Riabilitazione Post-Covid: “programmi su misura per ricominciare a respirare”

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L’infezione da Sars-CoV-2 induce, nei pazienti sintomatici, problematiche che vanno da una sindrome simil-influenzale (febbre, mal di gola e tosse) a una sindrome da distress respiratorio, con insufficienza respiratoria e necessità di assistenza ospedaliera (terapia intensiva e ventilazione meccanica).

A questi spesso si sono associati disturbi vascolari con danni di natura tromboembolica oppure, in alcuni casi, si sono presentati sintomi neurologici o gastrointestinali.
Una volta guariti, le conseguenze legate al prolungato allettamento e le problematiche pregresse e persistenti di tipo respiratorio richiedono un sostegno adeguato. Quasi sempre le persone sono molto debilitate, mostrano segni di astenia e deficit di movimento, aspetti a cui occorre aggiungere quelli della sfera cognitiva ed emotiva: dal disorientamento alla perdita di gusto e olfatto, senza contare il trauma di chi ha provato la “fame d’aria” e, quindi, la sensazione di morire. La priorità, in termini di riabilitazione, è rappresentata dal deficit respiratorio, tenendo conto della fragilità emotiva nella quale questi pazienti si ritrovano. Intensità e durata della riabilitazione dipendono, in linea generale, da quanto lunga è stata la degenza.

I più debilitati sono i pazienti che hanno vissuto per settimane in terapia intensiva e per questi può essere necessario un percorso di almeno 2-3 settimane. Per i pazienti reduci da almeno 14 giorni di ricovero nei reparti di malattie infettive o pneumologia, può essere sufficiente un periodo in riabilitazione di 5-10 giorni.

Il resto, se necessario, lo si può fare recandosi in ambulatorio per ulteriori 3-4 settimane.
I parametri da utilizzare nel monitoraggio dei progressi di questi pazienti sono: la febbre, che non deve mai salire nei primi tre giorni successivi alla dimissione dall’ospedale, la frequenza degli atti respiratori (devono essere inferiori a 22 al minuto), la saturazione dell’ossigeno (minimo 96 a riposo nelle persone sane, 92 se si aveva già una malattia prima del Covid), la tosse e l’eventuale fame d’aria (dispnea), con la necessità di essere seguiti da professionisti della riabilitazione respiratoria, con trattamenti personalizzati e tenendo conto della probabile perdita di peso e di massa muscolare. Nei soggetti in fase di remissione possono persistere sintomi quali dispnea per sforzi modesti, facile faticabilità, vertigini e instabilità posturale, debolezza e dolore muscolo-articolare, ansia e, più in generale, una severa sindrome da decondizionamento. L’insieme dei sintomi potrebbe interferire a lungo con la ripresa dell’autonomia nelle attività di vita quotidiana e indurre rischi di complicanze (ad es. cadute) durante la convalescenza. Da qui parte l’importanza della riabilitazione respiratoria, che non può e non deve separarsi da una corretta riabilitazione motoria e psicologica. Tale programma viene calibrato “su misura” per il paziente in modo da cercare di ottimizzare la sua autonomia e le sue performance fisiche e sociali, utilizzando esercizi specifici come la respirazione diaframmatica, la mobilizzazione manuale e lo stretching della cassa toracica, una rieducazione posturale, e ausili come lo spirometro incentivante. L’esercizio respiratorio e la riattivazione motoria velocizzano il recupero verso la normale vita quotidiana, ristabilendo un corretto equilibrio corpo-mente, con un unico comun denominatore: ricominciare a respirare.

di Patrizia Maiorano,
dott.ssa in Medicina Fisica e Riabilitativa

TRATTO DA MAGAZINE INFORMARE N°208
AGOSTO 2020

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