revenge porn normativa

Revenge porn: normativa e prevenzione

Redazione Informare 07/09/2022
Updated 2022/09/07 at 4:59 PM
4 Minuti per la lettura

Il revenge porn è una forma di violenza digitale sovente attenzionata dalla cronaca per i suoi effetti devastanti sulla vita delle persone che ne sono vittime. Traducibile in italiano come “pornovendetta”, consiste nella condivisione pubblica di immagini o video intimi tramite Internet, senza il consenso dei protagonisti degli stessi, a scopo vendicativo. L’intento è denigrare, bullizzare e molestare le persone a cui si riferiscono.

Revenge porn: normativa e prevenzione

Nell’ordinamento italiano, il revenge porn è reato ai sensi dell’art. 612-ter del Codice penale, introdotto dalla legge n. 69 del 2019, nota come il “Codice Rosso” che commina la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000.  

Non è rilevante, affinché possa dirsi esclusa la configurazione della fattispecie, il consenso della vittima in sede di realizzazione del materiale pornografico. Infatti, può accadere che le immagini siano immortalate da un partner intimo e con il consenso della vittima. Ben può accadere che la persona offesa sia ignara di essere ripresa o, ancora, che la stessa sia vittima di violenza sessuale, spesso facilitata dalla droga da stupro – che provoca, tra l’altro, ridotto senso del dolore, coinvolgimento nel disvoluto atto sessuale, effetti dissociativi e amnesia -. 

Al fine di contrastare il fenomeno, il decreto-legge 139 del 2021, cosiddetto “Capienza” ha introdotto nel codice privacy l’art. 144-bis, prevedendo la possibilità per chiunque, compresi gli under 14, di segnalare casi di revenge porn che li riguardino al Garante Privacy. Quest’ultimo, entro 48 ore dal ricevimento della richiesta, provvederà predisponendo le opportune indagini. Il Garante Privacy ha, inoltre, elaborato in collaborazione con Facebook un canale di emergenza per le vittime potenziali, teso ad impedire che contenuti intimi possano essere diffusi su Facebook e Instagram senza permesso delle persone rappresentate. 

Volgendo lo sguardo oltre i confini nazionali, altri Paesi europei come la Francia e Spagna hanno adottato una legislazione in tema di revenge porn. Delineare un quadro normativo efficace e teso a reprimere tali fattispecie, nonché a proteggerne le vittime, costituisce, infatti, un dovere per gli Stati parte della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, come ribadito dalla Corte di Strasburgo nel caso Volodina v. Russia. Ciò in ossequio all’art. 8 della Convenzione che tutela il diritto al rispetto della vita privata e familiare. Difetta, invece, una compiuta normativa europea sul punto. Ciò incide negativamente sulla posizione delle vittime cui viene o meno accordata un’adeguata tutela a seconda dello Stato in cui il materiale pornografico che li rappresenta venga diffuso.   

In assenza di un quadro normativo uniforme, sono da accogliere con favore le iniziative come quella promossa dal Garante Privacy, a patto che in parallelo si stimoli il senso civico del popolo della rete. Tutti gli utenti sono chiamati, infatti, a non dare seguito alla diffusione del materiale reperito su un canale di comunicazione – social, servizi di messaggistica, siti internet – diversamente divenendo complici di un comportamento socialmente inaccettabile.

di Ilaria Ainora ed Edna Borrata

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