Ridendo e scherzando ci siamo persi Enzo Carella

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Se Colapesce e Dimartino hanno occupato le vostre sinapsi per mesi con “Musica Leggerissima”, allora, di certo adorerete Enzo Carella. Mai come in questo periodo storico i sound e i testi anni ’80 hanno invaso il pop e la nostra cultura in generale ma, purtroppo, troppo spesso si conoscono e apprezzano solo le pallide imitazioni di certe tendenze e non le originali. È proprio il caso di Enzo Carella, passato in sordina non solo durante i nostri tempi ma anche, e soprattutto, durante i suoi. Famoso soprattutto per essere arrivato secondo a Sanremo 1979 con “Barbara“, il povero Carella ha prodotto pezzi di infinita bellezza durante tutta la sua carriera. Ogni sua canzone è volgarmente paragonabile a una felice ubriachezza dei sensi, all’offuscamento della comprensione logica mediata da testi non sempre sensatissimi e comprensivi e da un sound prepotentemente ipnotico.

Carella, probabilmente, ha avuto la sfortuna di nascere troppo presto, calcando le scene con un personaggio che faceva troppo poco scalpore, una figura troppo poco televisiva. Per lo stile e per la genialità, oggi, sarebbe stato un disco di platino. È arrivato dunque il momento di riconsacrare e riscoprire un grande autore. Il mio personale consiglio è di cominciare da brani come “Parigi“: un disperato inno d’amore con un sound molto simile alla colonna sonora di Profondo Rosso, o “Contatto“: un’esperienza onirica e sensoriale più che una canzone e infine “Malamore”: probabilmente il miglior pezzo di tutta la discografia Carelliana, un brano che vi farà sentire protagonisti di un film: immersi in degli anni ’70 che sanno di romanticismo e fumo di sigarette. Purtroppo Enzo Carella ci ha lasciati il 21 febbraio 2017, dopo una carriera piena, lavorando per lungo tempo al fianco di Pasquale Pannella e ispirando tanti, tra cui Lucio Battisti, che ha più volte affermato di essere stato un suo grande estimatore.

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di Giuseppe Spada

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