Riders: come il caporalato “sfrutta” il digitale

Informareonline-Caporalato

La fotografia emersa dall’ultimo Rapporto Agromafie e caporalato dell’Osservatorio Placido Rizzotto/Flai Cgilevidenzia che in Italia circa 180 mila lavoratori sono vulnerabili e soggetti al fenomeno del caporalato in agricoltura.

Questo fenomeno di sfruttamento, diffuso su tutto il territorio nazionale, colpisce quei lavoratori “deboli” che vivono in condizioni di marginalitàSpesso infatti gli imprenditori impiegano migranti extracomunitari in condizioni disumane, senza alcun rispetto delle regole e con un minimo salario.   

Ciò accade non perché siano strozzati dalla grande distribuzione, ma solo per guadagnare di più. (Emilio Santoro - autore del Rapporto sul 2019 del laboratorio sullo sfruttamento lavorativo e la protezione delle sue vittime). 

Chi credeva però che il caporalato fosse esclusivamente una figura di intermediazione presente tra i braccianti agricoli, si sbagliava. Il caporalato digitale è infatti realtà perché anche nel mondo delle App accade ciò che succede nelle campagne. Gli “schiavi” non sono più solo quelli nei campi, ma anche coloro che sotto il sole o la pioggia, percorrono chilometri per un lavoro sottopagato.  

Cambiano i tempi e cambiano i mestieri e così si sono create delle nuove figure di lavoratori: i riders, ossia fattorini che con biciclette o ciclomotori effettuano consegne a domicilio soprattutto di cibo. Ai riders non viene commissionato il lavoro direttamente dalle società di food delivery, ma reclutati anche in modo non del tutto legale, da quegli “intermediari” che approfittano delle “particolari” condizioni di migranti, rifugiati o di tutte quelle persone che hanno necessità di lavorare.  

Fatto è che questa “condizione” lavorativa si genera per la necessità di lavorare e, nel periodo del lockdown, abbiamo potuto ricevere il nostro cibo a domicilio acquistato onlineL’indagine appena conclusa su Uber Italy, la piattaforma americana di ordinazione e consegna a domicilio di cibo on line lanciata da Uber, ha mostrato come anche nuovi lavori possano presentarsi in modo ambiguo. 

E quella che per alcuni è apparsa una conquista, in realtà lo è solo per le aziende perché ci troviamo di fronte lavoratori che ancora una volta devono sottostare al “comando” del più forte. Persone troppo deboli per reclamare dei diritti e troppa fame per rinunciare ad un lavoro. 

L’inchiesta della Guardia di Finanza aveva portato lo scorso 29 Maggio al commissariamento della filiale italiana del gruppo americano per caporalato, nello specifico per lo sfruttamento dei raiders incaricati alle consegne di cibo per Uber Eats. Alcune testimonianze hanno infatti fatto emergere come i riders avessero una minima paga oraria, (3 euro l’ora) e, come venissero reclutati approfittando del loro momento di bisogno. 

Ma come tutti i lavoratori anche ai riders, pur essendo autonomi, sono assimilati a quelli subordinati. Pertanto hanno diritto come dal decreto legge 101/2019a specifiche tutele sia in relazione alla retribuzione che per gli aspetti normativi sulla sicurezza sul lavoro.  

La società che lavorava per Uber Italy, invece, procacciava lavoratori provenienti da zone conflittuali e che, a causa della loro vulnerabilità ed isolamento sociale, erano disposti pur di garantire la propria sopravvivenza ad accettare qualsiasi lavoro anche a bassissimo costo. 4-5 euro lordi, questa era la paga. Ma come funzionano le app economy? I lavoratori con partita iva o quelli occasionali si collegano tramite lo smartphone dando la loro disponibilità ad effettuare, con i propri mezzi, una o più consegne in alcune fasce orarie. 
I controlli da parte delle forze dell’ordine, scattati da nord a sud del nostro paese, hanno permesso di avere una testimonianza sulle reali condizioni di lavoro dei raidersSi è trattato di una sorta di maxi ascolto attraverso un questionario sottoposto, tra un ordine ed un altro, ai fattorini italiani e stranieri. Anche all’inizio sono apparsi restii per timore di essere scoperti e perdere il lavoro, successivamente c’è stata una fattiva collaborazione permettendo poi alle forze dell’ordine ad avere un quadro più preciso sullo svolgersi di questa attività lavorativa. 

di Angela Di Micco

Print Friendly, PDF & Email