Oggi dovremmo stringerci in un grandissimo abbraccio e sorridere. Vivere, ricordare e resistere.

Pensare alla resistenza di quegli uomini per sentirci completamente vivi e grati.
C’è chi ha taciuto al fascismo, chi lo ha condiviso, chi lo ha combattuto; chi gli si è opposto all’inizio della guerra, chi gli si è opposto alla fine, ma non importa. Non oggi, non nella nostra epoca, perché l’unica cosa che conta è che ci sia stato qualcuno così coraggioso da gridare “resistenza” alla più grande vergogna che la storia italiana, anzi, mondiale abbia mai vissuto.

Noi oggi dovremmo essere felici. Sta a noi mantenere vive e nitide le immagini, sta a noi continuare la resistenza, urlare che il fascismo non ci conquisterà più, lottare per i nostri obbiettivi per dirci tutti, onestamente, che siamo donne e siamo uomini liberi.

Ci hanno detto che il 25 Aprile non è dei comunisti, facendone una mera questione di fazione politica.
Ci hanno detto che sconfiggeranno la povertà e che tutto andrà a meraviglia.
Ci hanno raccontato che chi arriva qui disperato è un pericolo per noi.
Ci hanno messo davanti ad una realtà fatta di numeri, e non di persone.

Quindi almeno oggi facciamoci sentire, perché a queste stronzate noi non ci crediamo, e non ci abbiamo mai creduto.
Siamo ancora parte di una vera e propria resistenza, militanti per una verità che hanno provato a cancellare, infangare, alterare, o rendere utile ad interessi altrui.

Oggi è un giorno importante, a prescindere da qualunque convinzione sociale e politica.

Ci spetta l’onere di aiutare a capire chi capire non vuole. La nostra battaglia deve essere questa, perché ogni persona che muore uccisa da bombe e proiettili mentre qualcuno si scatta foto con un mitra nelle mani, è uno sfregio umano.
Ogni maltrattamento fisico o psicologico verso chi è vulnerabile, è un passo avanti verso il regresso;
ogni parola, azione xenofoba, il buio nascosto dalla frase “prima gli Italiani”, rappresentano un crimine orrendo.

Resistiamo a chi vuole fare della sua ignoranza la propria forza, e ricordiamocene anche dopo il 25 Aprile.

Che sia festa quindi. Per chi farà ancora qualcosa e per chi non farà mai niente. Per chi si troverà d’accordo con queste parole e per chi le troverà ridicole.
Che sia festa per resistere ancora. Per la libertà, nel cuore e nella coscienza.

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di Daniela Russo

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