini di piccole/grandi comunità, di Stati, di strutture sovra-nazionali e, ancor più, cittadini della Terra. Sempre più invisibili, ma comunque fili necessari di una trama più grande, man mano che la messa a fuoco della lente con cui ci osserviamo si fa meno precisa.La ragione principale di questa molteplicità di connessioni fra noi, la società e il mondo intero è certamente data da quel fenomeno universale, indice della nostra epoca, che chiamiamo globalizzazione.Fin dagli inizi della scoperta del Nuovo Mondo (1492), l’uomo ha progressivamente allargato i propri spazi di intervento sulle diverse e lontane regioni del globo terrestre. Conseguenza immediata di ciò è stato lo sviluppo vertiginoso dei traffici commerciali tra le aree del mondo, che ha, infine, portato dopo l’affermazione di politiche liberiste ad una interconnessione dei mercati statali fra loro. Ma se i nodi di questa rete globale hanno cominciato ad intricarsi a causa di una spinta economica complessa, sollecitata dagli utili generati dai traffici commerciali sempre più voluminosi e consistenti, si deve allo sviluppo tecnologico il pieno dispiegamento delle potenzialità del fenomeno della globalizzazione.
L’interconnessione fra le lontane aree del globo è nel tempo diventata sempre più forte, significativa e irrinunciabile, ma è soltanto con la digitalizzazione che è stato possibile creare mondi virtuali nei quali ogni manifestazione di eventi o di azioni accade ovunque e nello stesso istante. Se proviamo a domandarci quando questi caratteri della nostra era sono emersi, non dobbiamo riavvolgere troppo all’indietro il nastro della memoria, perché saremo facilmente in grado di rintracciare gli accenni di queste incessanti e radicali trasformazioni nascosti dietro gli esili scogli di scarsi decenni.
Al centro della sua ricerca e della sua riflessione si pone il concetto di “Medio-Globalità”, che lei stessa ci aiuta a precisare: «Il termine medio-globale è l’indice della nostra età. Noi viviamo in un’epoca in continua trasformazione: mai statica, con forti dinamismi che si succedono secondo dopo secondo. È questa l’età di un mondo fortemente interconnesso, globale appunto, dove gli strumenti indispensabili per attuare questa connessione sono rappresentati dai media. Medio-globalità, dunque, con accezione attenta ai modi in cui gli esseri umani interagiscono oggi fra loro, dominati, dunque, dalla comunicazione e dai suoi mezzi di disseminazione. Ma questa etichetta l’ho desunta anche ricalcando il termine di “medioevalità”.
Al centro della sua ricerca e della sua riflessione si pone il concetto di “Medio-Globalità”, che lei stessa ci aiuta a precisare: «Il termine medio-globale è l’indice della nostra età. Noi viviamo in un’epoca in continua trasformazione: mai statica, con forti dinamismi che si succedono secondo dopo secondo. È questa l’età di un mondo fortemente interconnesso, globale appunto, dove gli strumenti indispensabili per attuare questa connessione sono rappresentati dai media. Medio-globalità, dunque, con accezione attenta ai modi in cui gli esseri umani interagiscono oggi fra loro, dominati, dunque, dalla comunicazione e dai suoi mezzi di disseminazione. Ma questa etichetta l’ho desunta anche ricalcando il termine di “medioevalità”.

Ricordiamo che la medioevalità è un concetto generato dagli umanisti rinascimentali per indicare un periodo di transizione che aveva portato dall’autunno del mondo antico alla primavera del mondo moderno. Una medias aetas, un’età di mezzo. Anche il mondo contemporaneo attraversa una fase di transizione e questo è soprattutto evidente dall’affermazione di Internet e dalla digitalizzazione in genere. Pensiamo come i problemi più incisivi dei giorni nostri stanno ridisegnando i tratti del mondo futuro: immigrazione, cambiamenti climatici, conflitti fra Stati, depressione di sistemi economici, nuovi e sempre più importanti sviluppi tecnologici. Il Metaverso di Zuckerberg, il Covid-19 e la guerra russo-ucraina sono gli ultimi esempi di una trasformazione vistosamente osservabile e analizzabile da qualche decennio. Noi oggi siamo ripiombati in un nuovo medioevo perché tutto quello che ci circonda sta cambiando in maniera radicale, e nessuno, da governanti, studiosi e intellettuali, sa dare risposte certe a questi cambiamenti che porteranno a un totale e nuovo riassetto del nostro mondo».

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE

N°228 – APRILE 2022

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