Resistenza e Sogni: un monologo di Annet Henneman

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Il teatro Troisi di Afragola accoglie Annet Henneman, attrice e regista olandese che da più di 30 anni vive a Volterra.

È da qui che guida il gruppo internazionale di attori che lavora con lei al Teatro di Nascosto, nel quale si fondono la recitazione e i reportage dei numerosi viaggi di lavoro in Medio Oriente. Il gruppo teatrale si sposta allo scopo di portare davanti agli occhi di noi occidentali l’orrore della guerra e di contrastarlo, usando il teatro come forma di contestazione pacifica, nelle zone di conflitto.

Lo spettacolo, presentato venerdì 4 ottobre, è un suo monologo, intitolato Resistenza e Sogni, eseguito oltre che in Italia anche in Inghilterra, Germania, Belgio, Paesi bassi e Palestina. Quest’ultimo si inserisce nel ciclo di appuntamenti del teatro riflesso, una rassegna proposta dalla sala Troisi che prevede la messa in scena di opere di artisti, professionisti e non, a cui segue un dibattito e, infine, un momento conviviale tra spettatori ed attori.

A presentare il monologo è Giuseppe Castiello, direttore artistico del teatro riflesso, mentre a condurre il dibattito sarà Antonio Giordano, presidente dell’associazione “La nuova casa” che gestisce il teatro.

La performance è divisa in due atti, entrambi introdotti della stessa Annet, che ci mostra le foto dei suoi viaggi. È tornata da solo due settimane dal Kurdistan iracheno, dove è stata quasi un mese; prima ancora ha vissuto per quattro mesi in Palestina. In entrambi i luoghi ha organizzato spettacoli con i suoi stagisti, sfidando la cultura dominante e convivendo con gli abitanti del posto, adeguandosi ai loro modi di vivere, vestire ed interagire.

Nel primo atto l’artista ci porta in Iraq, nelle città di Karballah, Bassora e Baghdad dove proprio ora, ci racconta, nelle continue dimostrazioni popolari si contano quasi 100 morti e migliaia di feriti, vittime dei cecchini iracheni. “Sono in diretto contatto con persone che mi chiamano e piangono al telefono” afferma. Nella sua performance si immedesima in una madre irachena, raccontando frammenti della sua vita quotidiana, svelando i sogni, le speranze e le paure di una popolazione che non può permettersi di dare nulla per scontato. Nel secondo atto ci troviamo invece a Jabel El Baba, in Palestina, Annet è ora una donna beduina, vive in un campo rifugiati e ci racconta la sua storia di resistenza ai continui attacchi israeliani.

Nel dibattito successivo allo spettacolo sono molti i temi toccati. Partiamo dalla condizione femminile in Medio Oriente per arrivare all’importanza dei giovani, lì come qui, dei loro sogni e delle loro speranze di poter cambiare la condizione in cui vivono. Viene poi chiesto all’attrice se la sua azione nonviolenta sia conciliabile o in contraddizione con quella violenta che portano invece avanti i partigiani per la difesa dei propri territori e dei propri popoli. “Io sono per la pace, e ho voluto uccidere.” Risponde Annett. “Nel mio primo viaggio una signora mi raccontò che dei soldati turchi avevano ucciso suo figlio di fronte a lei, facendolo sbranare dai cani per poi sparargli in testa. Improvvisamente sentii che quel ragazzo non era figlio di un’altra, era anche mio figlio. Se qualcuno mi avesse dato un’arma avrei cercato quel soldato per ucciderlo.”

Ci racconta questo per farci aprire gli occhi, per farci capire che se non comprendiamo come sono costrette a vivere queste popolazioni, né la rabbia incontrollabile di chi vede morire un familiare di fronte ai suoi occhi, non possiamo neanche capire come arrivare alla pace.

“In queste condizioni le popolazioni non sono capaci di cercare una soluzione pacifica ai conflitti né credo che il mio lavoro riuscirà a portare la pace, ma la speranza deve essere sempre l’ultima a morire” conclude.

Annet ci dà infine appuntamento al Festival organizzato dal Teatro di Nascosto che si terrà dal 27 novembre al 1 dicembre a Volterra, con cortometraggi, musica e spettacoli per festeggiare i primi 20 anni del teatro reportage.

 

di Marianna Donadio

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