Richiedenti asilo in Italia: il punto della situazione

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Nel 2019 in Italia, secondo i dati forniti dal Ministero dell’Interno, sono state circa 81mila le persone a richiedere asilo politico, di queste solo il 20% ha ricevuto un esito positivo a fronte di una media europea del 60% di riconoscimenti.

Ma chi può accedere alla Protezione Internazionale?

L’Asilo Politico è concesso a coloro ai quali viene riconosciuto lo status di rifugiato, ovvero colui che “per il timore fondato di essere perseguitato per motivi di razza, religione, nazionalità, opinione politica o appartenenza a un determinato gruppo sociale, si trova fuori dal paese di cui ha cittadinanza (o dimora abituale – nel caso di soggetti apolidi) e non può o, a causa di tale timore, non vuole avvalersi della protezione di detto paese”.

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Di quali siano le procedure per accettare una richiesta d’asilo in Italia ne abbiamo parlato con Elisabetta Zevola, Esperta di diritti umani e protezione internazionale nelle Commissioni territoriali, che fino a marzo scorso ha lavorato all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR).

«Le domande di asilo in Italia vengono valutate da commissioni territoriali. La commissione è composta da vari membri, uno è l’UNHCR. I passaggi per la valutazione sono la domanda in questura, lo studio del caso e l’audizione. Fino al 2018 l’UNHCR faceva in prima persona le interviste ai richiedenti asilo.

L’audizione è il momento più importante perché viene concesso al richiedente di raccontare la sua storia con le sue parole. È un momento molto complesso e doloroso sia per coloro che devono rivivere il proprio vissuto traumatico che per il commissario che fa l’audizione e che deve riuscire a capire le loro storie e ad interpretarle. Il vissuto del viaggio cambia le persone e spesso non è facile ricostruirlo, per questo noi che intervistiamo dobbiamo essere cauti nel valutare certe storie, aiutando la memoria e mettendo in ordine il racconto affinché possa essere esaminato e quindi incardinarsi nei parametri della protezione».

Il parametro giuridico fondamentale secondo cui si valutano le richieste, ci spiega ancora Elisabetta, è la Convenzione di Ginevra del 1951 sullo status dei rifugiati. Inoltre si fa riferimento ad un quadro normativo nazionale, formato da decreti che traspongono nell’ordinamento italiano sia la Convenzione che le direttive europee.

Nonostante queste garanzie legali, troppo spesso solo teoriche, la situazione di migranti e rifugiati, già presi indistintamente come bersaglio dalla politica leghista e non solo degli ultimi anni, si è complicata ulteriormente in questo ultimo anno di pandemia, nel quale le misure di protezione per il Covid sono state spesso utilizzate come pretesti per evitare l’accoglienza. I richiedenti asilo nel 2020 fino ad agosto erano i due terzi di quelli registrati nello stesso periodo nel 2019, tra questi solo 1 su 5 ha ottenuto un riconoscimento.

Eppure la pandemia, come dimostrano anche le ultime notizie arrivateci dal fronte arabo-palestinese, non ha fermato la guerra né la violenza dalla quale immigrati e rifugiati continuano a scappare.

di Marianna Donadio

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