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Per la prima volta in quindici anni RiartEco, la manifestazione artistica itinerante realizzata con materiali di scarto, fa tappa a Napoli.

RiartEco nasce nel 2005 a Firenze con l’obiettivo di promuovere il riutilizzo e di sensibilizzare tramite le sue opere i cittadini alle tematiche della sostenibilità ambientale e del risparmio delle risorse.

Nel 2014 l’organizzazione è poi divenuta un vero e proprio movimento artistico, culturale, ecologico e sociale. Quest’anno la mostra si è fermata a Genova, Siena e Roma, per poi concludere il suo itinerario a Napoli, dove è stata ospitata dal centro sociale Mezzocannone Occupato dall’11 al 20 giugno.

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Gli organizzatori della tappa napoletana sono Agostino Della Cioppa e Costantino Panella; con quest’ultimo abbiamo parlato di ciò che rappresenta questa mostra in una società che sembra prendere finalmente coscienza degli irreparabili danni prodotti dall’inquinamento. “È arrivato il momento che l’obiettivo di produrre meno rifiuti e di riciclare tutto ciò che è recuperabile diventi una necessità” afferma Panella.

RiartEco, ci spiega, non è una manifestazione fine a sé stessa ma un contenitore all’interno del quale spaziare attraverso dibattiti in cui ognuno può dire la sua al fine di proporre uno stile di vita sostenibile. A Napoli ha partecipato anche l’associazione ambientalista Greenpeace.

“L’opera che mi ha colpito di più- continua Panella- è Abito per balletto Cenerentola, di Angelo Lussiana, sia per il materiale utilizzato che per la dote artistica e la grande tecnica dimostrata nella sua creazione.”

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L’abito è stato infatti interamente realizzato con strisce di cartone, materiale di scarto di una cartotecnica, ed è stato indossato durante un balletto nel quale si è dimostrato resistente e funzionale.

Un’altra opera che ci ha colpiti è senz’altro quella di Stefania Verderosa, dedicata ad una bambina migrante vittima del naufragio avvenuto nei pressi del porto di Lampedusa il 3 ottobre 2013, che causò centinaia di morti.

 

L’opera è composta da due ali d’angelo, realizzate con due pannelli di polistirene, posizionate su uno sfondo che rappresenta l’orizzonte sul mare, lo stesso mare che ancora oggi, a sei anni di distanza da quella tragedia, continua a fare troppo spesso da tomba a chi lo attraversa in cerca di speranza. Alle due ali sono appese un paio di scarpe da bimba. Accanto all’opera una scritta recita volevo ali di rondine per attraversare il mare ora ho ali d’angelo.

La mostra ha ottenuto a Napoli, città che ha ospitato quest’anno non poche mobilitazioni  a favore di uno sviluppo sostenibile, un buon numero di visitatori. “RiartEco ha suscitato grande interesse e ha trovato un pubblico molto attento alle tematiche ambientali, che toccano tutti in prima persona” conclude Panella. “Credo che la mostra sia realmente riuscita a smuovere le coscienze di chi è passato a visitarla.”

di Marianna Donadio

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