1anni fa veniva ucciso Mimmo Noviello, imprenditore casertano (aveva un agenzia di pratiche con relativa scuola guida) che non si piegò alla legge del pizzo. Lo scorso 16 maggio, nella sede dell’associazione antiracket di Castel Volturno, si è svolta la commemorazione della sua morte, insieme ai familiari, i suoi figli, altri parenti di vittime innocenti di camorra e differenti personaggi simbolo della lotta alla camorra.

Mimmo Noviello ci ha lasciato da ormai 10 anni, il suo rifiuto al diktat camorrista del pizzo gli costò la vita quel 16 maggio 2008. Mimmo fu ucciso a Castel Volturno, da sei sicari facenti parte del clan dei Casalesi, l’omicidio fu premeditato e ordinato dall’ex boss sanguinario Giuseppe Setola. Durante la sua deposizione ai magistrati, Setola dirà che dopo l’omicidio di Mimmo stappò una bottiglia di champagne. Nel fedele ricordo di quegli anni intrisi di lotta e sangue, a Castel Volturno, l’associazione FAI (Associazioni Antiracket ed Antiusura Italiane) ha organizzato un evento in memoria di Mimmo. Ad aprire il dibattito è Tano Grasso, presidente nazionale dell’associazione FAI, che si è soffermato sugli sviluppi e sull’importanza della denuncia da parte degli imprenditori minacciati. Il problema, secondo Grasso, risiede oltremodo nell’omertà imprenditoriale ampiamente diffusa nei nostri territori, la quale permette alla criminalità di logorare sulla paura e sulla “fedeltà” di determinati imprenditori. A Grasso, si è aggiunta la voce del prefetto di Caserta Raffaele Ruberto, il quale ha espresso delle sue considerazioni sull’attuale potenza della camorra casertana: «Si è detto che i clan si stanno riorganizzando nell’agroaversano… e qual è la novità? Non si sono mai disorganizzati. Le indagini, colpiscono al cuore queste organizzazioni, ma c’è una forte capacità di rigenerarsi; per ogni arrestato c’è uno che lo può rimpiazzare. La camorra sta soltanto mutando pelle: spara di meno e fa più affari, e la camorra del casertano, è una camorra di tutto rispetto che ha una storia, una tradizione, una struttura, un’organizzazione criminale con una caratura di grande rilievo».

 

 

Delle dichiarazioni davvero importanti e che fanno comprendere come il potere dei clan sia ancora vivo nel casertano. Perché se c’è da una parte il ricordo di Mimmo Noviello, dall’altra c’è la netta conseguenza che scaturisce dalla sua memoria: l’azione. Mentre si parla del suo omicidio si respira nell’aria la voglia di una partecipazione giovanile che è pronta a fare le sue carte, ma non c’è azione senza riflessione e le parole del figlio di Mimmo, Massimiliano Noviello, ci riportano al dolore lacerante lasciato dalla camorra in quella famiglia. «Sono oramai dieci anni dall’assassinio di mio padre, nonno dei miei figli. Banale, o peggio forse inutile, dire che questo vuoto non si colmerà mai».

Un uomo che fu lasciato solo e da altri era visto come colui che non ha saputo farsi i fatti propri; solo ora vediamo il suo gesto come la testimonianza di un eroe silenzioso, di un uomo che non si piegò nemmeno per salvaguardare la sua incolumità. La sua azione, seppur solitaria, ci rimanda ad una questione di straordinaria importanza: noi oggi non abbiamo più bisogno né di eroi né di martiri, questo territorio così complesso necessita oggi di un’azione collettiva, di un pugno unitario alla camorra. Conosciamo la mentalità, conosciamo i nomi e, grazie a Mimmo, conosciamo il valore cruciale della denuncia. Lo dobbiamo a Mimmo e lo dovete a noi giovani.

 

Massimiliano NovielloFiglio di Mimmo
«Voglio ringraziare i prefetti per il loro intervento, volevo anche giustificarmi per l’emozione, perché davanti al monumento commemorativo mi ritorna l’ultima immagine di mio padre in pozza di sangue. Proprio lì trovo grossa difficoltà nel parlare. Oggi, a dieci anni dall’assassinio di mio padre, è banale dire che questo vuoto non si colmerà mai».

Tano GrassoPresidente Nazionale FAI
«Non bastò Domenico Noviello, furono necessari anche gli omicidi di Raffaele Granata e di Ciardullo. Bisogna ricordare che la storia del movimento antiracket è nata nel 1990 in quel piccolo paese della Sicilia che era Capo D’Orlando. È una storia segnata anche da questi terribili fatti di sangue ed in essi ha la propria ragion d’essere».

Rosaria CapacchioneGiornalista
«Adesso quelle vittime della camorra non ci sono più. L’ala militare del clan dei Casalesi è stata decimata, ma non sono state rimosse le cause che avevano portato alla strutturazione di quel clan. Penso che un “nuovo Setola” potrebbe nascere da un momento all’altro».

Raffaele Ruberto Prefetto di Caserta
«Dovremmo avere tutti quanti un po’ più di coraggio, sapendo che le istituzioni saranno essere al vostro fianco. Per quanto mi riguarda, questo è l’impegno che prendo e vorrei portarlo avanti insieme ai giovani che sono qui con noi oggi».

Luigi Ferrucci – Presidente Regionale FAI
«L’omicidio di Noviello doveva servire non solo come vendetta per la sua denuncia nel 2001, ma anche per dire a tutti gli operatori economici e ai commercianti che nessuno doveva alzare la testa. Il nostro lavoro di antiracket partì esattamente dopo quel giorno».

Paolo MiggianoScrittore
«Siamo in pochi a non dimenticare. La fotografia è sempre la stessa: c’è la magistratura, ci sono le forze dell’ordine e ci sono i temerari di alcune associazioni, ma manca la città. Bisogna ancora costruire la memoria di Mimmo Noviello».

Antonello VelardiSindaco di Marcianise
«Mi fa piacere vedere questa cornice di giovani qui, oggi, bisogna far capire che il tema dell’ingerenza alla camorra è ancora attuale».

di Antonio Casaccio
Foto di Carmine Colurcio

Tratto da Informare n° 182 Giugno 2018

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