Riattivata al Parco del Matese la struttura infopoint del CEA

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Ieri è stata una giornata davvero importante per il Matese, per il Parco del Matese che è parte integrante, spettacolare e ‘saporosa’ della vita della provincia casertana.

In alto, dopo aver attraversato ‘verdi vallate’, boschi di faggi, prati ricchi di fiori, di erbe officinali (tante!) arrivi a Castello del Matese: la frescura ti avvolge come una carezza miracolosa e non puoi fare a meno di perdere lo sguardo nel panorama di incredibile bellezza giù, giù fino a… fino all’infinito? Su tutto, a rapirti è il biancore silente del convento francescano di ‘S. Maria Occorrevole’ con la sua ‘Solitudine’ svettante fra i boschi dei monti che dall’alto ‘proteggono’ Piedimonte. Gioielli preziosi che nessuna ‘archistar’ contemporanea potrà mai raggiungere.

Avevano ben ragione i Sanniti a voler star qui fra l’elegante ‘Alliphae’ e la potente Sepino-Bojano: basta guardare i blocchi (enormi!) di pietra alla base delle mura normanne per avere un’idea di come sapessero ben difendere i loro insediamenti, per non parlare del Castello alto-medievale che dà nome al borgo. Oggi restano solo due torri a testimoniare cosa dovesse essere questa struttura difensiva che proteggeva certo Castello, ma soprattutto Piedimonte dall’alto.

Se le Torri sorgono sull’impianto delle antiche mura sannitiche, e già fanno spettacolo a sé, Castello medievale è tutto da vedere con i suoi suppigni, le stradine coperte da abitazioni a ponte che ti portano verso la vista mozzafiato della vallata sottostante.

Molto ricche sono le chiese, a cominciare dalla chiesa madre di S. Croce con i suoi splendidi altari di legno. Questa Chiesa, risalente al sec. X, ma ricostruita alla fine del ‘600 dopo un rovinoso terremoto, conserva molte opere barocche, oltre a lastre di antichi sepolcri recanti stemmi gentilizi a far da ‘pavimento’. Alle spalle dell’altare ottocentesco si fa notare un affresco del Bocchetti insieme ai due organi laterali dell’Ottocento.

A catturare la nostra attenzione sono le antiche maioliche del pavimento che appaiono ancora più belle al confronto con alcune mattonelle moderne inserite in sostituzione  … no, impossibile sostituire tanta eleganza!

Ai bordi, una deliziosa greca in bianco e nero con inserti di tralci di foglie d’edera gialli.

La cittadina tutta merita molta attenzione, ricca com’è di antiche chiese, intriganti soluzioni urbane, opere d’arte e storia, storia antica davvero come mostra anche il sito archeologico di Capo di Campo sull’altopiano di Miralago lungo il Regio Tratturo che, evidentemente, da millenni è stato sempre ‘in funzione’. Qui è stato rinvenuto, infatti, un notevole insediamento tardo-romano, forse una stazione di posta/sosta o forse un’azienda agricola stagionale (saltus). Questa, peraltro, è terra di erranze, terra di transumanza lungo percorsi tanti antichi quanto importanti al punto che nel 1447 Alfonso I d’Aragona ritenne necessario definirne l’uso e gli assetti, mentre nel 1481 un nuovo editto proibiva ai pastori di lavare le pecore nel Lago Matese e, soprattutto, di buttare immondizie nello ‘Scennerato’, l’inghiottitoio del lago stesso, onde evitare di ‘inquinare’ il fiume Torano. Nel 1481 …

Miralago è un’area speciale per la potenza delle suggestioni che provoca: alto sul Lago Matese, il lago carsico più alto d’Italia, Miralago è uno straordinario libro aperto sulla flora e la fauna del Matese. Dai faggi ai lecci ai carpini alle querce ai cerri agli abeti agli aceri rosseggianti, e poi castagni, ciliegi, noci, ontani, ornielli, ippocastani, allori fino ai festosi maggiociondoli per far felici gli uccelli che qui sono presenti con le signore dell’aria, le aquile reali, ma non solo.

L’umidità prodotta dal lago attira marzaiole, svassi, le eleganti folaghe, germani reali, tarabusi, aironi, insomma è davvero un bel-vedere, anzi: un bel ‘mirare’. Spero di sbagliarmi e di essere smentita, ma mi pare che quest’area straordinaria non rientri nelle cosiddette ‘zone umide’, protette dalla Convenzione di Ramsar, riconosciute dal Ministero dell’Ambiente: è così? Perché?

Proprio sul Belvedere di Miralago il Parco del Matese ha realizzato da tempo una struttura in legno che fungesse da struttura espositiva dei tanti squisiti prodotti di quest’area, ma anche come info-point insieme al Centro di Educazione Ambientale (CEA).

Per misteriose (per me) ragioni la struttura era stata abbandonata a se stessa (il legno, si sa, richiede manutenzione) e ieri, invece, è stata riattivata alla presenza del Presidente del Parco, Vincenzo Girfatti, che ha fortemente voluto questa cerimonia, del Direttore del Museo di Alife Antonio Salerno e di molti Sindaci insieme alle Associazioni culturali e sportive che qui sono tante: fanno trekking, deltaplano, mountain-bike, parapendio, scalate, didattica ambientale, bird-watching, scalate. Il CAI (Club Alpino Italiano), infatti, qui ha una lunga tradizione risalente allo studioso Beniamino Caso che ne fu cofondatore e primo vice-presidente.

Un plauso, dunque, al Parco che, nonostante tutti i problemi causati dal Covid e dalla difficile situazione economica, rivitalizza tutto quel che può ricordando a tutti che Matese è patrimonio ‘naturalistico’ ineguagliabile, ma anche immenso patrimonio culturale.

Jolanda Capriglione

Presidente del Club per l’Unesco-Caserta

 

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