Rete oncologica e Gom: le nuove armi per sconfiggere il tumore al seno.

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Il corso formativo, tenutosi nei giorni scorsi a Casal di Principe sotto la responsabilità scientifica del dott. Ghassan Merkabaoui, è stato rivolto a tutti i medici del territorio della provincia di Caserta che si trovano a gestire le problematiche del paziente oncologico. 

Un’intera giornata nel corso della quale medici e ricercatori hanno illustrato le ultime novità in campo diagnostico e terapeutico relativamente ai tumori femminili. In particolare il carcinoma della mammella che rappresenta la neoplasia che maggiormente colpisce le donne con un’incidenza del 29% rispetto a tutti gli altri tumori ed è la prima causa di morte per tumore nel sesso femminile. In misura minore il carcinoma maligno della mammella colpisce anche l’uomo ma il dato più allarmante è che negli ultimi anni si è registrato un incremento del 28,6% per le giovani donne di età compresa tra i 25 e 44 anni. Ed il trend sembra destinato purtroppo ad aumentare. Nel contempo però si registra un costante calo della letalità in rapporto all’incidenza grazie alle campagne di screening della popolazione più a rischio, persone che vivono in zone ad alta incidenza o quelle che hanno subito un’alterazione genetica, ma anche al miglioramento delle indagini diagnostiche che oggi consentono di fare diagnosi sempre più precoci.  Anche le tecniche chirurgiche si sono affinate negli ultimi anni consentendo di fare interventi sempre più conservativi ma l’aspetto ancora più importante sono i progressi registrati in campo oncologico con l’introduzione dei nuovi farmaci antitumorali.

La migliore arma contro i tumori resta però la prevenzione e la diagnosi precoce.

Prevenzione che deve essere innanzitutto primaria e che si attua ancora prima della diagnosi precoce. I tumori infatti rappresentano sempre il risultato di un’interazione tra la genetica e l’ambiente. E per ambiente si intende tutto ciò che viene a contatto con il nostro DNA. L’inquinamento, un regime alimentare non adeguato, basato principalmente su prodotti industriali e che non tiene conto degli elementi cancerogeni presenti negli alimenti o che si possono formare durante una cottura sbagliata, lo stress, l’alcool, il fumo determinano la produzione di radicali liberi responsabili dei danni cellulari che sono all’origine della carcinogenesi. L’adozione di uno stile di vita sano che comprende una regolare attività fisica e la consumazione di alimenti contenenti nutrienti protettivi come gli antiossidanti, alcune vitamine ed alcuni grassi polinsaturi possono contrastare efficacemente quei meccanismi cellulari che determinano l’insorgenza dei tumori. E questa è una battaglia culturale che va combattuta principalmente nelle scuole.

Il passo successivo è la diagnosi precoce che significa individuare le lesioni neoplastiche sul nascere e che si traduce in aumento della probabilità di guarigione delle pazienti. E questo vale ancora di più per quella percentuale di pazienti che, avendo avuto una mutazione genetica, o avendo una familiarità per questo tipo di patologia, sono considerate più ad alto rischio di sviluppare una neoplasia e per le quali il monitoraggio deve essere più intensivo.

La guerra contro il cancro è ancora lontana dalla vittoria. Dai dati forniti purtroppo si stima che il 50% della popolazione nei prossimi anni si troverà ad essere un paziente oncologico. Occorre quindi attrezzarsi per far fronte a quest’emergenza e fra le novità più importanti in ambito regionale, va sottolineata l’istituzione della Rete oncolologica, dei G.O.M. e del Registro dei tumori.

Nell’ambito della rete oncologica che si sta creando anche in provincia di Caserta, i medici di base si troveranno a svolgere un ruolo cruciale.

Da sentinelle del territorio devono innanzitutto convincere le donne a sottoporsi agli screening che comprendono la visita senologica e l’ecografia e, dopo i 40 anni, anche la mammografia. In caso di familiarità, o sulla base di altri parametri, devono indirizzare le pazienti verso gruppi specializzati come quello presente alla Federico II, il primo centro istituito in Campania e che si occupa dei tumori eredo familiari, per sottoporle ad indagini genetiche che consistono in prelievo di sangue per stabilire se vi sia stata una mutazione a livello genetico e quindi valutare il rischio oncologico sia per la paziente che per i suoi familiari  per poterlo scongiurare attraverso uno screening più intensificato e precoce, un cambiamento dello stile di vita, la chemio prevenzione orale, o con le chirurgie profilattiche rimuovendo gli organi sani a maggior rischio.  

Nel caso di risultato positivo, è di cruciale importanza per la paziente avere una diagnosi precisa nel più breve tempo possibile, sulla cui base poter effettuare la migliore scelta terapeutica che significa guadagnare anni di vita. In questa fase la paziente si trova a gestire un enorme carico di emozioni negative ed è quindi importante la sua presa in carico da parte del medico di base che mettendola subito in rete può non solo garantirle una visita nel più breve tempo possibile ma anche accompagnarla durante tutto il percorso, dandole la possibilità di potersi avvalere delle strutture della propria provincia senza doversi sottoporre a viaggi tanto estenuanti quanto pericolosi per una paziente immunodepressa.

Questa è nella teoria una Rete oncologica, tocca adesso formare i medici di base ed attrezzare al tempo stesso le strutture che dovranno accogliere e curare i pazienti e che dovranno prevedere anche i cosiddetti G.O.M. Gruppi Oncologici Multidisciplinari, composti da più figure professionali: l’oncologo, il chirurgo senologo, il chirurgo estetico, l’oncogenetista, il radioterapista, l’infermiere, lo psicologo ed il nutrizionista.

Attualmente in Campania ne sono attivi 3, all’Università  Vanvitelli di Caserta, alla Federico II ed al Pascale di Napoli. 

Nella prassi le diagnosi sono spesso state effettuate sulla base di citologici mentre è di fondamentale importanza per il paziente, prima di iniziare qualsiasi trattamento, avere una valutazione diagnostica e terapeutica da parte di un GOM soprattutto per determinare la presenza di quei tumori come l’her 2 positivi o quelli tripli negativi per i quali la pratica clinica ha dimostrato che la terapia neoadiuvante prima dell’intervento o l’aggiunta di alcuni farmaci di nuova generazione come quelli immunoterapici o quelli a bersaglio molecolare possono significare un guadagno del 50% in sopravvivenza. 

L’altro strumento di cui si è dotata l’ASL è il registro dei tumori. Una struttura deputata alla raccolta di dati importanti e che nei prossimi anni non solo ci consentirà di capire quali sono le zone più a rischio ma serviranno anche a testare l’efficienza dell’assistenza sul territorio. I primi dati già dicono che la mortalità delle donne è sovrapponibile al dato nazionale però è in eccesso rispetto al Sud quindi significa che in Campania vi è qualcosa che non va, considerato anche che non ci sono le industrie come al Nord. 

Anche la diagnostica senologica si è innovata con la mammografia con tomosintesi, un sofisticato sistema a raggi x che permette di scomporre la mammella in 40-50 strati e che ha dimostrato una maggiore sensibilità a riconoscere quelle lesioni anche molto piccole che a volte si nascondono dietro il tessuto mammario. Un altro aspetto innovativo è la stereotassica, una agobiopsia completamente controllata dal computer che consente un prelievo multiplo di tessuto mammario quando si sospettano lesioni tumorali per micro calcificazioni. Questo apparecchio è già disponibile a Villa Literno dove si fanno in media circa 4.000 mammografie all’anno. 

Le tecniche ricostruttive si sono evolute negli ultimi anni sia per quelle donne che hanno subìto un intervento meno radicale quale è la quadrenctomia, utilizzando in questo caso la tecnica del lipofilling che significa utilizzare il tessuto adiposo della paziente per riempire i vuoti e sia per coloro che hanno subìto una mastectomia radicale. In questo caso  l’intervento ricostruttivo può essere fatto o contestualmente all’intervento demolitivo, se si riesce a recuperare la cute con l’aggiunta di una protesi sopra o sotto pettorale oppure può avvenire in 3 tempi con l’inserimento prima di un espansore e successivamente con la sostituzione con protesi e dopo sei mesi con un intervento che va a recuperare la simmetria morfologica anche del seno controlaterale e la ricostruzione del complesso areola capezzolo. 

La scelta della tecnica è dovuta a diversi fattori quali la qualità dei tessuti residui lo stato del muscolo pettorale, età ed aspettative della paziente e dalle eventuali terapie complementari, quali la radioterapia.

Purtroppo però attualmente le chirurgie di periferia vivono ancora situazioni molto difficili  in quanto spesso si hanno problemi anche a trovare il normale espansore. 

Pertanto la sfida futura è quella di riuscire ad implementare la Rete oncologica in modo capillare su tutto il territorio della provincia di Caserta.

di Mina Iazzetta

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