RESISTERE – La lotta alla camorra NON E’ MAI FINITA!

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Politici permeabili e collusi, omertà generale consentono il ritorno dei clan camorristici. Solo alzando la voce, con la partecipazione di cittadini, associazioni e istituzioni… denunciando senza paura, sarà possibile RESISTERE.
La lotta alla camorra NON E’ MAI FINITA !
(ndr.Tommaso Morlando)

Il clan dei Casalesi padrone incontrastato dell’hinterland casertano

Il Covid-19 non ha indebolito le organizzazioni criminali ma al contrario ha consolidato il loro potere: è quanto sta accadendo per la camorra in provincia di Caserta. La Direzione investigativa antimafia (Dia) lancia l’allarme in Parlamento

di Giuseppe Cerreto

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La camorra casertana, come gran parte delle organizzazioni criminali del Paese, ha saputo cavalcare perfettamente l’onda drammatica della crisi pandemica, strumentalizzando a proprio vantaggio la grave crisi economica provocata dal Covid-19. Tale dato, inconfutabile, emerge dal rapporto semestrale pubblicato dalla Direzione investigativa antimafia (Dia) e illustrato nelle aule del Parlamento italiano. Sebbene i clan siano stati indeboliti da arresti e condanne, riescono comunque a far pesare la propria presenza sul territorio casertano condizionandone negativamente la vita politico-amministrativa e le attività economiche e imprenditoriali. Tale scenario criminale si contraddistingue per la presenza di organizzazioni ben radicate e ramificate che conservano saldamente nelle loro mani il controllo delle proprie aree di pertinenza, favorite altresì da una forte coesione interna fondata su solidi vincoli familiari, sulla ricerca del consenso popolare, sull’omertà e sulla complicità dei “colletti bianchi”.

<<Lo abbiamo scritto e non da oggi che il clan dei casalesi si è riorganizzato>>
https://informareonline.com/wp-admin/post.php?post=157013&action=edit

A Castel Volturno c’è il pericolo di Camorra 2.0?

sodalizi criminali attivi nel Casertano si presentano tutt’oggi come autonomi ed eterogenei per struttura, radicamento, modalità operative e settori criminali di interesse. Queste caratteristiche, che si sono affinate col tempo, ne garantiscono una forte flessibilità fluidità, la grande capacità rigenerativa che permette un costante ricambio generazionale tra vecchi e nuovi affiliati e la straordinaria propensione per gli affari. Le strategie dei clan, totalmente aderenti a logiche di tipo capitalistico, sono volte alla massimizzazione dei profitti. Ciò ha comportato, nell’arco degli anni, alla necessità di stipulare una vera e propria pax camorristica, ossia un patto di non belligeranza che ha come obiettivo la costruzione di vere e proprie holding del crimine. Ecco spiegato il motivo del ridotto numero di agguati mortali in provincia di Caserta, diversamente da quel che accade nella provincia di Napoli, che dimostra la propensione dei clan locali di federarsi tra loro e di trovare accordi vantaggiosi per spartirsi affaridenaro potere.

Sarebbero molteplici le aziende casertane, sia di piccole che di medie dimensioni, che agirebbero sotto la “tutela” dei clan. Il rapporto che lega gli imprenditori alla camorra, come dimostrato dai numerosi arresti e sequestri avvenuti nell’ultimo anno, è stabile e duraturo, e assicura a questi ultimi la possibilità di aggiudicarsi facilmente gli appalti sfruttando le relazioni che i boss hanno intessuto negli anni con quella parte collusa e corrotta di classe dirigente casertana. Nonostante dunque la forte e innata capacità imprenditoriale della camorra, con vere e proprie succursali economiche del crimine sparse in tutta la penisola, attività illegali classiche come il traffico di stupefacenti, il racket delle estorsioni, il contrabbando e la prostituzione restano comunque importanti fonti di guadagno per i clan, sempre alla ricerca di canali economici legali attraverso i quali poter effettuare senza problemi il riciclaggio di denaro sporco. Anche la gestione dei rifiuti, come confermato dal rapporto “Ecomafia 2020” pubblicato da Legambiente, resta uno dei principali business delle ecomafie. Emblematico è il fatto che nell’ultimo anno si siano consumati ben 1.930 reati legati agli sversamenti illeciti che sono aumentati del 44% e che nella tristemente nota Terra dei fuochi siano stati segnalati circa 2.000 roghi con un aumento del 30% rispetto all’anno precedente, quasi come se in una logica di “strategia della tensione” i roghi tossici rappresentassero il segno tangibile della presenza e del controllo dei clan sul territorio.

La mappa dei clan attivi in provincia di Caserta

Nell’hinterland casertano a farla da padrone in maniera incontrastata regna ormai da quasi trent’anni il clan dei Casalesi composto dalle famiglie Schiavone, Zagaria, Bidognetti e Iovine. Il cartello malavitoso, tra i più potenti al mondo, è specializzato da sempre nel controllo delle attività economiche lecite e illecite attraverso la gestione di interi settori dell’economia, sia pubblica che privata, allo scopo di controllare il più alto numero possibile di appalti servizi. Fondamentale per l’egemonia del clan è lo strettissimo legame tra i diversi ras dei Casalesi e la politica locale come dimostrato dal grande numero di amministrazioni comunali sciolte per infiltrazioni camorristiche, l’ultima, in ordine di tempo, quella Orta di Atella, nell’Agro atellano. Negli anni i Casalesi hanno imparato a consolidare importanti reti di connivenze e complicità negli apparati pubblici e amministrativi puntando sull’intimidazione e sull’assoggettamento. Gli interessi economici del clan sono rivolti soprattutto ai settori dell’edilizia, dell’agricoltura, dell’allevamento di bestiame, dell’industria lattiero-casearia, degli autotrasporti, della distribuzione, delle onoranze funebri, nel settore immobiliare e della ristorazione, nella gestione dei rifiuti ma anche nell’ambito dei servizi socio-sanitari. Fondamentali inoltre, al fine di garantire saldamente il mantenimento dell’egemonia dei Casalesi nei paesi casertani confinanti con l’area nord di Napoli, sono gli ottimi rapporti instaurati con il clan Mallardo di Giugliano in Campania, con i Moccia di Afragola, con i Puca di Sant’Antimo e con il clan Licciardi, appartenente alla famosa “Alleanza di Secondigliano”.

Tra i sodalizi meglio strutturati e organizzati appartenenti al clan dei Casalesi c’è senza dubbio la famiglia criminale degli Schiavone la quale ha saputo trovare, negli ultimi anni, nuova linfa vitale grazie alla fedeltà dei giovani affiliati appartenenti ai sottogruppi Panaro, Corvino e Bianco che controllano l’area di Casal di Principe e i paesi limitrofi. Importante, inoltre, è il rapporto duraturo incentrato sulla lealtà e sul rispetto instauratosi con le famiglie Caterino-Diana che controllano San Cipriano d’Aversa e parte dell’Agro aversano e con i Russo, le cui influenza si estende sui paesi dell’Agro atellano. Partner criminale contiguo agli Schiavone è il clan Bidognetti, specializzato nel traffico di armi di contrabbando, il cui controllo “militare” si estende dall’entroterra di Villa Literno fino al litorale domizio, mentre Frignano resta la roccaforte indiscussa del clan Iovine, braccio operativo dei Casalesi. Nonostante la detenzione dello storico capoclan, la famiglia Zagaria conserva in maniera pressoché inalterata il suo potere criminale, forte di una fitta rete di complicità, connivenze e collusioni intessute negli anni con importanti figure politiche e imprenditoriali del Casertano che le hanno permesso di diversificare ed estendere i propri interessi economici, in particolare nell’ambito dell’illecita aggiudicazione degli appalti e dell’assegnazione irregolare di fondi pubblici.

Il secondo gruppo criminale più radicato e potente di Terra di lavoro resta il clan Belforte di Marcianise, che detiene anche il controllo delle attività criminali e dei traffici illeciti del capoluogo casertano. Sebbene diversi esponenti storici del clan abbiano subito negli anni arresti e condanne, i nuovi affiliati del sodalizio camorristico mantengono saldamente il loro radicamento e la loro egemonia sul territorio. Tra i principali antagonisti dei Belforte per il controllo dell’Agro marcianisano c’è il clan Piccolo-Letizia, sempre più in ascesa nelle gerarchie criminali dell’hinterland. Attorno alle due principali organizzazioni malavitose dell’area esiste tutto un universo composto da gruppi criminali che fungono da satelliti e che sono dediti allo spaccio e alle estorsioni. Tra questi compaiono la famiglia Menditti, che controlla Recale e San Prisco, e la famiglia Bifone, che padroneggia nelle città di Casapulla, Casagiove e Portico di Caserta.

A Maddaloni, sebbene siano forti e persistenti gli interessi del clan Belforte, è particolarmente attivo il gruppo camorristico dei D’Albenzio, dedito principalmente all’estorsione di denaro ai danni di commercianti e imprenditori locali, oltre che alla gestione del traffico di stupefacenti. Nella Valle di Suessola, invece, la famiglia Massaro tiene saldamente sotto controllo i territori di Santa Maria a Vico, Arienzo e San Felice a Cancello. Santa Maria Capua Vetere è divisa tra l’egemonia del clan Del Gaudio, noto anche come Bellagiò, e il gruppo dei Fava, il quale però ne esce nettamente ridimensionato in questi anni in seguito alla scelta di alcuni suoi affiliati di spicco di collaborare con la giustizia. Nell’Agro caleno i territori di Pignataro Maggiore e Sparanise sono feudo del clan Ligato.

Sul litorale domizio, in particolare a Mondragone, dopo il ridimensionamento negli ultimi anni del clan La Torre, stanno prendendo il sopravvento diversi gruppi criminali federati tra loro e sostenuti dalle famiglie camorristiche dei Gagliardi, dei Fragnoli e dei Pagliuca. Nella vicina Castel Volturno, nonostante resti area di egemonia del clan Bidognetti, nell’ultimo decennio sta via via emergendo la mafia nigeriana, dedita principalmente allo sfruttamento della prostituzione, al favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, alla gestione del caporalato e più in generale alla tratta degli esseri umani. Nell’Alto casertano, infine, più precisamente tra i territori di Sessa Aurunca, Cellole e Roccamonfina, l’arretramento e l’indebolimento del clan Esposito, i cui affiliati sono soprannominati i Muzzuni, ha favorito il proliferare di diverse alleanze criminali ad assetto variabile che si occupano del controllo e della gestione del traffico di stupefacenti tra Campania e Lazio.

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